Turchia: annunciata un’operazione contro i curdi in Siria

Pubblicato il 11 luglio 2017 alle 0:18 in Medio Oriente Turchia

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Coloro che libereranno Raqqa, la capitale dello Stato Islamico in Siria, avranno grandi meriti. Il problema, per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, è che i principali liberatori di Raqqa saranno i curdi, che egli considera terroristi. La preoccupazione più grande di Erdogan è che i curdi chiedano, in cambio del loro sacrificio contro l’Isis, di poter costituire uno Stato nel nord della Siria, al confine con la Turchia. Questa è la ragione per cui Erdogan ha annunciato un’operazione contro i curdi nel distretto siriano di Afrin, vicino al confine incandescente. Ed è anche la ragione per cui ha ribadito che il suo Paese non consentirà la creazione di uno stato curdo in Siria. La posizione di Erdogan non è facile. I curdi, impegnati a Raqqa, godono del sostegno del governo americano, da cui sono armati e spalleggiati.

Sabato 8 luglio, durante una conferenza stampa a margine del G20, che si è tenuto venerdì 7 e sabato 8 luglio a Amburgo, Erdogan ha promesso un’operazione contro i curdi nel distretto di Afrin, nel nord ovest della Siria.

La promessa giunge dopo una serie di scontri tra l’esercito turco e le People Protection Units (YPG) al confine tra Siria e Turchia. L’ultimo risale al 28 giugno scorso, quando le forze armate turche hanno riferito di aver risposto con colpi di artiglieria a un attacco delle People Protection Units curde nella regione di Afrin.

Il conflitto tra le due parti dura da anni. Il 24 agosto 2016, in particolare, il Consiglio di Sicurezza nazionale turco aveva avviato l’operazione “Scudo dell’Eufrate” nel nord della Siria, conclusasi il 30 marzo 2017. Gli obiettivi dell’operazione erano due. Il primo era quello di liberare l’area dal controllo dello Stato Islamico, sostenendo l’avanzata dell’Esercito Libero Siriano. Il secondo era quello di ostacolare le mire espansionistiche dei curdi siriani, confinandoli a est del fiume Eufrate, con la minaccia di attacchi armati in caso di violazione del confine.

Come è noto, la Turchia considera le People Protection Units – che costituiscono la componente principale del partito dell’unione democratica curda siriana – come un gruppo terroristico legato al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo ritenuto illegale in Turchia. Gli Stati Uniti, al contrario, sostengono le YGP nella lotta contro lo Stato Islamico.

Il 9 maggio scorso la Casa Bianca aveva deciso di armare direttamente i curdi siriani nella guerra contro l’IS. La decisione era finalizzata a favorire l’offensiva cruciale per la riconquista di Raqqa, capitale de facto dello Stato Islamico in Siria.

Erdogan ha sottolineato, durante la conferenza stampa dello scorso sabato, che la Turchia sta sequestrando le armi date ai terroristi curdi all’interno dei suoi confini. In tal modo, ha utilizzato una formula diplomatica per esprimere tutta la sua contrarietà alla decisione di Trump di rifornire i curdi di armi americane.

Il presidente turco ha ribadito l’opposizione del suo Paese alla creazione di qualsiasi entità curda vicino ai confini turchi, affermando che “finché questa minaccia continuerà” la Turchia adotterà “le regole di ingaggio, rispondendo in modo appropriato ad Afrin”.

Erdogan, inoltre, ha sottolineato che la politica della Turchia non si basa sul fanatismo nazionale o religioso e ha aggiunto che il suo Paese non tollererà “coloro che minacciano i confini” e non permetterà “la creazione di uno stato curdo nel nord della Siria”, sottolineando che in passato la Turchia è riuscita “a prevenirne la creazione”.

Infine, Erdogan ha sottolineato la necessità di abbandonare l’utilizzo di due pesi e due misure nella lotta contro il terrorismo e di garantire, al contrario, la cooperazione internazionale e la solidarietà. In sintesi, nonostante siano alleati, Erdogan e Trump sono in netto contrasto sul ruolo delle milizie curde. Trump le vorrebbe valorizzare contro l’Isis mentre Erdogan le vorrebbe schiacciare insieme all’Isis.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Fonte: President of Russia.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Fonte: President of Russia.

di Redazione

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