L’Egitto e le speranze dei palestinesi

Pubblicato il 10 luglio 2017 alle 12:28 in Africa Egitto

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Secondo l’Autorità Palestinese, il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, rappresenta l’unica speranza per la risoluzione del conflitto israelo-palestinese e, in particolare, per la creazione di una soluzione a due Stati.

La soluzione a due Stati per porre fine al conflitto con Israele era stata rilanciata dal presidente palestinese Mahmud Abbas il 3 luglio scorso, durante il vertice dell’Unione africana a Addis Abeba. Durante il suo intervento, Abbas si era detto pronto a “stringere una pace storica con gli israeliani per una soluzione a due Stati”. Una dichiarazione che ha fatto il giro del mondo per la sua importanza politica.

Secondo Uri Savir, in un articolo pubblicato su Al-Monitor, Al-Sisi sarebbe l’unico leader del mondo arabo nella posizione di creare un nuovo assetto regionale in Medio Oriente. Sembra che i palestinesi stiano riponendo grande fiducia nel presidente dell’Egitto che potrebbe assumere un ruolo da protagonista.

Dopo la crisi elettrica che ha colpito Gaza nel giugno scorso, l’Egitto è intervenuto più volte per aiutare concretamente i palestinesi nella regione. Ha inviato il carburante necessario per rimettere in moto l’unica centrale elettrica a Gaza, che forniva 100 Megawatt al giorno agli abitanti della zona e era stata chiusa il 16 aprile scorso a causa di crescenti difficoltà finanziarie.

La solidarietà dell’Egitto ha migliorato notevolmente i rapporti con Hamas. Pur facendo parte della Fratellanza musulmana, che in Egitto è nemica di Al-Sisi, Hamas ha apprezzato il sostegno del presidente egiziano. Questo è un fatto politicamente molto rilevante. Dal canto suo, l’Egitto ha un interesse nella stabilizzazione della striscia di Gaza essendo un’area confinante con la penisola del Sinai. È infatti in tale penisola che l’Egitto deve fronteggiare i più gravi pericoli per la sua sicurezza. Sui cieli del Sinai il 31 ottobre 2015 lo Stato Islamico fece esplodere, con una bomba nascosta nella stiva, un aereo Airbus 321, causando la morte di 224 persone, ed è sempre nella penisola del Sinai che è in atto una grave insurrezione islamista sotto la bandiera dell’IS.

Una strategia per riprendere il processo di pace in Palestina, basata sulla soluzione dei due Stati, potrebbe essere quella di costituire una coalizione di stati composta da Egitto, Giordania, Arabia Saudita e Paesi del Golfo. Gli obiettivi di una simile coalizione sarebbero due. Il primo obiettivo sarebbe quello di avviare un nuovo protagonismo del mondoarabo per la soluzione del conflitto israelo-palestinese. Il secondo sarebbe quello di ostacolare e contrastare i tentativi dell’Iran di assumere un ruolo di protagonista a fianco dei palestinesi. L’Iran è infatti il grande nemico di Arabia Saudita, Giordania, Egitto, Paesi del Golfo e Stati Uniti. In sintesi, il problema dell’Egitto è quello di favorire la causa palestinese riducendo l’influenza dell’Iran che, in passato, è stato il grande sostenitore di Hamas.

Il protagonismo dell’Egitto è importante anche per l’Italia. Al-Sisi è infatti un leader autoritario, ma anche molto intraprendente che ambisce ad assumere un ruolo di protagonista nel Mediterraneo. Occorre ricordare che il presidente egiziano sostiene il governo di Tobruk in Libia, mentre l’Italia sostiene quello di Tripoli.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Il presidente egiziano Al-Sisi. Fonte: Wikimedia Commons.

Il presidente egiziano Al-Sisi. Fonte: Wikimedia Commons.

di Redazione

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