Il Corno d’Africa e la crisi del Golfo: le paure dell’Etiopia

Pubblicato il 9 luglio 2017 alle 6:03 in Africa Etiopia

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L’Etiopia teme che la crisi diplomatica in corso nel Golfo Persico possa avere riscontri negativi sulla regione del Corno d’Africa.

Il primo ministro etiope, Hailemariam Desalegn, nel corso di una riunione parlamentare trasmessa in diretta televisiva nazionale, venerdì 7 luglio, ha affermato che Addis Abeba spera che i Paesi arabi trovino una soluzione pacifica, dal momento che l’Etiopia potrebbe subire gravi conseguenze nel caso di una destabilizzazione regionale. Per queste ragioni, lo Stato africano si è detto a favore della mediazione effettuata dal Kuwait nel cercare di porre fine alla disputa.

La crisi del Golfo ha avuto inizio il 5 giugno, quando l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein e l’Egitto hanno annunciato la fine dei rapporti con il Qatar, accusandolo di supportare il terrorismo. Nel corso di quest’ultimo mese, numerosi altri Paesi si sono schierati con il blocco saudita, diminuendo le relazioni con Doha. Nonostante le smentite dell’emiro qatarino, lo Stato del Golfo si trova momentaneamente isolato, godendo del supporto da parte dell’Iran e della Turchia, che hanno inviato aerei carichi di risorse a Doha durante le settimane passate.

La regione del Corno d’Africa, penisola a nord-est del continente africano formata da Somalia, Gibuti, Eritrea ed Etiopia, è direttamente interessata dai risvolti futuri della crisi nel Golfo. Nonostante il Gibuti e l’Eritrea abbiano sempre intrattenuto rapporti amichevoli con l’Arabia Saudita, questa volta, hanno assunto posizioni opposte. Mentre Gibuti City si è schierata con il blocco saudita, diminuendo i rapporti con il Qatar, Asmara ha rigettato le accuse mosse contro Doha, dichiarando che le proprie relazioni con il Qatar “rimarranno intatte”. La Somalia, sull’esempio dell’Etiopia, ha esortato i Paesi arabi a dialogare. La disputa nel Golfo, ha fatto riaccendere vecchie tensioni territoriali tra l’Eritrea ed il Gibuti. Non appena il Qatar, il 14 giugno, ha ordinato il ritiro delle proprie truppe di peacekeepers dai confini tra i due Stati, il ministro degli esteri gibutiano, Mahamoud Ali Youssouf, ha accusato l’Eritrea di aver occupato un territorio presso propri confini. Il 17 giugno, l’Unione Africana (AU) è intervenuta, rendendo noto di aver organizzato una missione lungo i confini tra l’Eritrea ed il Gibuti per valutare la situazione, e di aver richiamato entrambe le parti ad allentare le tensioni.

Le radici dei conflitti in seno al Corno d’Africa risalgono al 2008, anno in cui il Gibuti accusò l’Eritrea di aver posizionato le proprie truppe al confine, disseminando paura in tutta la regione. Gli scontri durarono diversi giorni, causando la morte di decine di truppe del Gibuti. L’area di confine causa di tensioni tra i due Paesi si trova in prossimità delle montagne di Dumeira, una piccola isola al largo delle coste eritree e gibutiane, a sud del Mar Rosso, nello stresso di Bab-el-Mandeb. Il luogo è considerato di vitale importanza perché costituisce uno snodo importante per il commercio globale.

Nell’ambito della disputa territoriale tra Eritrea e Gibuti, l’Etiopia, gigante regionale molto importante in termini di economia e sicurezza, si è schierata dalla parte dell’Unione Africana. In un comunicato emesso dal Ministero degli Esteri etiope il 16 giugno, Addis Abeba ha chiesto alle parti coinvolte di allentare le tensioni e di utilizzare mezzi pacifici per risolvere la disputa. Inoltre, l’Unione Africana e l’Etiopia hanno chiesto alle Nazioni Unite di intervenire in loro sostegno.

Mentre il Gibuti è un alleato chiave dei Paesi occidentali, ospitando un’importante base militare americana dalla quale partono i droni che bombardano le postazioni di al-Qaeda nello Yemen, l’Eritrea, al contrario, intrattiene rapporti controversi con l’Occidente. L’Onu, il 23 dicembre 2009, ha imposto sanzioni contro Asmara con l’accusa di supportare i gruppi terroristici somali e di al-Shabaab, responsabili della precaria situazione della Somalia, e di provocare le dispute territoriali con il Gibuti. Nel 2011, tali sanzioni sono state prolungate con la Risoluzione 2023, adottata il 5 dicembre di quell’anno dal Consiglio di sicurezza dell’Onu.

L’obiettivo dell’Etiopia è quello di affermarsi come principale produttore di energia rinnovabile di tutto il continente. A tale fine, il Paese africano ha interesse a mantenere la situazione nel Corno d’Africa relativamente stabile. Dal momento che l’Eritrea ed il Gibuti hanno assunto posizioni opposte nell’ambito della Crisi del Golfo, riaccendendo vecchie tensioni ai loro confini, una risoluzione pacifica della disputa con il Qatar è l’epilogo che Addis Abeba si augura possa avvenire nel minor tempo possibile.

A cura di Sofia Cecinini

Cartina dei paesi del Corno d'Africa. Wikimedia Commons

Cartina dei paesi del Corno d’Africa. Wikimedia Commons

di Redazione

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