Parlamento Europeo vuole bloccare i colloqui di accesso della Turchia

Pubblicato il 8 luglio 2017 alle 14:25 in Medio Oriente Turchia

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Giovedì 6 luglio, il Parlamento Europeo ha ordinato la sospensione dei negoziati di accesso all’Unione Europea della Turchia, in vista dell’espansione dei poteri del presidente Recep Tayyip Erdogan, in linea col la vittoria del “Sì” al referendum costituzionale dello scorso 16 aprile.

I colloqui di accesso della Turchia all’UE hanno avuto inizio il 3 ottobre 2015. Oggi, Ankara si trova in un limbo, spesso in contrasto con gli altri Paesi membri. I leaders europei non vedono di buon occhio i comportamenti di Erdogan nei confronti dei suoi oppositori politici, soprattutto alla luce del fallito colpo di Stato del 15 luglio 2016. Il leader turco, infatti, ha compiuto arresti sistematici contro tutti i sospettati ostili al proprio governo.

I cambiamenti proposti dal referendum di aprile trasformeranno la governance turca da un sistema parlamentare ad una presidenza esecutiva, che vedrà accrescere i poteri del presidente notevolmente. Ad avviso di Erdogan, ciò è necessario per fronteggiare nel migliore dei modi le minacce alla sicurezza interna ed esterna del proprio Paese. La risoluzione adottata dal Parlamento europeo giovedì scorso “chiede alla Commissione e a tutti gli Stati membri di sospendere i colloqui di accesso con la Turchia senza nuovi rinvii, nel caso in cui i cambiamenti previsti dalla riforma costituzionale entrassero in atto senza modifiche”.

In reazione, il ministro degli affari dell’UE turco, Omer Celik, ha criticato i parlamentari europei, dicendo che non hanno alcun diritto di fare un appello del genere, e ha chiesto loro di rispettare il volere del popolo turco. Il primo ministro, Binali Yildirim, ha definito la decisione del Parlamento europeo “invalida e senza valore”. Il quotidiano turco Hurriyet Daily ha riportato che Erdogan ha riferito che la risoluzione non avrà alcun effetto sulla Turchia. “La decisione del Parlamento europeo non ha alcun valore per noi”, ha dichiarato il presidente turco ai giornalisti, ieri, ad Amburgo, in occasione dell’inizio del G20.

In un articolo pubblicato su al-Monitor, Barin Kayaoglu spiega che, nonostante la risoluzione del Parlamento non sia davvero vincolante, dal momento che non obbliga le altre istituzioni dell’UE a sospendere i propri colloqui con Ankara, la mossa solleva importanti interrogativi riguardo alle aspettative europee. L’ammissione nell’UE obbliga qualsiasi nuovo candidato a accettare il cosiddetto Criterio di Copenhagen, il quale prevede la presenza di istituzioni democratiche ed il rispetto dei diritti umani, insieme ad un’economia di mercato comune e alla delega di parte della sovranità. A tale proposito, l’opinione pubblica dell’UE è preoccupata perché, se la Turchia concentrerà troppo potere nelle mani del proprio presidente, la sua entrata si dimostrerebbe in contraddizione con i principi europei.

A cura di Sofia Cecinini

Bandiera-mappa della Turchia. Fonte: Wikimedia Commons

Bandiera-mappa della Turchia. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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