Emergenza immigrazione: la Libia, l’Unione Europea e l’Italia

Pubblicato il 8 luglio 2017 alle 6:05 in Immigrazione

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La maggior parte dei migranti giunge in Libia con la speranza di trovare lavoro ma poi decide di partire per l’Europa a causa della grave situazione di instabilità del Paese nordafricano.

È quanto emerge dall’ultimo report della UN Refugee Agency (UNHCR), pubblicato il 3 luglio, sui flussi di rifugiati e migranti. Il documento riferisce che circa la metà di coloro che arrivano in Libia pensando di trovare lavoro, finisce per imbarcarsi alla volta dell’Europa per sottrarsi a una situazione di costante insicurezza e sfruttamento.

Le cause dell’instabilità libica sono presto dette. Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato nell’ottobre 2011, il Paese nordafricano non è mai riuscito a compiere una transizione democratica. Tra il 2012 e il 2014, la Libia è giunta nuovamente sull’orlo di una guerra civile. Lo scontro tra le principali fazioni ha dato vita a due governi rivali, uno a Tobruk e l’altro a Tripoli. Nel dicembre 2015, nella città marocchina di Skhirat, si è svolto un incontro segreto per cercare di trovare una soluzione comune che ponesse fine alla crisi del Paese, ed è stato creato il Governo di Accordo Nazionale (GNA), capeggiato da Fayez Serraj. Questo nuovo governo avrebbe dovuto unificare la Libia, rendendo più efficace la lotta contro le milizie islamiste legate all’Isis. Tuttavia, il governo di Tobruk si è rifiutato di riconoscere l’autorità del Governo di Accordo Nazionale, il quale si è insediato a Tripoli nel marzo 2016. Ancora oggi, Serraj lotta, senza successo, per imporre la propria autorità a tutta la Libia.

La UN Refugee Agency specifica che gli attuali flussi migratori che passano dalla Libia sono composti da rifugiati, richiedenti asilo, migranti economici, minori non accompagnati, profughi e vittime di traffici illegali. Tali migranti, pur abbandonando i Paesi di origine con motivazioni diverse, finiscono per compiere le stesse rotte verso le coste europee, spesso vittime dei trafficanti di esseri umani e delle bande criminali locali.

Nel Mar Mediterraneo esistono tre rotte migratorie dal Nord Africa verso l’Europa: quella del Mediterraneo centrale, quella del Mediterraneo orientale e quella del Mediterraneo occidentale. Secondo quanto emerge nel rapporto, la rotta del Mediterraneo centrale è la più navigata dai migranti. Nel 2016, l’82% delle imbarcazioni, partite dagli Stati nordafricani alla volta del nostro continente, sono salpate dalla Libia. La UN Refugee Agency ha riscontrato che questo trend costituisce un cambiamento rispetto agli anni passati, durante i quali la maggior parte dei flussi migratori passava dall’Africa orientale. In termini demografici, il documento rende noto che l’80% dei migranti che giunge in Libia ha un’età media di 22 anni; il 70% di questi, inoltre, viaggia generalmente da solo. Le donne sembrano essere le principali vittime dei trafficanti di esseri umani, in particolare quelle originarie dell’Africa centrale e occidentale, mentre il numero dei minori non accompagnati sta crescendo anno dopo anno. Nel 2016, in Italia sono sbarcati 25,772 minorenni non accompagnati, più del doppio rispetto ai 12,360 minori soli arrivati nel 2015 nel nostro Paese. Il rapporto della UN Refufee Agency riporta che la maggioranza di questi minorenni proviene dall’Eritrea, dal Gambia e dalla Nigeria.

La situazione è talmente grave che, il 9 maggio, il procuratore della Corte Penale Internazionale (ICC), Fotua Bensouda, ha denunciato gli abusi contro i rifugiati che transitano in Libia, i quali vengono comprati e venduti come schiavi, per poi essere costretti ai lavori forzati. Othman Belbeisi, capo della missione dell’International Organization for Migration (IOM) in Libia, ha spiegato che i migranti vengono venduti ad un prezzo tra i 200 ed i 500 dollari, e sono tenuti prigionieri per 2 o 3 mesi almeno. “Il mercato degli esseri umani sta diventando sempre più diffuso tra i trafficanti libici”, ha aggiunto Belbeisi. I migranti, la maggior parte dei quali provengo dalla Nigeria, dal Senegal e dal Gambia, generalmente vengono catturati non appena raggiungono le coste a nord della Libia, dove cercano di imbarcarsi alla volta dell’Europa.

Secondo le ultime stime dell’International Organization for Migration, dall’1 gennaio al 7 luglio 2017, sono giunti in Europa 101,266 migranti, di cui 85,150 in Italia. I restanti, sono approdati in Spagna (6,646), in Grecia (9,379) e a Cipro (273). Le morti in mare, al momento, ammontano a 2,297.

Dal momento che l’Italia è il principale Paese europeo a ricevere i flussi migratori dalla Libia, giovedì 6 luglio, i ministri degli interni dei Paesi membri dell’Unione Europea (UE) si sono riuniti a Tallin per discutere la situazione. Al termine della riunione, il ministro degli interni italiano, Marco Minniti, ha riferito che i principali punti di contrasto sono emersi intorno alla questione dell’apertura dei porti di altri Paesi UE ai migranti. Il ministro degli interni tedesco, Thomas de Maiziere, ha dichiarato che Berlino non supporta la “regionalizzazione delle operazioni di salvataggio” dei migranti. Della stessa opinione sono stati Belgio, Francia e Spagna, i quali non sono favorevoli ad assecondare le richieste di Minniti che auspica l’apertura di nuovi porti per alleggerire la pressione sulle coste italiane. Ieri, il leader del Partito Democratico italiano, ed ex-premier, Matteo Renzi, ha dichiarato che Roma dovrebbe minacciare di sospendere il pagamento dei propri contributi all’UE se non riceverà un maggiore aiuto nella gestione della crisi migratoria da parte degli altri Paesi membri. “Dovremmo stabilire un numero massimo di migranti, non possiamo riceverli tutti noi”, ha concluso Renzi.

Oggi, è atteso il primo forum economico Italia-Libia ad Agrigento, organizzato dal ministro degli esteri e della cooperazione internazionale italiano, Angelino Alfano, e il vice primo ministro libico, Ahmed Maiteeg. Tale iniziativa costituisce l’ennesimo sforzo da parte dell’Italia in favore della Libia. Lo scorso 4 febbraio, Roma aveva firmato un accordo sull’immigrazione con la Libia, stanziando 200 milioni di euro per avviare la collaborazione tra i due Stati. Con tale accordo, Roma e Tripoli miravano a intervenire per scoraggiare l’immigrazione clandestina e rimandare i migranti irregolari nei loro Paesi di provenienza entro una settimana dopo il loro fermo. Successivamente, il 31 marzo, il governo italiano rendeva noto che 60 leaders tribali libici avevano firmato un accordo di pace, accettando di collaborare con le forze di sicurezza italiane per ridurre il flusso di migranti dalla Libia verso l’Europa.

A cura di Sofia Cecinini

Barconi di migranti. Fonte: Wikimedia Commons

Barconi di migranti. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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