Filippine: Duterte avrebbe tentato una mediazione con i terroristi

Pubblicato il 6 luglio 2017 alle 6:53 in Asia Filippine

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente delle Filippine avrebbe tentato di aprire un canale negoziale con i leader del gruppo terroristico Maute, seguendo canali sotterranei, all’inizio dell’assedio di Marawi, il 23 maggio scorso. Questo quanto dichiarato da un leader della comunità musulmana di Marawi che afferma di esser stato scelto come intermediario per il dialogo. Nessuna conferma ufficiale giunge dai collaboratori del presidente e la Corte Suprema vidima la legittimità della legge marziale sull’isola di Mindanao.

Agakhan Sharief, un importante leader dei musulmani nelle Filippine, ha dichiarato a Reuters di essere stato contattato da un assistente del presidente Duterte a conoscenza dei suoi legami con i militanti leader del gruppo Maute per fare da intermediario in una sorta di negoziato in sordina con il governo. Il gruppo Maute è l’organizzazione terroristica di stampo islamista che guida l’assedio della città di Marawi iniziato il 23 maggio scorso. Alcune zone della città sono ancora sotto il controllo dei militanti nonostante il presidente Duterte abbia indetto la legge marziale e schierato l’esercito. Duterte avrebbe dunque agito dietro le quinte per aprire il campo a un negoziato con i due capi del gruppo, i fratelli Omarkhayam e Abdullah Maute.

Il tentativo del presidente sembra si sia svolto nella prima settimana dell’assedio, quando non era ancora chiara la portata della situazione, mentre il 31 maggio lo stesso Duterte ha interrotto i contatti e ha dichiarato pubblicamente che non avrebbe “parlato con i terroristi”. Cinque giorni prima, il presidente aveva affermato in un intervento televisivo che la situazione di Marawi era ancora “risolvibile con il dialogo”.

L’inviato per la pace di Duterte, Jesus Dureza ha affermato di non essere a conoscenza di alcun negoziato sotterraneo, mentre il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente, Hermogenes Esperon, ha dichiarato che è improbabile che Duterte abbia provato a contattare il gruppo Maute. “Che ragione avrebbe di parlare con i terroristi?”, chiede il consigliere.

Nonostante il presidente delle Filippine abbia rilasciato dichiarazioni forti in merito alla volontà di annientare i terroristi che assediano Marawi, tuttavia egli gode di una reputazione di sostenitore della pace. Durante i suoi 22 anni come sindaco della sua città natale, Davao sull’isola delle Filippine meridionali di Mindanao, Duterte ha dovuto gestire molte ribellioni dei separatisti e dei marxisti. Mindanao è la grande isola del sud dell’arcipelago filippino in cui la maggioranza dei suoi 22 milioni di abitanti è di fede islamica a differenza del resto del paese che è di religione cattolica. L’isola ha una storia caratterizzata da rivolte e fermenti a favore della divisione del suo territorio dal governo centrale di Manila.

La battaglia per il controllo di Marawi è la crisi di sicurezza più grande che Duterte ha dovuto affrontare da quando è entrato in carica come presidente, nel giugno 2016. Finora, il bilancio delle vittime è di 400, di cui 377 militanti, 85 membri delle forze dell’ordine e 44 civili. Sono circa 260 mila i residenti di Marawi e delle zone limitrofe ora sfollati. L’assedio sembra aver confermato i timori dei governi del Sud-Est Asiatico in merito a una possibile volontà dell’Isis di creare nei loro territori una nuova roccaforte.

Il sindaco di Marawi, Majul Usman Gandmra, ha confermato che dei contatti via canali non ufficiali erano stati avviati inizialmente, ma non ha concesso ulteriori dettagli. Il processo negoziale sarebbe fallito, secondo il sindaco, perché i ribelli non hanno mostrato alcun segno di buona fede né ridotto l’intensità degli assalti contro le forze dell’ordine, anche dopo la presunta apertura al dialogo del presidente.

Agakhan Sharief, il chierico musulmano che ha affermato di esser stato un intermediario nel processo negoziale, ha dichiarato che l’incontro di mediazione doveva avvenire tra il presidente Duterte e Farhana Maute, la madre dei due fratelli a capo del gruppo terroristico e matriarca della famiglia Maute. La donna è in realtà in stato di arresto dal 9 giugno scorso, a riprova del fatto che il presunto tentativo di negoziato non si sia mai realizzato.

Sharief sostiene che i ribelli avrebbero accolto un accordo con il Presidente per mettere fine all’assedio, se egli avesse concesso loro di instaurare la Sharia nella loro cittadina natale. Sharief ha avuto modo di incontrare Abdullah Maute il 25 giugno scorso per l’ultima volta, durante la tregua pattuita con l’esercito in occasione della fine del mese sacro del Ramadan.

Il possibile tentativo di mediazione di Sharief è fallito e l’assedio di Marawi continua da più di un mese. La Corte Suprema delle Filippine ha approvato e riconosciuto la legge marziale imposta dal presidente Duterte il 23 maggio a tutta l’isola di Mindanao come aveva richiesto il capo di stato, con una sentenza del 5 luglio. Solo 3 su 14 giudici hanno votato perché la legge marziale fosse limitata alla sola città di Marawi.

La costituzione delle Filippine del 1987 impone dei limiti alla legge marziale nelle Filippine per evitare eventuali abusi di potere, come quelli effettuati durante la sua dittatura dal presidente Ferdinand Marcos, deposto da una rivoluzione popolare nel 1986. La costituzione richiede al presidente di far rapporto al Congresso in merito alle ragioni per cui la legge marziale è stata dichiarata. Il Congresso ha il potere di revocare l’instaurazione della legge marziale che ha una durata massima di 60 giorni. Se il presidente decide di estenderla oltre questa durata, il Congresso ha il potere di riesame e revoca. La Corte Suprema può essere chiamata a vidimare la legge marziale e a stabilirne la legittimità, qualora si tema un abuso di potere da parte del presidente o dell’esercito.

Rodrigo Duterte, presidente delle Filippine. Fonte: News Soho

Rodrigo Duterte, presidente delle Filippine. Fonte: News Soho

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.