Vucic: le armi russe sono fondamentali per la difesa della Serbia

Pubblicato il 3 luglio 2017 alle 11:42 in Balcani Europa

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Le forniture di armi russe alla Serbia sono necessarie per aumentare significativamente la difesa nazionale. Lo ha dichiarato in un’intervista all’agenzia di stampa RIA Novosti il presidente Aleksandar Vucic.

Il Presidente serbo, Aleksander Vucic. Fonte: Wikimedia Commons

Il Presidente serbo, Aleksander Vucic. Fonte: Wikimedia Commons

Aspettiamo una visita del ministro Šojgu, così come l’arrivo di carri armati e veicoli da ricognizione. È importante per noi, perché ne abbiamo bisogno – ha dichiarato Vucic, da poche settimane alla guida del paese balcanico, all’agenzia di stampa russa.

Il presidente serbo sostiene che le armi russe servano a Belgrado per proteggere la nazione. Sono essenziali – ha aggiunto Vucic – per prevenire il ripetersi di uno scenario come quello del 1999, quando la Serbia fu bombardata dalla NATO e costretta  a cedere il controllo del Kosovo alla coalizione internazionale.

La nostra difesa può solo crescere esponenzialmente in un solo giorno – ha assicurato il Presidente serbo. Oggi possediamo tre o quattro MiG-29, solo quando doteremo l’esercito di radar e di adeguati strumenti di difesa aerea e antiaerea, i cittadini serbi potranno sentirsi al sicuro.

Nel 2017 la Russia fornirà alla Serbia sei caccia MiG-29 e un battaglione di veicoli blindati pesanti, tra cui carri armati. Né Mosca né Belgrado hanno reso nota la tempistica della consegna.

Vucic ha dichiarato inoltre che oggi, 3 luglio, si sarebbe recato a Bruxelles per colloqui informali con gli albanesi del Kosovo. Il vertice è necessario – ha affermato il leader serbo – per sapere cosa vuole Pristina e come si propone di ottenerlo. Vucic si è detto fiducioso del fatto che i colloqui serbo-kosovari proseguiranno prima o poi a livello di presidenti.

Per quanto riguarda le relazioni con la NATO, Vucic ha dichiarato tagliente che la Serbia è e resterà un paese neutrale, ma pronto a dialogare con tutti.

Vucic ha infine proposto ai vicini che non fanno parte della UE (Montenegro, Macedonia e Albania) un’unione doganale e un’aliquota unica, per creare un mercato unico per 20 milioni di persone, più forte nei negoziati con l’Unione Europea e con le altre organizzazioni regionali.

 

Traduzione dal russo a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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