Brasile: scontro totale tra Temer e la procura generale

Pubblicato il 29 giugno 2017 alle 6:02 in America Latina Brasile

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La crisi politica che attraversa il paese si acuisce a causa dello scontro tra il presidente Temer e il procuratore generale Rodrigo Janot, che ha chiesto l’incriminazione formale del primo cittadino per reati legati alla corruzione.

Michel Temer e Dilma Rousseff. Fonte: commons.wikimedia.org

Michel Temer e Dilma Rousseff. Fonte: commons.wikimedia.org

Michel Temer ha chiarito che non lascerà la Presidenza e rimarrà a Planalto a costo di condurre il paese alla paralisi totale data l’enormità dello scontro tra il Capo dello stato e il potere giudiziario. La procura della repubblica di Brasilia il 27 giugno scorso ha chiesto formalmente l’incriminazione di Temer per i reati legati alla corruzione che stanno emergendo dall’inchiesta Odebrecht. Temer ha risposto il giorno successivo assicurando che non si dimetterà.

Vogliono bloccare il parlamento, mandare in stallo il paese, questo è un attentato contro il nostro paese – ha affermato Temer nella prima dichiarazione dopo la richiesta di incriminazione. Non consentirò che si metta in questione la mia onorabilità e non eviterò la battaglia – ha aggiunto.

Il Presidente ha assicurato che il procuratore Rodrigo Janot agisce per motivi politici e ha insinuato che sia legato alla trama di corruttele che attanaglia il paese e che ha sprofondato il Brasile in una crisi politica senza precedenti. La debolezza di Temer è testimoniata non solo dallo stillicidio di dimissioni che ha caratterizzato il suo anno di governo, ma soprattutto dal fatto che dalla sua nomina fino ad oggi solo il presidente della vicina Argentina, Mauricio Macri, e il premier spagnolo Rajoy si sono recati a Brasilia in visita di stato.

Richiesta formalmente l’incriminazione, Temer è ora nelle mani del parlamento che poco più di un anno fa lo ha eletto deponendo, secondo lo stesso rituale, l’allora presidente Dilma Rousseff. È la terza volta che le camere del Brasile votano sull’incriminazione del presidente. Oltre alla Rousseff, toccò nel 1992 a Fernando Collor de Mello, sostituito allora da Itamar Franco.

Il Presidente è stato accusato di essere a capo “della più grande organizzazione criminale del paese” dalle confessioni dei dirigenti dell’impresa alimentare JBS, una delle più grandi aziende del Brasile. Temer ha dichiarato di essere “vittima di una trama degna di una telenovela” in un’allocuzione spontanea davanti ai suoi sostenitori che lo incoraggiavano invitandolo ad andare avanti.

L’ex presidente Lula, anch’esso sotto inchiesta e in attesa di sentenza in uno dei rivoli del processo Odebrecht, ha chiesto a Temer di dimettersi per evitare al paese altri mesi di blocco politico e isolamento internazionale. Escluso l’ottantasettenne José Sarney, gli altri cinque presidenti del Brasile dal ristabilimento della democrazia a oggi ancora in vita (Cardoso, Collor de Mello, Lula, Rousseff e appunto Temer) sono coinvolti a diverso titolo nello scandalo Odebrecht.

 

Traduzione dal portoghese e dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

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