Attivisti di Hong Kong coprono la scultura simbolo

Pubblicato il 27 giugno 2017 alle 6:26 in Asia Hong Kong

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Gli attivisti per la democrazia di Hong Kong hanno coperto la statua simbolo del ritorno dell’isola alla Cina dal Regno Unito con un bandiera nera. Si tratta di un atto di protesta a pochi giorni dalla visita ad Hong Kong del presidente della Cina Xi Jinping per celebrare il ventennale del ritorno dell’isola sotto la giurisdizione cinese, nel 1997.

Il segretario generale del gruppo pro-democratico Demosisto, Joshua Wong insieme a un gruppo di attivisti che rappresentavano altri gruppi come il People Power e la Lega dei Social-Democratici hanno avvolto con un tessuto nero la grande scultura a forma di fiore di bauhinia, posta sulla riva di fronte al porto di Hong Kong. Il fiore di bauhina è divenuto l’emblema dell’isola dopo il ritorno alla Cina dal suo status di colonia britannica. La statua è un dono da parte del governo centrale di Pechino ad Hong Kong che nel 1997 è tornata ad essere una “provincia amministrativa speciale” sotto l’egida del principio “un paese due sistemi”. Il gigante fiore di pietra è posto di fronte al porto, davanti al centro convegni in cui si terranno le celebrazioni per il ventennale del ritorno di Hong Kong alla Cina a cui parteciperà il presidente Xi Jinping. Il leader di Pechino arriverà sull’isola giovedì 29 e rimarrà fino al 1 luglio, giorno nel quale è avvenuto lo storico passaggio di consegne tra il Regno Unito e la Cina.

“La scultura avvolta nel tessuto nero simboleggia il governo autoritario e rigido del regime [di Pechino] negli ultimi vent’anni. Questo vuol dire che il governo cinese non ha onorato le promesse fatte nella Dichiarazione Congiunta Sino-Britannica vent’anni fa e ha privato i cittadini di Hong Kong dei loro diritti politici e civili di condurre libere elezioni e di avere la democrazia”, affermano gli attivisti in un comunicato. “Il controllo sulla società civile è divenuto ancora più stretto dopo la Rivoluzione degli Ombrelli e la Cina ora interferisce negli affari interni di Hong Kong con diversi mezzi. La nostra fiducia nel principio un paese due sistemi è svanita ed è stata rimpiazzata dalla paura che esso diventi un paese, un sistema 1,5”, continua la dichiarazione.

Il Movimento o Rivoluzione degli Ombrelli è la denominazione con cui sono note le manifestazioni di dissenso scoppiate ad Hong Kong nel 2014. Le proteste erano dovute alla modifica della legge elettorale voluta da Pechino e alla mancata concessione del suffragio universale per l’elezione del governatore provinciale. A votare il nuovo Chief Executive di Hong Kong non sarebbe stata l’intera popolazione dall’isola, ma solo un comitato composto da 1200 persone, per lo più pro-Pechino. La fine delle rivolte ha visto le forze governative cinesi ripulire le strade dai manifestanti e non concedere nulla ai manifestanti.

La polizia ha cercato di fermare gli attivisti e di togliere il drappo nero dalla scultura. I democratici continuavano ad inneggiare all’“auto-determinazione democratica per il futuro di Hong Kong” e ad accusare il principio un paese due sistemi come una bugia durata vent’anni.

La politica “un paese, due sistemi” era alla base dell’accordo tra Regno Unito e Cina per il passaggio di sovranità dell’isola di Hong Kong. “Un paese” indica la Cina a sottolineare che Hong Kong ne è parte integrante, mentre i “due sistemi” si riferiscono alla possibilità che viene data all’isola di mantenere un buon grado di autonomia e diritti civili estranei al continente. Negli ultimi anni, però, Pechino sembra non voler tener fede all’accordo e ha interferito in molti ambiti della vita di Hong Kong, dalla politica all’istruzione, ai media. Sono in molti gli attivisti, soprattutto giovani studenti, come lo stesso Joshua Wong che era tra i fautori della rivoluzione degli ombrelli, a farsi avvocati di una democrazia che era stata promessa, ma non è stata realizzata. Joshua Wong, dopo le proteste del 2014, ha fondato un suo partito noto come Demosisto che chiede un referendum pubblico sul futuro di Hong Kong per dopo il 2047. Si tratta dell’anno di cui l’accordo sulla sovranità dell’isola si esaurisce e con esso le garanzie sullo stile di vita e sulle libertà che le sono concesse.

La visita del presidente Xi Jinping dal 29 giugno al 01 luglio sarà la prima da quando è diventato presidente della Repubblica Popolare nel 2013 e vedrà il suo culmine nella cerimonia di giuramento della nuova governatrice della provincia, Carrie Lam, sabato 30 giugno. Gli attivisti hanno già annunciato che si preparano a manifestare durante le celebrazioni.

La nuova governatrice, Carrie Lam, è stata eletta con il forte sostegno da parte di Pechino e in base alle regole sancite con la riforma elettorale voluta dal Continente. Quella di Carrie Lam viene vista come una vittoria che incarna la “democrazia in stile cinese”, secondo Ray Yep Kin-man, professore di politica pubblica alla City Univerisity, e come una “sconfitta per la maggioranza dei cittadini di Hong Kong. Si teme anche che il sostegno di Pechino a Carrie Lam durante la campagna elettorale possa trasformarsi in un debito da ripagare per la governatrice una volta che sarà entrata in carica, secondo il politologo Ma Ngok.

Dopo il ritorno alla giurisdizione cinese sotto l’egida di “un paese, due sistemi” – principio che avrebbe dovuto garantire maggiori libertà democratiche e un certo grado di autonomia all’isola – Hong Kong ha trascorso vent’anni caratterizzati dal tentativo dei suoi leader di equilibrare le richieste di Pechino e i valori liberali diffusi sull’isola. Hong Kong è uno dei principali hub economico-finanziari dell’Asia e del mondo intero e gran parte del suo successo economico è dovuto allo stato di diritto e alle libertà democratiche che ne contraddistinguono la natura. Negli ultimi anni, l’operato di governatori troppo vicini agli interessi della Cina continentale e poco attenti alla realtà dell’isola ha suscitato il malcontento nella popolazione, soprattutto nelle fasce più giovani.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

Scultura del fiore dorato di Bauhinia, simbolo del ritorno di Hong Kong sotto la sovranità della Cina. Fonte: Flickr

Scultura del fiore dorato di Bauhinia, simbolo del ritorno di Hong Kong sotto la sovranità della Cina. Fonte: Flickr

di Redazione

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