Israele: le accuse di Lieberman sulla crisi elettrica a Gaza

Pubblicato il 23 giugno 2017 alle 11:00 in Israele Medio Oriente

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Il ministro della Difesa israeliano Lieberman accusa il Presidente palestinese Abbas di strumentalizzare la crisi elettrica di Gaza per causare lo scoppio di un conflitto tra Israele e Hamas.

Durante la conferenza annuale di Herzliya sulla sicurezza, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha accusato il Presidente palestinese, Mahmud Abbas, di voler strumentalizzare la crisi elettrica di Gaza per innescare un conflitto tra Israele e il movimento islamico di resistenza, Hamas.

A tale proposito, il ministro ha ribadito che Israele non ha “nessuna intenzione di avviare un confitto militare, né in estate né in autunno, né nel nord né nel sud”. Al contrario, l’obiettivo di Israele sarebbe quello di “impedire la guerra, attraverso la deterrenza”. Inoltre ha rassicurato i presenti, sottolineando che Israele sta “perseguendo una strategia chiara per quanto riguarda la Striscia di Gaza” e ha precisato che “si tratta di un conflitto interno palestinese, che non avrà fine”.

Secondo Lieberman, dunque, il Presidente Abbas starebbe tentando di infiammare gli animi della popolazione, evitando di risolvere il problema dell’elettricità nella Striscia di Gaza. Abbas avrebbe intenzione “di continuare ad effettuare tagli ed, entro alcuni mesi, di smettere di pagare il carburante, i farmaci, gli stipendi, ecc.”, cercando così di “danneggiare Hamas, e di trascinarlo in un conflitto con Israele”.

Il ministro ha poi precisato che Abbas starebbe compiendo questa manovra “da solo, senza la nostra collaborazione né con la collaborazione di giordani o egiziani”.

La situazione di Gaza è destinata a peggiorare nelle prossime settimane, dal momento che dall’inizio di questa settimana Israele ha annunciato il taglio dei rifornimenti di elettricità del 40%, pari all’importo che Abbas si è detto disposto a pagare per l’elettricità già erogata da Israele nella Striscia di Gaza. Ciò significa che gli abitanti di Gaza potranno usufruire dell’energia elettrica soltanto per due ore al giorno.

Secondo le affermazioni del ministro, Gaza sarebbe sull’orlo di una crisi umanitaria, la cui responsabilità sarebbe unicamente dei politici palestinesi.

Per arginare la situazione, lo scorso mercoledì, 21 giugno, le autorità egiziane hanno consentito il trasferimento di un milione di litri di carburante industriale a Gaza, attraverso la riapertura del valico di Rafah, alla frontiera tra Egitto e Striscia di Gaza. Il carburante sarebbe destinato alla riattivazione dell’unica centrale elettrica della Striscia di Gaza, danneggiata già per i bombardamenti del 2014, e chiusa in parte il 16 aprile scorso a causa di crescenti difficoltà finanziarie.

Anche il movimento islamico di resistenza, Hamas, ha accusato l’organizzazione Al-Fatah di aver creato la crisi elettrica a Gaza e di evitare di trovare una soluzione. Secondo il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, “il comportamento della leadership di Al-Fatah nel creare la crisi dell’energia elettrica e nell’evitare di trovare una soluzione rivela il suo ruolo criminale nello strangolare Gaza”.

Dal canto suo, l’autorità palestinese nega le accuse di Hamas e sostiene che la presenza del movimento a capo della società di distribuzione di energia e l’autorità per l’energia a Gaza impediscono al governo di svolgere le sue funzioni e di assumersi la responsabilità di porre fine alla crisi dell’elettricità.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Bandiera di Israele. Fonte: Flickr

Bandiera di Israele. Fonte: Flickr

di Redazione

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