Filippine: i social media mettono a rischio operazioni militari

Pubblicato il 19 giugno 2017 alle 10:45 in Asia Filippine

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L’uso irresponsabile dei social media può mettere a rischio le vite dei soldati sul campo. Questo l’avvertimento dell’esercito delle Filippine, con riferimento ai suoi uomini dispiegati nella città di Marawi, assediata dai militanti islamisti del gruppo Maute.

Lo streaming live e i post sui social networks dei civili e dei giornalisti durante le operazioni militari dell’esercito nella città di Marawi possono metterne a rischio la buona riuscita e mettere in pericolo le vite dei soldati coinvolti, secondo quanto dichiarato dal colonnello Herrera, portavoce dell’esercito. I militanti estremisti barricati in alcuni quartieri della città di Marawi monitorano i social media, sperando di trovare informazioni che diano loro un vantaggio sulle forze armate, ha aggiunto Herrera.

“[I post sui social networks] hanno un impatto negativo sulle nostre posizioni, sulla strategia dei soldati e possono persino rappresentare un’apertura per il nemico che può comprendere meglio cosa stiamo facendo e localizzarci”, ha dichiarato il colonnello.

Sono molti i giornalisti che monitorano il conflitto tra l’esercito e i guerriglieri islamisti capeggiati dai fratelli Maute. “Sapete tutti che l’Isisi monitora ed è attivo sui social network. E potrebbero trarre vantaggio da quello che appare lì. Perché conoscono bene la zona, sanno precisamente dove si trova l’esercito”, ha affermato un reporter freelance, Ferdinandh Cabrera, presente sul posto, invitando i colleghi giornalisti ad usare con moderazione i social media. “Dobbiamo avere un senso di responsabilità, anche se siamo qui per raccontare la storia, quindi postare immagini fa parte del nostro lavoro”, ha continuato il giornalista.

I militanti stessi hanno utilizzato ampiamente i social media, soprattutto nei primi giorni dell’assedio, iniziato il 23 maggio, quando li hanno invasi di immagini di bandiere nere l’Isis disseminate per le strade di Marawi.

Gli abitanti della zona di Marawi, nell’isola meridionale delle Filippine di Mindanao dove la popolazione è a maggioranza islamica, si affidano ai social media per tenersi in contatto con parenti e amici e per ottenere aggiornamenti sulla situazione in città, visto che molti sono stati evacuati dalla zona dei combattimenti.

L’esercito ha chiesto la chiusura di 63 account Facebook all’inizio di giugno perché venivano utilizzati dai terroristi e dai loro sostenitori per diffondere “bugie e disinformazione”:

“Stanno portando avanti una guerriglia anche sui social media per ottenere maggiore sostegno, per avere più simpatizzanti e per ottenere più fondi dalle organizzazioni terroristiche straniere”, ha commentato il colonnello Herrera.

L’assedio della città di Marawi da parte dei militanti islamisti del gruppo Maute – organizzazione locale guidata dalla famiglia Maute che ha giurato fedeltà all’Isis – è iniziato lo scorso 23 maggio. Dopo il fallimento di un raid dell’esercito mirato ad uccidere alcuni leader dei terroristi e l’inizio dell’assedio, il presidente Duterte ha dichiarato la legge marziale su tutta la grande isola meridionale di Mindanao. I combattimenti tra esercito e militanti vanno avanti da quasi un mese e i terroristi sono barricati in alcuni quartieri della città, corrispondenti a circa il 10% del territorio, mentre la maggior parte dei civili è stata evacuata. Il bilancio attuale è di 329 vittime di cui 225 militanti, 59 soldati e 26 civili.

Rappresentazione grafica delle aree di Marawi assediate dai terroristi, fonte: Wikipedia Commons

Rappresentazione grafica delle aree di Marawi assediate dai terroristi, fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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