Tra Usa e Cina, il primo anno di politica estera di Duterte

Pubblicato il 16 giugno 2017 alle 14:32 in Asia Cina

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Le truppe degli Usa sostengono l’esercito delle Filippine nella città assediata di Marawi, nell’isola meridionale di Mindanao. Questo avviene nonostante il presidente Rodrigo Duterte abbia più volte dichiarato di voler diminuire la dipendenza del suo paese dagli Usa. Il South China Morning Post propone un’analisi della politica estera del presidente Duterte, allo scadere del primo anno del suo mandato.

Nell’ottobre 2016 il presidente Duterte ha annunciato la sua “separazione” dagli Stati Uniti, partner storico del suo paese. “Gli Stati Uniti hanno perso”, aveva dichiarato il presidente delle Filippine nella Grande Sala del Popolo, il palazzo del governo cinese, durante la sua visita dello scorso ottobre. “Mi sono ri-allineato al vostro flusso di pensiero, magari andrò anche in Russia a parlare con il presidente Putin per dirgli che ci siamo solo noi tre contro il mondo – la Cina, le Filippine e la Russia. È l’unica via”, aveva continuato.

Il mese prima, settembre 2016, Duterte aveva affermato che avrebbe rivisto le politiche vigenti per permettere alle forze speciali degli Stati Uniti di partecipare alla lotta contro i gruppi terroristici che, anche allora, erano fonte di insurrezioni a Mindanao, la grande Isola del sud del paese.

Il 23 maggio 2017, Duterte ha indetto la legge marziale sull’intera isola di Mindanao – che a differenza del resto del paese di religione cristiana è a maggioranza islamica – in seguito all’assedio da parte di un gruppo di militanti estremisti leali all’Isis della città di Marawi. Il gruppo Maute, alla guida dell’assedio, e i suoi seguaci sono barricati in alcuni quartieri della città e resistono da tre settimane all’avanzata dell’esercito. Il portavoce delle forze armate, il 14 giugno, ha dichiarato che le truppe delle forze speciali statunitensi stanno dando supporto a quelle filippine, pur senza ingaggiare combattimenti diretti, ma aiutando con le operazioni di salvataggio umanitario. Le dichiarazioni del generale Padilla sono giunte in seguito a diversi giorni di evasività del governo in merito alla presenza o meno di soldati Usa nella zona di conflitto. Non è stato possibile mantenere la vaghezza oltre, quando Emma Nancy, segretaria per la comunicazione dell’Ambasciata Usa a Manila, ha dichiarato apertamente che “su richiesta del governo delle Filippine le forze speciali degli Stati Uniti stanno conducendo delle operazioni di supporto all’esercito delle Filippine a Marawi” sulla rubrica del South China Morning Post, This Week Asia. Le dichiarazioni di Emma Nancy lasciano anche intendere che gli Stati Uniti stiano fornendo sostegno a Manila attraverso l’approvvigionamento di armi.

Prima che la situazione a Marawi precipitasse il 23 maggio, il presidente Duterte aveva più volte minacciato di voler ridurre gli acquisti di armi ed equipaggiamenti dagli Stati Uniti e di voler passare ad acquisti provenienti da Russia e Cina. Il 23 maggio, quando ha dichiarato la legge marziale su Marawi assediata e su tutta l’isola di Mindanao, Duterte era in visita ufficiale in Russia, soggiorno interrotto prima per tornare in patria e gestire l’emergenza nel sud. Una delle priorità dichiarate del suo viaggio era quella di discutere con Putin l’acquisto di armi dalla Russia.

La visita ufficiale in Russia del 22-23 maggio giungeva subito dopo quella a Pechino – la seconda in pochi mesi – in occasione del Belt and Road Summit, il vertice per la cooperazione internazionale intorno al progetto Nuova Via della Seta del presidente cinese Xi Jinping. Durante la permanenza in Cina, Duterte si è impegnato ad impiegare 500 milioni di dollari per l’acquisto di armi cinesi.

Da quando il generale Padilla, a nome dell’esercito, ha dichiarato la presenza delle truppe Usa sul terreno di Marawi, il 14 giugno, il presidente non ha fatto alcuna dichiarazione ufficiale. “Ha dovuto ingoiare il rospo”, ha dichiarato Jaime Naval, professore associato all’Università delle Filippine Diliman. “Ora afferma di non aver richiesto lui l’aiuto americano, ma che lo abbia fatto il comandante sul capo. Mi sembra difficile da credere che una decisione così importante venga presa a livello di comandanti sul campo, soprattutto dopo tutto quello che il presidente ha detto di anti-americano”

Duterte, entrato in carica nel giugno 2016, ha cercato di costruire un ponte con la Cina, mettendo da parte la spinosa questione della sovranità sulle isole Spratly, nel Mar Cinese Meridionale e ha cercato di ridurre la dipendenza strategica del suo paese dagli Stati Uniti. Duterte ha ridotto il numero e la portata delle esercitazioni e dei pattugliamenti congiunti con gli Usa.

Secondo Jay Batongbacal, direttore dell’Istituto per gli Affari Marittimi e Diritto del Mare delle Filippine, le dichiarazioni di Duterte non hanno comportato un reale impegno a modificare strutturalmente il rapporto di Manila con Washington. La situazione a Marawi lo dimostra chiaramente. I due eserciti – filippino e statunitense – lavorano fianco a fianco da anni e sono altamente sincronizzati in termini di tattiche e procedure.

Sarà difficile comprendere se la decisione di avere le forze speciali americane sul capo a Marawi sia o no partita dal presidente, ma quanto sta accadendo sembra ribadire l’importanza degli Stati Uniti nell’architettura della difesa filippina, nonostante l’impegno di Duterte di spostare l’attenzione verso la Cina.

“Nessuno qui in Cina ha mai pensato che Manila scegliesse tra Pechino e Washington”, ha dichiarato Zha Daojiong, professore alla Scuola di Studi Internazionali della Peking University e consulente di diverse agenzie governative cinesi. “Nonostante le sue colorite affermazioni, Duterte voleva solo che il rapporto del suo paese con gli Usa rappresentasse un po’ meno un cordone ombelicale”, afferma il prof. Zha Daojiong.

Secondo la lettura del prof. Batongbacal, l’attenzione dell’esercito delle Filippine a Marawi, aiuta in qualche modo la Cina, riducendo le forze armate di Manila nel Mar Cinese Meridionale. Mentre la presenza Usa sul suolo di Mindanao favorisce Pechino sollevando le aspettative che possa entrare in gioco per aiutare il nuovo alleato.

Rodrigo Duterte, presidente delle Filippine. Fonte: News Soho

Rodrigo Duterte, presidente delle Filippine. Fonte: News Soho

di Redazione

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