Puerto Rico: Sì all’integrazione, ma pesa l’astensione

Pubblicato il 13 giugno 2017 alle 6:02 in America Latina

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Il referendum voluto dal governatore Ricardo Rosselló ha registrato un’affluenza alle urne del 22,7%, rendendo difficile la ratifica del risultato (97% a favore dell’integrazione) da parte del Congresso USA.

Ricardo Rosselló, governatore di Puerto Rico. Fonte: Wikimedia Commons

Ricardo Rosselló, governatore di Puerto Rico. Fonte: Wikimedia Commons

Oggi i portoricani hanno mandato un forte messaggio al mondo, e noi ci presenteremo sulla scena internazionale per difendere la necessità di fare di Puerto Rico il primo stato ispanico degli Stati Uniti d’America – ha dichiarato il governatore dell’isola caraibica Ricardo Rosselló commentando il risultato del referendum istituzionale tenutosi domenica 11 giugno.

Il 97% dei votanti ha sostenuto la posizione di Rosselló e cioè l’integrazione dell’isola come cinquantunesimo stato degli USA. L’1,6% ha votato in favore del mantenimento dello status quo, l’1,3% ha votato a favore dell’indipendenza, opzione favorita da Cuba e dalla sinistra latinoamericana.

Il referendum non è vincolante, tocca al Congresso USA ratificare la volontà dei portoricani e ammettere l’isola nell’Unione. L’amministrazione Trump non era andata oltre generiche dichiarazioni riguardo al rispetto della volontà della popolazione del paese caraibico, stato associato agli USA, i cui abitanti hanno cittadinanza americana ma non possono votare alle presidenziali ed hanno un solo rappresentante (senza diritto di voto) al Congresso.

Il governatore Rossellò sostiene che l’attuale status dell’isola è una “indegna relazione coloniale”, fin da quando gli USA strapparono Puerto Rico alla Spagna nella guerra del 1898, e ne impedisce lo sviluppo. A frenare le velleità d’integrazione il debito del paese, che supera i 73 miliardi di dollari e che è valso a Puerto Rico il nomignolo di “Grecia dei Caraibi” e che il congresso USA difficilmente vorrebbe accollare al bilancio federale.

Altro problema per i fautori dell’integrazione, la bassissima affluenza alle urne, che priva Rosselló del sostegno quella “volontà popolare” cui faceva riferimento l’amministrazione USA. Si è recato a votare appena il 22,7% dei 2,2 milioni di aventi diritto. La stragrande maggioranza degli isolani ha dunque fatto proprio l’appello all’astensione dei due principali partiti d’opposizione, il Partito Popolare Democratico, favorevole al mantenimento dello status quo, e il Partito Indipendentista portoricano. Entrambi i partiti interpretano il risultato come una sconfitta del governatore e dei fautori dell’integrazione.

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

 

di Redazione

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