Israele approva ulteriori tagli alla fornitura di elettricità alla Striscia di Gaza

Pubblicato il 13 giugno 2017 alle 12:07 in Medio Oriente Palestina

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L’agenzia di stampa palestinese, Ma’an News Agecy, ha riportato che, ieri, il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato la riduzione del 40% delle forniture di elettricità nella Striscia di Gaza, dove i residenti palestinesi vivono quotidianamente con gravi difficoltà.

La compagnia elettrica di Gaza, Gaza Electricity Distribution Corporation (GEDCO), ha riferito di non aver ancora ricevuto un ordine ufficiale, ma ha detto ai cittadini di prepararsi al peggio; le compagnie umanitarie, invece, hanno chiesto ad Israele di riconsiderare la propria decisione, la quale avrà effetti disastrosi, soprattutto sul settore sanitario dell’area. L’approvazione della mozione israeliana è stata annunciata dalle autorità israeliane il 27 aprile, su richiesta della Palestinian Authority (PA). Il presidente della PA, Mahmoud Abbas, ha informato Israele che la PA pagherà solo il 60% degli 11,19 milioni di dollari mensili di elettricità, come fa Hamas, che è la fazione palestinese che governa Gaza.

Secondo la GEDCO, la Striscia di Gaza ha bisogno di un’elettricità di almeno 450 megawatt, ma che, attualmente, sono disponibili solo 120 megawatt, i quali costituiscono il 26,7% delle quantità necessaria. Nel comunicato emesso dalla Energy Authority di Gaza, pubblicato il 16 aprile, la questione dell’elettricità è dovuta all’incapacità dell’amministrazione locale di gestire le tasse. Sia Israele, sia la PA hanno accusato Hamas di raccogliere milioni di tasse dai residenti di Gaza ogni mese, senza trasferire i soldi alla PA, usandoli, invece, per costruire tunnel sotterranei e beneficiare l’organizzazione.

In seguito alla diffusione della notizia dei nuovi tagli, Hamas ha pubblicato un comunicato in cui ha reso noto che la decisione di Israele deteriorerà ulteriormente la situazione umanitaria dell’area. Inoltre, l’organizzazione ha avvertito che l’occupazione israeliana e la PA, le quali hanno collaborato per liquidare la causa palestinese, pagheranno le conseguenze di ciò che sta accedendo.

Ad avviso della PA, una soluzione alla questione non potrà essere raggiunta fino a che non avverrà una riconciliazione politica tra Hamas e Fatah, le quali sono in conflitto dal 2006, anno in cui Hamas ha vinto le elezioni generali nella Striscia di Gaza. Tuttavia, secondo alcuni critici, la PA sta sfruttando la crisi dell’elettricità per fare pressione sul governo di Hamas, con l’obiettivo di riappropriarsi del territorio. Circa 2 milioni di palestinesi che vivono nell’erea, da aprile, dispongono di circa 3-4 ore di elettricità al giorno. I nuovi tagli ridurranno la fornitura elettrica a 2-3 ore giornaliere, aggravando ulteriormente la situazione.

La mossa israeliana è avvenuta ad un giorno di distanza dalla richiesta del presidente Benjamin Netanyahu di smantellare la United Nations Relief and Works Agency per i rifugiati palestinesi nel vicino Est (UNRWA), la quale fornisce assistenza a più di 5 milioni di cittadini. La UNRWA ha avvisato che tale decisione avrebbe conseguenze molto gravi sulla Striscia di Gaza, dove l’80% della popolazione vive di aiuti umanitari. Le Nazioni Unite temono che, entro il 2020, la situazione a Gaza potrebbe diventare insostenibile a causa della mancanza di acqua potabile e di elettricità.

Dal 2006, la Cisgiordania e Gaza sono gestite da diverse amministrazioni palestinesi, quali Fatah e Hamas. Quest’ultima ha vinto le elezioni palestinesi il 25 gennaio del 2006, ma è stata immediatamente inserito nella lista nera dagli Stati Uniti, dall’Unione europea e da altre potenze occidentali, subendo l’imposizione di sanzioni e la sospensione degli aiuti internazionali. Negli ultimi dieci anni, Gaza è stata sotto un blocco israeliano-egiziano che comprende l’area terrestre, aerea e marittima, che ha gravemente danneggiando l’economia dell’enclave.

Mappa Striscia di gaza. Fonte: Wikimedia Commons

Mappa Striscia di gaza. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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