Yildirim: la crisi del Golfo potrebbe assumere una portata globale

Pubblicato il 12 giugno 2017 alle 9:16 in Medio Oriente Turchia

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Il primo ministro turco, Binali Yildirim, ha affermato che la crisi diplomatica in corso tra il Qatar e diversi altri paesi arabi potrebbe trasformarsi in un problema a livello globale.

“Se venisse creata una nuova aera di disputa qui in Qatar, non rimarrebbe limitata solamente all’interno della regione”, ha riferito Yildirim il 10 giugno, in occasione di una cena con importanti esponenti dell’economia turca a Dolmabahce, residenza del primo ministro a Istanbul. “Data la natura geostrategica dell’area, il rischio che la questione assuma una portata internazionale è molto alto”, ha continuato Yildirim, chiedendo alle parti coinvolte di agire in modo responsabile, contribuendo a ridurre le tensioni.

La crisi diplomatica del Golfo è scoppiata ufficialmente il 5 giugno, quando l’Arabia Saudita, insieme al Bahrein, agli Emirati Arabi Uniti (UAE) e all’Egitto, ha annunciato la rottura dei rapporti con il Qatar, richiamando i propri ambasciatori da Doha. Nel giro di pochi giorni, 12 paesi in totale hanno interrotto i legami con il paese del Golfo, accusandolo di avere legami con il terrorismo e giustificando le proprie mosse con una motivazione di sicurezza nazionale. Oltre ad aver interrotto il traffico aereo con il Qatar, il 10 giugno, Al-Arabiya, emittente degli UAE, ha pubblicato una lista compilata congiuntamente da Abu Dhabi, Manama, Riyad e il Cairo, di 59 sospettati terroristi e 12 istituzioni legate a Doha. Il Qatar, ha subito smentito le proprie connessioni con il terrorismo, affermando che la lista in questione è falsa.

Il Kuwait, fin dall’inizio della crisi, si è offerto di svolgere un ruolo da mediatore per allentare le tensioni e risolvere pacificamente la disputa. Allo stesso modo, la Turchia ha affermato di voler aiutare il Qatar e gli altri paesi coinvolti a trovare una soluzione, riferendo che il dialogo deve prevalere su tutte le altre circostanze. Il 7 giugno, a soli due giorni dall’inizio della crisi, il Parlamento turco ha ratificato un accordo militare per inviare le proprie truppe in una base turca stanziata in Qatar, per mostrare il proprio supporto a Doha. Tale patto era stato firmato nell’aprile 2016 nella capitale qatarina con il fine di aumentare la collaborazione militare tra i due paesi. L’installazione della base militare turca in Qatar, la quale ospita già 200 soldati e può ricevere più di 5,000 truppe, risale al 2014. I due paesi presentano una storia di rapporti amichevoli. Oltre ad essersi schierati dalla stessa parte nel corso di passati conflitti regionali, offrendo supporto alla rivoluzione egiziana e condannando il golpe militare dell’attuale presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, sia la Turchia, sia il Qatar non considerano la Fratellanza Musulmana e Hamas organizzazioni terroristiche. Inoltre, Ankara e Doha stanno seguendo la stessa strategia di “bilanciamento” nelle relazioni con l’Iran.

In un articolo pubblicato su al-Monitor, il giornalista turco Fehim Tastekin ha fatto un’interessante analisi sulle motivazioni che hanno spinto Ankara ad agire in questo modo nell’ambito della crisi con il Qatar. Ad avviso dell’autore, in virtù degli ottimi rapporti instaurati dalla Turchia con i sovrani del Golfo Persico nel corso di quest’anno, grazie alle affermazioni riguardo alla necessità di contrastare le mire espansionistiche iraniane, molto osservatori si aspettavano che il presidente Erdogan avrebbe assunto un approccio pragmatico di fronte alla crisi diplomatica del Golfo, evitando di perdere il favore degli altri paesi arabi solo per difendere il Qatar. La telefonata del presidente turco ai leaders di Doha, Mosca, Kuwait City e Riyad, avvenuta il 5 giugno, è stata interpretata come un disperato tentativo per evitare di dover scegliere uno schieramento. Tuttavia, due giorni dopo, con la decisione di inviare le proprie truppe nella base militare turca in Qatar, Ankara ha evidentemente interpretato le azioni degli Stati arabi contro il paese del Golfo, come una minaccia alla Turchia stessa. Secondo Tastekin, Erdogan è arrivato alla conclusione che, dopo Doha, il suo paese potrebbe essere il prossimo bersaglio. Esattamente come il Qatar, Ankara non considera la Fratellanza Musulmana un gruppo terroristico e condivide con Doha la stessa posizione nei confronti del conflitto siriano; per questo motivo, tutte le accuse che sono state rivolte contro il Qatar, potrebbero essere indirizzate anche contro la Turchia. Inoltre, la decisione del presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, il quale ha rovesciato il potere della Fratellanza nel proprio paese, di voler imporre sanzioni contro Doha, ha giocato un ruolo determinante nella dichiarazione di appoggio al Qatar di Erdogan. In conclusione, il giornalista turco sostiene che, in base ai futuri sviluppi, Ankara potrebbe dover modificare le proprie relazioni regionali.

Le affermazioni del primo ministro turco riguardo alla paura che la crisi in corso possa assumere una portata globale e riguardo alla necessità di instaurare un dialogo per raggiungere una soluzione, potrebbero far pensare che Ankara, nonostante l’appoggio al Qatar, stia cercando di non inimicarsi il blocco saudita.

Binali Yildirim, primo ministro turco. Fonte: enkremlin.ru

Binali Yildirim, primo ministro turco. Fonte: enkremlin.ru

di Redazione

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