ONU: inchiesta internazionale sulle violazioni dei diritti umani nella Rep. Dem. del Congo

Pubblicato il 10 giugno 2017 alle 12:31 in Africa Rep. Dem. del Congo

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L’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zelda Ra’ad Al Hussein, il 6 giugno, a Ginevra, ha ordinato l’apertura di un’inchiesta internazionale sulle presunte accuse di violazione dei diritti umani avvenute nella Repubblica Democratica del Congo, nella provincia di Kasai dove, negli ultimi mesi, sono state rinvenute numerose fosse comuni.

Nel condurre la 35esima sessione dello Human Rights Council, Hussein ha criticato il governo congolese per la gestione della propria collaborazione con gli organi dell’Onu. “Sarebbe intollerabile se gli ufficiali governativi pensassero che il minimo impegno nella difesa dei diritti umani possa permettere poi la violazione di tali doveri nei confronti dei propri cittadini e di tutte le altre persone”, ha affermato Hussein. Dal settembre 2016, la regione del Kasai è stata caratterizzata da scontri violenti tra le forze dell’ordine ed  i ribelli che operano sotto il nome di Kamwina Nsapu, leader tribale ucciso dai soldati congolesi lo scorso agosto. Col passare dei mesi, i ribelli, dal marzo 2917, hanno iniziato ad operare in modo sempre più indipendente, senza però avere una struttura ben organizzata. Lo scoppio della ribellione, che ha coinvolto cinque province della Repubblica Democratica del Congo, ha posto un serio rischio al governo del presidente Joseph Kabila, che si è rifiutato di lasciare il potere al termine del suo ultimo mandato, nel dicembre 2016. La sua decisione ha scatenato ulteriori ribellioni in tutta la nazione centroafricana.

A causa degli scontri, oltre un milione di persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni negli ultimi otto mesi, aggravando l’emergenza umanitaria nel paese che, secondo i dati dell’Onu, vede quasi 400 mila bambini a rischio di morire di fame. Fino ad ora, almeno 400 persone sono morte, mentre si indaga sulla recente scoperta di 42 fosse comuni.

Intanto, due giorni fa, le forze di sicurezza turche hanno sequestrato più di una tonnellata di eroina nascosta in una nave da carico della Repubblica Democratica del Congo, nel corso di un raid in acque internazionali. Si è trattato del sequestro più grande che la polizia turca ha effettuato recentemente. Nel comunicato emesso dalle forse di sicurezza di Ankara si legge che l’operazione è stata lanciata dopo che la squadra anti-narcotici ha ricevuto una soffiata secondo cui “l’imbarcazione congolese stava trasportando un’importante consegna di droga diretta in Turchia”. La marina turca, la Guardia Costiera e le forze speciali della provincia di Mersin, ad est del Mediterraneo, hanno preso parte ai raids, sequestrando 40 sacchi contendenti 1,071 chilogrammi di eroina, contenuta in un compartimento segreto della nave. Inoltre, 9 membri dell’equipaggio sono stati trattenuti e l’imbarcazione è stata condotta alla base navale di Marmais, a sud-ovest della Turchia. Secondo le stime della polizia, il carico di droga aveva un valore pari a 57 milioni di dollari. La Turchia costituisce una dei principali paesi di transito per i trafficanti di eroina e di cannabis dall’Afghanistan all’Europa, all’Asia e all’Africa. Occasionalmente, la polizia anti-narcotici conduce operazioni di controllo nelle acque internazionali per contrastare il traffico illegale.

Il Congo, paese ricco di risorse, ha guadagnato l’indipendenza dal potere coloniale del Belgio nel 1960 senza, tuttavia, avere mai attraversato una transizione di potere pacifica. La situazione attuale potrebbe sfociare in una guerra civile. I leader dell’opposizione hanno firmato un accordo fragile, con la coalizione di governo e gli alleati del presidente, in cui viene richiesto al presidente di ritirarsi dopo le elezioni programmate per la fine del 2017.

Missione delle Nazioni Unite in Congo, MONUSCO. Fonte: Wikimedia Commons

Missione delle Nazioni Unite in Congo, MONUSCO. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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