Il Pentagono denuncia presenza militare cinese nel Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 10 giugno 2017 alle 7:07 in Asia Cina

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Il rapporto del Pentagono sulla difesa della Cina, oltre ad accusare Pechino di voler espandere la sua influenza militare costruendo basi militari all’estero, riprende anche il tema spinoso del Mar Cinese Meridionale e della presenza cinese in quelle acque.

Le azioni della Cina nel Mar Cinese Meridionale hanno causato grande preoccupazione in tutta la regione circa le intenzioni di Pechino nel lungo periodo. La Cina ha costruito diverse piattaforme sugli isolotti artificiali in grado di sostenere armamenti militari.

“Alla fine del 2016, la Cina stava costruendo 24 hangar da combattimento, alcune postazioni con armi fisse, barricate, edifici amministrativi e infrastrutture per la comunicazione in tre punti delle isole Spratly”, si legge nel rapporto.

Pechino rivendica la sovranità sulla maggior parte delle acque del Mar Cinese Meridionale, una zona marittima ricca di risorse come giacimenti di gas naturale e di petrolio e in cui annualmente transitano merci dal valore che supera i 3 mila miliardi di dollari. Tutti gli altri paesi che si affacciano sul Mar Cinese Meridionale, come Taiwan, le Filippine, il Brunei, la Malesia e il Vietnam rivendicano la sovranità su diverse porzioni di quel mare e hanno, nel tempo, occupato alcune delle isole che vi sorgono. Tra le dispute più note in quell’area vi è la richiesta di arbitrato internazionale alla Corte dell’Aia presentata unilateralmente dalle Filippine contro la Cina in merito alla sovranità sulle isole Spratly (che la Cina chiama Nansha). La Corte dell’Aia ha dato ragione alla rivendicazione delle Filippine nel luglio 2016, tuttavia il cambio di leadership a Manila e l’entrata in carica del presidente Duterte ha portato a un allentamento della tensione con Pechino. Gli Stati Uniti sono coinvolti nelle dispute in modo marginale, ma desiderano a ogni costo che le acque del Mar Cinese Meridionale mantengano il loro status di acque internazionali e non cadano sotto il controllo militare cinese.

La Cina insieme all’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) – che riunisce tutti gli altri paesi coinvolti nella disputa – sta lavorando a un “codice di condotta” condiviso che dovrebbe essere completato entro la fine del 2017 e mira a prevenire incidenti nelle acque contese.

Pechino condanna l’intromissione degli Stati Uniti nella disputa regionale e ritiene che “l’intensificazione della presenza delle forze militari statunitensi nella regione e l’invio frequente di vascelli in operazioni di ricognizione aumenta la tensione nella zona”, secondo quanto dichiarato dal ministero della difesa di Pechino.

Il portavoce della difesa cinese, Wu Qian, ha diffuso un comunicato per rispondere alle affermazioni contenute nel rapporto sullo sviluppo della difesa cinese del Pentagono e lo ha definito un modo per diffondere l’idea di una “minaccia militare cinese” che è destinato a generare tensione nei rapporti tra Cina e Usa. Wu Qian ribadisce che la presenza dell’esercito cinese nel Mar Cinese Meridionale e in quello Orientale è mirata puramente a “difendere e tutelare la sovranità e la sicurezza nazionale da un lato e la pace e stabilità regionale dall’altro. Il comunicato del ministero della difesa di Pechino termina con l’auspicio di maggiore dialogo e cooperazione con gli Stati Uniti nell’ambito delle forze armate e chiede agli Usa di guardare alle operazioni militari cinesi con occhio obiettivo e razionale.

Le Isole Spartly, isole contese del Mar Cinese Meridionale. Le bandiere indicano i Paesi che le occupano/rivendicano.

Le Isole Spartly, isole contese del Mar Cinese Meridionale. Le bandiere indicano i Paesi che le occupano/rivendicano.

di Redazione

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