Il Kurdistan al voto in settembre per l’indipendenza

Pubblicato il 10 giugno 2017 alle 14:13 in Iraq Medio Oriente

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Secondo quanto riferito dal primo capo di Diwan, Fuad Mohamad Hussein, il Presidente della Regione del Kurdistan, Masoud Barzani, in accordo con le forze politiche della Regione, ha indetto per il prossimo 25 settembre un referendum sull’indipendenza della regione “affinché il popolo curdo eserciti il suo diritto all’autodeterminazione”.

Al popolo curdo verrà posto esplicitamente il quesito sulla possibile “indipendenza della Regione del Kurdistan e delle aree curde fuori dall’amministrazione del territorio” e sulla “creazione di uno stato indipendente”. Il referendum interesserà, infatti, sia la Regione del Kurdistan – che include i governatorati di Erbil, Dohuk e Sulaymaniyah – sia le aree curde non soggette all’autorità della Regione, ovvero le zone nel nord dell’Iraq, in particolare la provincia di Kirkuk, rivendicata  dai curdi e  dal governo federale iracheno.

Il referendum non avrà un esito immediatamente operativo; come ha sottolineato il Presidente Barzani, esso  “non significa che il popolo curdo dichiarerà l’indipendenza del proprio Stato non appena comunicati i risultati, significa invece che tutti sapranno cosa desidera il popolo curdo per il proprio futuro e come sceglierà il proprio destino”.

Le principali voci contrarie all’annuncio sono giunte da Baghdad ed Ankara. Il Ministero degli Esteri turco ha dichiarato in un comunicato che “tenere un referendum riguardo all’indipendenza il 25 settembre sarebbe un errore fatale” e renderebbe la regione ancora più instabile, mentre il portavoce del governo iracheno ha annunciato che Baghdad si opporrà a qualsiasi azione dei curdi verso l’indipendenza.

Tuttavia, secondo le parole del capo di Diwan, la decisione è stata presa dal Presidente sulla base della legislazione della Regione del Kurdistan e del principio dell’’autodeterminazione dei popoli, nell’interesse dell’intera popolazione curda. Barzani ha tenuto a ribadire  che “il popolo curdo, a partire dalla creazione dello Stato dell’Iraq, ha lottato per stabilizzare i propri diritti nazionali”, ottenendo “molte promesse che tuttavia non sono state mantenute dal governo iracheno. “Al contrario”,  ha denunciato il Presidente, “il governo ha attuato una politica di emarginazione, rispondendo con il fuoco. Inoltre il popolo curdo ha assistito a molte tragedie, come il genocidio, le migrazioni forzate, la distruzione di villaggi, città e infrastrutture economiche e l’uso di gas asfissianti contro i civili”.

Nella sua risoluzione regionale, il Presidente si è soffermato anche sulla situazione dell’Iraq, dove a partire dal 2003 tutte le comunità, compresa quella curda, hanno contribuito alla costruzione di un nuovo stato nazionale, fondato sui principi della democrazia, del multipartitismo, dell’unione volontaria di tutte le componenti nazionali e religiose. Insieme, le varie componenti hanno creato le condizioni per  una nuova entità politica  ponendo le basi per la redazione di una costituzione che garantisca i diritti di tutti.

Nell’analisi del Presidente Barzani questo travagliato processo non è stato sufficiente: l’Iraq soffre ancora di abusi costituzionali e dell’emarginazione di alcune comunità nazionali, fra le quali quella curda. In particolare, il Presidente si è soffermato sulla “mancata tutela dei diritti dei curdi”, che “dopo molte consultazioni e discussioni con le parti politiche” ha portato alla decisione di indire un referendum il 25 settembre prossimo.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

bandiera del Kurdistan. Fonte: Wikimedia Commons

bandiera del Kurdistan. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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