Crisi del Golfo: pubblicata lista di sospettati legati al Qatar

Pubblicato il 10 giugno 2017 alle 6:22 in Medio Oriente Qatar

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L’emittente degli Emirati Arabi Uniti (UAE), Al-Arabiya, ha pubblicato una lista di 59 individui e 12 istituzioni che Abu Dhabi ritiene abbiano finanziato organizzazioni terroristiche, ricevendo supporto dal Qatar.

Tale lista è stata compilata congiuntamente da UAE, Arabia Saudita, Egitto, e Bahrein. La notizia è stata annunciata dall’emittente degli Emirati, attraverso il seguente comunicato: “Il regno dell’Arabia Saudita, la Repubblica araba d’Egitto, gli UAE e il regno del Bahrein sono uniti nella guerra al terrorismo, nel contrasto dei suoi finanziamenti, e nella lotta contro l’ideologia estremista tutti i relativi strumenti di diffusione. Inoltre, tali paesi stanno collaborando per proteggere le società dall’impatto della minaccia terroristica”. La dichiarazione mira a condannare “le continue violazioni effettuate dalle autorità di Doha, le quali non hanno rispettato gli accordi e gli impegni presi con la firma del Riyadh Agreement, nel 2013, sul contrasto del terrorismo e di tutte quelle organizzazioni che minacciano la sicurezza degli Stati”. L’emittente degli UAE, infine, ha specificato che la maggior parte degli individui e delle entità presenti sulla lista sono collegate al Qatar e dimostrano chiaramente le duplici politiche del governo di Doha.

In reazione, il Qatar ha smentito le accuse sollevate da Riyad, Abu Dhabi, Manama e del Cairo, dicendo che le indiscrezioni sono false ed infondate.

La pubblicazione di tale lista è stata l’ultima mossa contro il Qatar nell’ambito della crisi diplomatica in corso. La scintilla che ha fatto scoppiare le tensioni è stata la pubblicazione, da parte della Qatar New Agency, il 24 maggio, di alcune notizie controverse riguardo al presidente americano, Donald Trump, all’Iran, ad Israele e Hamas e all’emiro Tamim. Nonostante le autorità di Doha abbiano immediatamente smentito le indiscrezioni, dicendo che l’agenzia di stampa locale era stata hackerata, il 5 giugno, Arabia Saudita, UAE, Bahrein ed Egitto hanno annunciato la fine dei rapporti diplomatici con il Qatar, richiamando i propri ambasciatori da Doha. Ad oggi, sono in tutto 12 i paesi che hanno tagliato le relazioni con il paese del Golfo – oltre ai primi quattro si sono aggiunti lo Yemen, le Maldive, il governo illegittimo dell’est della Libia, la Giordania, le Mauritius, la Mauritania, il Senegal e il Chad. Recentemente, Abu Dhabi ha stabilito che qualsiasi esternazione a favore di Doha sui social networks verrà considerata un reato e sarà punibile di fronte alla legge.

Il Kuwait si è subito offerto come intermediario e, il 6 giugno, l’emiro Sheikh Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah, ha incontrato il sovrano saudita Salman, presso il palazzo reale a Gedda, per discutere sulla crisi diplomatica in corso.

Allo stesso modo, la Turchia, la quale intrattiene relazioni amichevoli sia con il Qatar, sia con gli altri paesi del Golfo, si è offerta di aiutare a risolvere la disputa diplomatica. Ankara ha esortato gli Stati coinvolti a dialogare e a raggiungere una soluzione pacifica. Il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha riferito che, nonostante ci siano problemi, “il dialogo deve prevalere su tutte le altre circostanze”. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, la sera del 5 giugno, ha colloquiato telefonicamente con i leaders del Qatar, della Russia, del Kuwait e dell’Arabia Saudita, sottolineando l’importanza della pace e della stabilità della regione, e la necessità di scegliere una soluzione diplomatica per allentare le tensioni. Il 7 giugno, a soli due giorni dall’inizio della crisi, il Parlamento turco ha ratificato un accordo militare per inviare le proprie truppe in una base militare turca stanziata in Qatar, per mostrare il proprio supporto a Doha. Tale patto era stato firmato nell’aprile 2016 nella capitale qatarina con il fine di aumentare la collaborazione militare tra i due paesi. L’installazione della base militare turca in Qatar, la quale ospita già 200 soldati e può ricevere più di 5,000 truppe, risale al 2014. I due paesi presentano una storia di rapporti amichevoli. Oltre ad essersi schierati dalla stessa parte nel corso di passati conflitti regionali, offrendo supporto alla rivoluzione egiziana e condannando il golpe militare dell’attuale presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, sia la Turchia, sia il Qatar non considerano la Fratellanza Musulmana e Hamas organizzazioni terroristiche. Inoltre, Ankara e Doha stanno seguendo la stessa strategia di “bilanciamento” nelle relazioni con l’Iran.

Al-Jazeera English ha riportato che, ad avviso di molti analisti, l’Arabia Saudita e gli UAE, grazie soprattutto al recente supporto e incoraggiamento ricevuto dal presidente americano Donald Trump, stanno cercando di formare un fronte per isolare Teheran. Secondo Can Kasapoglu, analista della difesa turco, la Turchia considera i propri legami di sicurezza con il Qatar un pilastro strategico indispensabile per il proprio ruolo nella regione, e “ciò dimostra che Ankara non vuole alterare drasticamente la propria posizione di fronte alle  fluttuazioni regionali”.

Doha, capitale del Qatar. Fonte: Wikimedia Commons

Doha, capitale del Qatar. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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