Odebrecht: strumento della politica brasiliana in Angola

Pubblicato il 9 giugno 2017 alle 6:20 in America Latina Brasile

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Secondo le confessioni di Emilio Odebrecht e di Mônica Moura l’impresa avrebbe finanziato la campagna del presidente angolano José Eduardo dos Santos su richiesta dell’allora presidente Lula.

Lula e dos Santos nel 2010. Fonte: Wikimedia commons

Lula e dos Santos nel 2010. Fonte: Wikimedia commons

Un esborso di 50 milioni di dollari, 30 per un formale contratto tra lo stato angolano e il colosso dell’edilizia brasiliano al centro dello scandalo e 20 utilizzati sottobanco per finanziare la campagna per la rielezione di José Eduardo dos Santos, presidente dell’Angola dal 1979. È quanto emerso dalla confessione di Mônica Moura, impresaria e moglie del pubblicitario João Santana, che si sarebbe occupato personalmente di trasferire il denaro nelle casse del Movimento Popular de Libertação de Angola (MPLA), il partito di dos Santos.

Il finanziamento sarebbe avvenuto su richiesta dell’allora presidente del Brasile Luiz Ignacio “Lula” da Silva. Secondo la ricostruzione della magistratura brasiliana, la Odebrecht sarebbe stata uno strumento della politica brasiliana nei principali paesi lusofoni dell’Africa: Angola e Mozambico.

Odebrecht è di fatto proprietaria di metà dell’Angola – ha affermato Moura, la cui impresa ha gestito la comunicazione pubblicitaria del MPLA nel 2012. Odebrecht aveva interesse a mantenere dos Santos al potere, per garantirsi appalti per milioni di dollari – ha assicurato l’imprenditrice. Le dichiarazioni di Mônica Moura sono state confermate da Emilio Odebrecht.

Le aziende brasiliane, Odebrecht in testa, sono tra le più attive nel paese africano, in particolar modo nel campo delle infrastrutture, totalmente da ricostruire al termine della guerra civile durata dal 1975 al 2002. “Angola é nossa” (L’Angola è nostra) – slogan del Portogallo di Salazar durante la guerra d’indipendenza angolana – era diventato uno dei lemmi della dirigenza del colosso dell’edilizia brasiliano.

Se le autorità mozambicane stanno collaborando con quelle di Brasilia per dipanare la trama corruttiva che ormai coinvolge diciassette paesi (Angola, Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Messico, Mozambico, Panama, Perù, Repubblica Dominicana, Stati Uniti, Svizzera e Venezuela), lo stesso non si può dire di quelle angolane.

La Procura Federale brasiliana ha infatti recentemente lamentato che le autorità giudiziarie di Luanda non abbiano fatto richiesta degli atti riguardanti le attività illegali commesse in Angola o concernenti cittadini angolani, né abbiano messo a disposizione del Brasile le informazioni in loro possesso.

Il Brasile e l’Angola, i due più grandi e popolosi paesi lusofoni al mondo, mantengono importanti relazioni diplomatiche, economiche e culturali. Il paese latinoamericano fu il primo a riconoscere l’indipendenza del paese africano nel 1975. Gli scambi commerciali ammontano a circa 700 milioni di dollari, e fin dal 2007 sono brasiliane le principali imprese straniere che investono in Angola.

Traduzione dal portoghese e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.