Crisi del Golfo: sono 12 i paesi che hanno richiamato i propri ambasciatori dal Qatar

Pubblicato il 9 giugno 2017 alle 6:16 in Medio Oriente Qatar

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La crisi diplomatica nel Golfo  è scoppiata ufficialmente il 5 giugno, con l’annuncio dell’Arabia Saudita, del Bahrein, degli Emirati Arabi Uniti, e dell’Egitto della fine delle relazioni diplomatiche con il Qatar per una questione di sicurezza nazionale, in quanto Doha è accusata di avere stretti legami con il terrorismo. Per questo motivo, sono stati interrotti i traffici aerei ed è stato chiesto ai diplomatici qatarioti di rientrare nel proprio paese entro 48 ore. Il governo yemenita guidato da Mansour Hadi, riconosciuto a livello internazionale, ha seguito gli altri paesi ed ha annunciato la rottura delle relazioni con il Qatar, il quale è stato espulso dalla coalizione saudita che combatte i ribelli sciiti Houthi in Yemen dal marzo 2015. I governi delle Maldive e quello della Libia dell’est, illegittimo, guidato dal primo ministro Abdullah al-Thinni, hanno annunciato di voler rompere a loro volta i rapporti diplomatici con Doha, insieme alla Giordania. Il 6 giugno, la Mauritania e le Mauritius hanno annunciato di voler interrompere i legami con Doha, mentre il 7 giugno, il Senegal ha annunciato di voler richiamare i propri ambasciatori in Qatar e di sostenere Riyad nella decisione di tagliare i legami con il paese del Golfo. Ieri, il Chad ha richiamato i propri ambasciatori dal Qatar, facendo salire Il numero dei paesi che hanno tagliato i rapporti con Doha a 12.

La CNN ha reso noto che, secondo le indagini dell’FBI, la Qatar News Agency è stata hackerata dalla Russia. La settimana scorsa, in seguito alla pubblicazione di notizie controverse dalla Qatar News Agency, il 24 maggio, era stato comunicato che una squadra dell’FBI era stata inviata in Qatar per aiutare il governo locale. L’intelligence americana adesso sospetta che la Russia sia dietro al cyber-attacco subito da Doha, il quale ha portato allo scoppio dell’attuale crisi diplomatica. Tuttavia, non è ancora chiaro se gli ufficiali statunitensi siano risaliti ad un’organizzazione criminale russa o se ai servizi segreti del Cremlino. La CIA e l’FBI non hanno rilasciato commenti; un portavoce dell’ambasciata del Qatar a Washington ha riferito che i risultati delle indagini verranno presto resi noti.

Il ministro degli esteri saudita, Adel Al-Jubeir, ha dichiarato che, se il Qatar vuole normalizzare i rapporti con Riyad, deve sospendere immediatamente il supporto ai gruppi estremisti. Jubeir ha specificato che il proprio paese non avrebbe voluto danneggiare Doha, ma non ha avuto altra scelta. “Il Qatar deve interrompere subito l’appoggio alla Fratellanza Musulmana e a Hamas”, ha dichiarato il ministro, aggiungendo che l’Arabia Saudita “vuole che Doha sia un’alleata per cercare la stabilità e la pace della regione del Golfo”. Tale dichiarazione è stata fatta in seguito all’annuncio della Giordania, la quale ha comunicato la riduzione delle relazioni diplomatiche con il Qatar, revocando anche la licenza all’emittente qatariota Al-Jazeera. Il portavoce del Ministero di Stato per gli Affari dei Media e del Governo, Mohammed Momani, ha riferito che, “dopo aver studiato le cause della crisi, il governo di Amman ha deciso di ridurre i rapporti diplomatici con Doha”. Il portavoce ha aggiunto che le autorità giordane sperano che la crisi finisca presto, assicurando la cooperazione tra i paesi arabi.

Intanto, l’emiro del Kuwait, Sheikh Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah, il 6 giugno, ha incontrato il sovrano saudita Salman, presso il palazzo reale a Gedda, per discutere sulla crisi diplomatica in corso con il Qatar. All’incontro erano presenti diversi ufficiali sauditi, tra cui il vice-principe Muhammad bin Salman, il premier e ministero della difesa del regno, Khaled Al-Faisal. Dall’altra parte, l’emiro Al-Sabah era accompagnato da una delegazione di diplomatici kuwaitiani. I due leaders hanno confermato le relazioni amichevoli che intercorrono tra i propri paesi, scambiandosi i saluti e gli auguri per il Ramadan. Alla fine del meeting, la Kuwait News Agency ha pubblicato un comunicato in cui si legge che re Salman si è mostrato disponibile e in favore della stabilità del Gulf Cooperation Council (GCC). Il viaggio dell’emiro di Kuwait City in Arabia Saudita è  stato in linea con la decisione del Kuwait di essersi offerto come mediatore per cercare di porre fine alla crisi in corso.

Nonostante l’annuncio dell’esercito americano, il quale ha dichiarato che la crisi non avrà alcun impatto sulle proprie attività in Qatar, il presidente Donald Trump, ieri, si è schierato dalla parte dell’Arabia Saudita e degli altri paesi che hanno deciso di interrompere i legami con il Qatar. Il leader americano ha scritto su Twitter: “Durante il mio recente viaggio in Medio Oriente ho detto che il finanziamento all’ideologia radicale doveva finire. I leaders arabi hanno puntato il dito contro il Qatar, guardate”. Tale affermazione ha sollevato diversi interrogativi, soprattutto in relazione alla decisione del Pentagono di mantenere le truppe americane presso la base militare di al-Udeid, la più grande del Medio Oriente da dove le forze della coalizione internazionale a guida USA fanno partire i jets che bombardano l’ISIS in Siria e in Iraq. Gli ufficiali del Pentagono hanno cercato di tamponare la situazione, dicendo ai giornalisti che gli Stati Uniti sono grati per il sostegno militare del Qatar e che non hanno intenzione di cambiare la propria posizione nei suoi confronti. Il segretario della difesa americano, James Mattis, ieri, ha colloquiato telefonicamente con la controparte qatariota per cercare di mantenere il dialogo tra i due paesi aperto e confermare la cooperazione militare.

Il 24 maggio la Qatar New Agency ha pubblicato alcune notizie controverse riguardo al presidente americano, Donald Trump, all’Iran, ad Israele e Hamas e all’emiro Tamim. Ad avviso dell’emittente, non solo il Qatar aveva ordinato il ritiro dei propri ambasciatori dagli altri paesi del GCC e dall’Egitto, ma il sovrano qatariota aveva anche dichiarato che tra il proprio paese e gli USA erano in corso tensioni e che l’Iran era una “grande potenza”. In reazione a tali notizie, il Bahrein, l’Egitto, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno bloccato Al-Jazeera, insieme ad altri emittenti qatarioti, accusando Doha di aver rotto i legami con i paesi del GCC. Gli ufficiali del Qatar hanno immediatamente smentito le affermazioni attribuite al proprio sovrano, spiegando che “un’entità sconosciuta” aveva hackerato la Qatar News Agency, pubblicando notizie false, e che sarebbe stata iniziata immediatamente un’indagine per far luce sull’accaduto. Tale l’episodio è avvenuto pochi giorni dopo la visita ufficiale di Donald Trump a Riyad, durante la quale, in occasione di un meeting con i leaders del mondo musulmano, il presidente americano aveva tenuto un discorso con cui aveva esortato tutti i paesi ad unirsi per contrastare le azioni destabilizzanti dell’Iran. Doha è stata ripetutamente accusata di supportare il terrorismo, in quanto non considera entità terroristiche né Hamas, né la Fratellanza Musulmana. Per questo motivo, il Qatar ha ospitato, e ospita tutt’ora, esponenti della Fratellanza. Tuttavia, in un’intervista con Arab News il 18 maggio, il ministro degli esteri qatariota ha affermato che il proprio paese non sponsorizza la Fratellanza Musulmana ma che, allo stesso tempo, non la ritiene un gruppo terroristico perché non esercita alcuna minaccia contro la sicurezza del proprio paese. Inoltre, l’emiro qatariota al-Thani ha specificato che il Qatar non permette agli esponenti della Fratellanza che sta ospitando di usare il territorio dello Stato “come una piattaforma dal quale attaccare altri paesi”.

Ieri, il procuratore generale degli Emirati Arabi uniti, Hamad Saif Al-Shamsi, ha annunciato che “mostrare simpatia verso il Qatar sui social media verrà considerato un cyber-crime e sarà punibile di fronte alla legge”. Al-Shamsi ha specificato che la pena potrebbe prevedere l’incarcerazione da 3 a 15 anni e almeno una multa da 136,000 dollari. La decisione è stata giustificata dicendo che è “una risposta alle politiche aggressive e irresponsabili del Qatar nella regione”.

Al-Arabiya English ha pubblicato una notizia, in cui rende noto che le guardie della Islamic Revolutionary Guard iraniana stanno proteggendo l’emiro del Qatar all’interno del suo palazzo. La fonte di tale informazione sarebbe egiziana, la quale ha spiegato che le guardie sono giunte a Doha con la copertura di effettuare un addestramento.

Bandiera del Qatar. Fonte: Wikimedia Commons

Bandiera del Qatar. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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