Yildirim ha annunciato l’inizio delle operazioni a Raqqa da parte della coalizione a guida USA

Pubblicato il 5 giugno 2017 alle 12:11 in Medio Oriente Turchia

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Il primo ministro turco, Binali Yildirim, ha annunciato che la coalizione internazionale a guida USA ha lanciato l’operazione per liberare Raqqa, roccaforte principale dei terroristi dell’ISIS in Siria, la notte del 2 giugno.

“Gli USA hanno informato le autorità di Ankara prima del lancio dell’iniziativa”, ha spiegato Yildirim sabato scorso. Le People’s Protection Units (YPG), braccio armato delle Syrian Democratic Forces, partecipano all’operazione come uniche forze di terra, con il supporto aereo della coalizione americana. Per lungo tempo, le YPG hanno cercato di circondare Raqqa, tagliando tutti i collegamenti esterni della città. L’amministrazione Trump, il 9 maggio, ha annunciato l’invio di armi da parte degli Stati Uniti ai combattenti curdo-siriani, considerati un alleato chiave per la liberazione di Raqqa. Tale decisione ha acceso le tensioni con la Turchia, la quale considera le YPG un’organizzazione terroristica affiliata al Kurdistan Workers’ Party (PKK), che opera dal 1978 contro il governo centrale turco per ottenere l’indipendenza.

È attesa la pubblicazione del comunicato ufficiale della coalizione anti-ISIS sull’inizio delle operazioni. Il 3 giugno, un portavoce delle YPG aveva reso noto che l’offensiva contro Raqqa sarebbe stata lanciata nei giorni seguenti; tuttavia, Ankara ha confermato di aver ricevuto le informazioni dell’inizio dei combattimenti dagli USA.

Yildirim ha ribadito che la Turchia non accetta il supporto americano alle YPG e che il proprio paese non esiterà a prendere misure nel caso in cui i curdi attentassero alla sicurezza nazionale. “Non cambieremo strategia; tutte le organizzazioni terroristiche, all’interno o all’esterno del nostro paese, sono bersagli”, ha affermato il primo ministro turco. Dall’altra parte, gli Stati Uniti hanno rassicurato Ankara, dicendo che l’invio di armi ai combattenti curdo-siriani verrà monitorato accuratamente per evitare che il materiale militare finisca nelle mani sbagliate e possa essere utilizzato contro la Turchia.

In un articolo pubblicato su al-Monitor, il giornalista turco Fehim Tastekin ha spiegato che, nonostante la Turchia non abbia posto il veto alla decisione della NATO di unirsi alla coalizione a guida USA che combatte l’ISIS in Siria e in Iraq, Ankara ritiene che tale mossa sia stata fatta per rafforzare la posizione delle YPG. In occasione del summit dell’Alleanza a Bruxelles, tenutosi il 25 maggio, i leaders della NATO hanno annunciato di volersi unire alla coalizione anti-ISIS formata da 68 Stati e guidata dagli USA. Ad avviso di Fehim Tastekin, la decisione dell’Alleanza è stata presa per compiacere il presidente americano Donald Trump, il quale aveva definito la NATO “obsoleta”, chiedendo agli Stati membri di rispettare la spartizione degli oneri. Trump stesso è rimasto positivamente colpito dal ritiro delle obiezioni mosse dalla Francia, dalla Germania e dall’Italia, le quali non volevano che la NATO partecipasse alle operazioni in Siria e in Iraq. In condizioni normali, anche la Turchia, seconda principale forza militare della NATO, avrebbe dovuto apprezzare l’accaduto ma, nella situazione attuale, la decisione dell’Alleanza non rispetta i desideri Ankara, la quale vorrebbe che la coalizione a guida USA smettesse di sostenere le YPG. Dopo il summit di Bruxelles, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan ha commentato: “Abbiamo discusso riguardo alla questione delle YPG con i paesi europei che fanno parte della NATO e abbiamo spiegato la nostra posizione; l’Alleanza ha dichiarato di non avere un’opinione positiva delle YPG, ma gli USA stanno per iniziare un’offensiva affianco dei combattenti curdo-siriani. Ancora una volta, ripetiamo che se verrà commesso un errore contro il nostro paese, interverremo sia in Siria, sia in Iraq”. La posizione del presidente turco è chiara: la partecipazione della NATO nelle operazioni contro l’ISIS non impedirà l’appoggio americano alle YPG, ma la Turchia continuerà ad attaccare i combattenti curdi lungo i propri confini.

Ad avviso di Fikret Bila, il quale ha accompagnato Erdogan al summit di Bruxelles, è evidente che gli USA hanno preferito collaborare con le YPG, armandole, invece che con la Turchia. I combattenti curdi cercano di guadagnare consensi politici in cambio del proprio impegno contro l’ISIS, dal momento che il loro obiettivo è quello di raggiungere l’autonomia nel nord della Siria per formare uno Stato indipendente. Per questo motivo, il supporto della NATO alle operazioni potrà essere visto come un appoggio implicito alle YPG, ha spiegato Bila, il quale sostiene che gli eventi potrebbero portare verso una crisi di fiducia tra la Turchia e l’Alleanza.

Binali Yildirim, primo ministro turco. Fonte: enkremlin.ru

Binali Yildirim, primo ministro turco. Fonte: enkremlin.ru

di Redazione

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