Le attività controverse della Turchia in Siria

Pubblicato il 31 maggio 2017 alle 6:22 in Medio Oriente Turchia

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Il 4 maggio, in occasione dei colloqui di Astana 4, in Kazakistan, la Turchia e l’Iran hanno firmato la proposta russa che chiedeva l’istituzione di safe zones in Siria, dalle quali iniziare a sedare il conflitto. Successivamente, nel corso di maggio, è stato reso noto che Ankara fosse pronta ad inviare le proprie truppe a Idlib, città siriana sotto il controllo dell’opposizione, dove stabilire una zona sicura, insieme alla costruzione di nuove scuole, ospedali e altri progetti per i residenti dell’area. Inoltre, i soldati turchi avrebbero dovuto addestrare 10,000 militanti della Free Syrian Army che avevano partecipato alla Operation Euphrate Shiled, il cui obiettivo era quello di mettere in sicurezza i confini tra la Siria e la Turchia dall’ISIS e dai combattenti del Kurdistan Workers’ Party (PKK) e i suoi affiliati, considerati terroristi da Ankara.

In un articolo pubblicato su al-Monitor, Fehin Tastekin sostiene che la Turchia, in Siria, abbia altri progetti in mente oltre alla lotta contro l’ISIS. L’autore spiega che Ankara, in seguito alla fine dell’operazione Euphrate Shield, lanciata il 24 agosto 2016 e conclusasi il 29 marzo 2017, si è approfittata della propria missione nel paese mediorientale per attaccare i membri delle Peoples’ Protection Units (YPG), braccio armato delle Syrian Democratic Forces (SDF), le quali combattono insieme alla coalizione internazionale guidata dagli USA nella lotta contro l’ISIS. Le YPG sono tutt’ora una grossa fonte di tensione tra Ankara e Washington, dal momento che il presidente americano, Donald Trump, il 9 maggio, ha ordinato l’invio di armi ai combattenti curdo-siriani, considerati un alleato chiave nell’imminente offensiva che dovrebbe liberare Raqqa dall’ISIS, ma ritenuti un’organizzazione terroristica al pari del PKK da Ankara.

Oltre agli attacchi contro i curdi in Siria, ad avviso di Fehin Tastekin, i media turchi stanno diffondendo una propaganda falsa riguardo alle attività di Ankara nelle zone liberate dall’ISIS in Siria, quali Jarabalus e al-Bab. In base a quanto riportato dai media locali turchi, la Turchia sta portando avanti diversi progetti benefici in tali aree, ed ha permesso il rientro di quasi un milione di persone che avevano dovuto abbandonare le zone in precedenza. In realtà, sembra che l’intelligence turca (MIT) abbia reclutato diverse milizie locali per assicurare la presenza delle autorità di Ankara in tali aree. Questa ipotesi è confermata da alcuni aspetti che sono stati omessi dai media turchi, come i costanti abusi di potere nelle aree controllate da parte dei gruppi adescati da Ankara, attacchi ripetuti contro le YPG e manipolazioni della demografia della zona a discapito dei curdi.

Tali informazioni sono state rese note da diverse fonti curde. Hajj Ahmed, comandante del gruppo Jaish al-Thuwar, attivo nella zona ad ovest del fiume Eufrate controllata dai curdi, ha riferito che l’esercito di Ankara ha fatto svuotare 70 villaggi curdi, mettendoli a disposizione delle famiglie dei ribelli siriani trasferiti da altre regioni della Siria. Ahmed ha definito tale azioni un vero e proprio “intervento demografico”. Altre due fonti curde hanno confermato ad al-Monitor quanto raccontato dal comandante, spiegando che i villaggi sottratti ai curdi sono stati popolati con i membri dell’opposizione siriana che erano stati precedentemente evacuati da Homs e dal distretto di Waer.

Tuttavia, i curdi non sono l’unico problema della regione, dal momento che i militanti addestrati dalla Turchia non si stanno dimostrando capaci di controllare efficacemente l’area. In seguito all’eliminazione dell’ISIS, i gruppi reclutati da Ankara hanno iniziato a farsi la guerra tra di loro per accaparrarsi il controllo della zona e delle risorse presenti.

Fehin Tastekin conclude dicendo che, se da una parte non è ancora chiara la spartizione dei territori in Siria tra l’esercito turco e l’opposizione siriana, dall’altra è evidente che la Turchia sta portando avanti una propaganda che la dipinge come portatrice legge e ordine nelle zone siriane liberate dall’ISIS.

In alto, la bandiera turca; in basso, la bandiera siriana. Fonte: Wikimedia Commons

In alto, la bandiera turca; in basso, la bandiera siriana. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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