Myanmar: fallimento dei negoziati governo-ribelli

Pubblicato il 30 maggio 2017 alle 10:18 in Asia Myanmar

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 I negoziati per porre fine a una guerra civile che è andata avanti per decenni in Myanmar si sono dimostrati fallimentari, secondo un portavoce del governo birmano. La causa del mancato accordo sarebbero state le eccessive richieste di autonomia da parte dei gruppi etnici ribelli, che secondo l’esercito porterebbero a una spaccatura del paese.

Il governo di Aung San-Suu Kyi ha sempre considerato il raggiungimento di un accordo di pace con i diversi gruppi etnici del paese un pilastro della sua amministrazione, ma gli scontri degli ultimi mesi e le decine di migliaia di profughi da essi generati, hanno reso la situazione più difficile.

La seconda turnata negoziale supervisionata dal Premio Nobel per la Pace si conclude martedì 30 maggio e gli ufficiali del governo hanno già fatto sapere che non ci sono state concessioni in merito all’idea di creare uno stato federale o di aumentare l’autonomia di alcune regioni, come richiesto dai ribelli.

“Il risultato dei negoziati sarà meno positivo di quanto le persone si aspettano”, ha dichiarato Zaw Htay, portavoce dell’ufficio presidenziale, domenica 28 maggio, aggiungendo che “non è stato raggiunto nessun accordo sulla questione della divisione politica”.

“I cittadini, l’esercito e il governo sono preoccupati che l’unità del paese andrà in frantumi se non ci impegniamo abbastanza”, la secessione è una grande preoccupazione per l’esercito che ha fanno dell’unità del paese il suo slogan. L’esercito ha governato il Myanmar con il pugno di ferro per più di mezzo secolo e ora, sebbene il paese sia guidato da un governo civile, ha ancora molto potere.

Il Myanmar ha vissuto una delle guerre civili più lunghe al mondo, a causa della sua composizione etnica con molte minoranze che vivono soprattutto nelle zone di confine, le più povere e montuose del paese.

I negoziatori governativi, l’esercito e i rappresentanti dei gruppi ribelli hanno passato cinque giorni cercando di trovare un accordo di pace. Erano pochi gli analisti ad aspettarsi la sigla del cessate il fuoco in tutto il paese auspicato da Aung San-Suu Kyi, ma c’era speranza che si potesse giungere alla creazione di una qualche forma di sistema federale o di uno che potesse garantire maggiore autonomia alle minoranze etniche.

In molti in Myanmar speravano che il primo governo liberamente eletto dal popolo dopo decenni potesse mettere fine ai conflitti tra le diverse etnie che hanno causato la perdita di migliaia di vite e fatto sì che il paese continuasse ad essere immerso nella povertà. Suu Kyi ha dichiarato che molti gruppi ribelli non hanno ascoltato le preoccupazioni del governo, causando il fallimento della possibilità di raggiungere un più ampio accordo.

La realtà dei fatti è che la turnata negoziale è avvenuta in un momento in cui, dall’ottobre 2016, è in corso la più grande campagna militare nel nord del paese dagli anni ottanta. Dopo un attacco ad alcune stazioni di polizia da parte di attivisti militanti di etnia islamica Rohingya, l’esercito ha iniziato un’operazione ancora in corso che ha causato la fuga dallo stato settentrionale di Rakhine di più di 80mila persone che hanno cercato rifugio oltre il confine in Bangladesh o in Cina.

Bandiera del Myanmar, Fonte: Wikipedia Commons

Bandiera del Myanmar, Fonte: Wikipedia Commons30

di Redazione

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