Colloquio telefonico tra Rouhani e l’emiro del Qatar in seguito alle tensioni tra i paesi del GCC

Pubblicato il 29 maggio 2017 alle 10:01 in Medio Oriente Qatar

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Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, il 27 maggio, ha telefonato all’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani, esortando al miglioramento delle relazioni tra l’Iran ed i paesi del Golfo Persico.

Nel corso del colloquio, Rouhani ha affermato che il proprio paese attribuisce un significato molto importante al rapporto con gli Stati vicini, soprattutto con il Qatar. “Le nazioni della regione necessitano di una maggiore cooperazione e consultazione per risolvere le crisi, e noi siamo pronti a farlo”, ha spiegato il leader iraniano, aggiungendo: “Crediamo di poter rimuovere gli ostacoli esistenti e rafforzare i legami attraverso una convinta determinazione”. Dall’altra parte, Sheikh Tamim ha affermato che il dialogo tra l’Iran ed i paesi del Golfo dovrebbe continuare, e che non ci saranno difficoltà per i rapporti tra Teheran e Doha. Anche a suo avviso, una maggiore collaborazione regionale porterebbe beneficio alle crisi in corso.

Qualche ora dopo la telefonata tra i due capi di Stato, il leader supremo iraniano, Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, ha criticato l’Arabia Saudita per essersi avvicinata troppo agli USA e per le vittime che sta causando in Yemen dove, dal marzo 2015, Riyad bombarda i ribelli sciiti Houthi. “Coloro che prendono tali misure contro i musulmani sono illegittimi, e l’illegittimità porterà al declino e al collasso”, ha affermato Khamenei.

La telefonata tra Rouhani e l’emiro del Qatar e le dichiarazioni di Khamenei arrivano alla fine di una settimana di tensioni tra i paesi del Gulf Cooperation Council (GCC), quali Arabia Saudita, Qatar, Kuweit, Oman, Emirati Arabi Uniti e Bahrein. Il 24 maggio, la Qatar New Agency ha pubblicato alcune notizie controverse riguardo al presidente americano, Donald Trump, all’Iran, ad Israele e Hamas e all’emiro Tamim. Ad avviso dell’emittente, non solo il Qatar aveva ordinato il ritiro dei propri ambasciatori dagli altri paesi del GCC e dall’Egitto, ma il sovrano qatariota aveva anche dichiarato che tra il proprio paese e gli USA erano in corso tensioni e che l’Iran era una “grande potenza”. In reazione a tali notizie, il Bahrein, l’Egitto, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno bloccato Al-Jazeera, insieme ad altri emittenti qatarioti, accusando Doha di aver rotto i legami con i paesi del GCC.

Gli ufficiali del Qatar hanno immediatamente smentito le affermazioni attribuite al proprio sovrano, spiegando che “un’entità sconosciuta” aveva hackerato la Qatar News Agency, pubblicando notizie false, e che sarebbe stata iniziata immediatamente un’indagine per far luce sull’accaduto. Tale l’episodio è avvenuto pochi giorni dopo la visita ufficiale di Donald Trump a Riyad, durante la quale, in occasione di un meeting con i leaders del mondo musulmano, il presidente americano ha tenuto un discorso con cui ha esortato tutti i paesi ad unirsi per contrastare le azioni destabilizzanti dell’Iran. In un articolo pubblicato su al-Monitor, Giorgio Cafiero ritiene che, nonostante Trump abbia ringraziato e lodato il Qatar, il quale ospita un’importante base militare, la Al-Udein Air Base, definendolo “un partner strategico”, l’Egitto e diversi esponenti della politica americana vedono nella nuova amministrazione statunitense un’opportunità per cambiare le relazioni tra Washington e Doha. A loro avviso, la Casa Bianca dovrebbe porsi con il Qatar in questo modo: se il paese è intenzionato a mantenere buoni rapporti con gli USA, il suo supporto al terrorismo ed il suo appoggio alla Fratellanza Musulmana deve terminare immediatamente. Un interlocutore qatariota in condizioni di anonimità ha riferito che “coloro che a Washington stanno remando contro il Qatar stanno collaborando con gli autori della pubblicazione di notizie false della scorsa settimana”, e che le accuse di terrorismo non sono vere. In un’intervista con Arab News il 18 maggio, il ministro degli esteri del Qatar ha affermato che il proprio paese non sponsorizza la Fratellanza Musulmana ma che, allo stesso tempo, non la ritiene un’entità terroristica perché non esercita alcuna minaccia contro la sicurezza del paese. Inoltre, l’emiro al-Thani ha specificato che il Qatar non permette agli esponenti della Fratellanza che sta ospitando di usare il territorio dello Stato “come una piattaforma dal quale attaccare altri paesi”.

Giorgio Cafiero spiega che, da quando al-Thani ha preso il potere nel 2013, ha cercato di rafforzare i rapporti con gli altri paesi del GCC. Nonostante nel 2014 gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein e l’Arabia Saudita abbiano ordinato il ritiro dei propri ambasciatori da Doha per 8 mesi in reazione al supporto del Qatar alla Fratellanza Musulmana, l’emiro qatariota ha cercato di allineare la propria politica estera a quella degli altri paesi del Golfo. A questo punto, non è ancora chiara la posizione che gli USA assumeranno verso le relazioni tra il Qatar e Hamas, ed altre entità islamiste.

Al momento, l’amministrazione Trump ha lanciato segnali positivi, dimostrate sia dalle ultime affermazioni di Trump su Doha, sia dall’intensa attività economica tra i due paesi. Recentemente, la Qatar Investment Authority ha effettuato ingenti investimenti negli Stati Uniti. Tuttavia, alcuni ufficiali di Washington sostengono che molti paesi arabi credono che Doha stia ostacolando la lotta internazionale e regionale al terrorismo, offrendo le proprie piattaforme mediatiche, come al-Jazeera, ed il proprio territorio agli estremisti. Dall’altra parte, in Qatar, molti sono preoccupati riguardo alle future decisioni degli USA perché, se Washington dovesse percepire le politiche del paese del Golfo come una minaccia alla propria sicurezza, probabilmente inizierebbe a fare pressione affinché Doha cambi direzione.

Tamim bin Hamad al-Thani, Emiro del Qatar. Foto di Chuck Hagel (11 aprile 2014)

Tamim bin Hamad al-Thani, Emiro del Qatar. Foto di Chuck Hagel (11 aprile 2014)

di Redazione

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