Nuove tensioni diplomatiche tra Turchia e USA

Pubblicato il 28 maggio 2017 alle 8:57 in Medio Oriente Turchia

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Il Ministero degli Esteri turco ha rigettato una risoluzione emessa dagli ufficiali americani, la quale condanna il comportamento delle forze di sicurezza turche nel corso di uno scontro con i manifestanti davanti all’ambasciata turca a Washington, avvenuto il 16 maggio, poco prima della visita ufficiale del presidente Recep Tayyip Erdogan negli USA.

Il portavoce del Ministero, Huseyin Muftuoglu, ritiene che la risoluzione americana abbia distorto i fatti, perciò, in un comunicato emesso il 25 maggio, la Turchia ha affermato di rifiutarla. Ad avviso di Muftuoglu, lo spiacevole incidente di fronte all’ambasciata turca a Washington è avvenuto per colpa delle forze di sicurezza americane, le quali non avevano preso le precauzioni necessarie.  La risoluzione è stata emessa dal presidente della House of Foreign Affairs, Ed Ryce, e supportata dal democratico Elion Engel di New York, e dalla maggioranza repubblicana californiana. Le forze di sicurezza turche hanno colpito diverse persone che stavano protestando di fronte all’ambasciata turca, ferendone almeno 11, di cui due molto gravi sono finite in ospedale.

La Turchia sostiene che la violenza dei manifestanti sia legata al Kurdistan Workers’ Party (PKK), considerato da Ankara un’organizzazione terroristica, mentre gli USA sono convinti che l’incidente sia stato un “attacco brutale contro manifestanti pacifici”. In un comunicato emesso dal Dipartimento di Stato, si legge che la “condotta del personale di sicurezza turco è stata profondamente disturbante”; dall’altra parte, il governo turco ha convocato l’ambasciatore americano ad Ankara per discutere sulla questione.

La visita di Erdogan alla casa Bianca, il 19 maggio, è avvenuta in un momento delicato per le relazioni tra la Turchia e gli USA. Dalla fine di aprile, le tensioni sono nate intorno al supporto americano delle People’s Protection Units (YPG), il braccio armato delle Syrian Democratic Forces (SDF) che combatte insieme alla coalizione internazionale a guida USA contro l’ISIS in Siria. Ankara sostiene che i combattenti curdo-siriani siano strettamente legati al PKK, mentre Washington crede che siano un alleato chiave nella lotta contro i terroristi, tanto da aver ordinato l’invio di armi e munizioni in loro sostegno. L’incontro tra il leader turco ed il leader americano avrebbe dovuto segnare un punto di svolta ma, al contrario, Erdogan e Trump non hanno affrontato concretamente tali questioni calde, concludendo l’incontro senza alcun risultato soddisfacente.

Intanto, la Turchia e l’Unione Europea hanno concordato un calendario di 12 mesi durante i quali Akara dovrà rispettare alcune condizioni di accesso dettate dall’Unione. Erdogan, di ritorno il 25 maggio in Turchia in seguito ad un incontro con i leaders esecutivi dell’UE, ha riferito che il calendario è stato stabilito in seguito ad alcuni studi approfonditi. “L’Unione Europea e la Turchia devono continuare a cooperare”, ha riferito il portavoce della Commissione Europea. Erdogan, insieme al presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, e il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha discusso sullo stato degli accordi presi nel 2016, in base ai quali Ankara ha chiuso la rotta migratoria balcanica, trattenendo entro i suoi confini i migranti che cercavano di attraversare il suo territorio per giungere in Europa, in cambio dell’istituzione di documenti di viaggio liberi per tutti i cittadini turchi che si dirigono negli Stati dell’UE. Le relazioni tra Ankara e l’Unione hanno attraversato un momento di tensione durante la campagna del referendum costituzionale turco del 16 aprile. Nell’occasione, la Germania e l’Olanda si erano rifiutate di accogliere nei propri territori alcuni esponenti politici di Ankara che volevano effettuare una campagna elettorale in favore del “sì” diretta ai cittadini turchi che vivono all’estero.

Sopra, la bandiera turva, sotto la bandiera americana. Fonte: Wikimedia Commons

Sopra, la bandiera turva, sotto la bandiera americana. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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