Le proteste contro il presidente Temer paralizzano il Governo del Brasile

Pubblicato il 25 maggio 2017 alle 12:16 in America Latina Brasile

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Il Governo del Brasile ha ordinato lo schieramento dell’Esercito nelle strade della capitale, Brasilia, per “garantire l’ordine pubblico” a seguito delle violente proteste registrate nella giornata di ieri.

La richiesta è stata realizzata dallo stesso presidente, Michel Temer, a seguito dell’escalation di violenza nelle proteste di ieri, mercoledì 24 maggio, in cui i cittadini sono scesi in strada per chiedere le dimissioni del presidente. Secondo fonti ufficiali, almeno 49 persone sarebbero rimaste ferite e 7 sono state arrestate.

Secondo il Ministero della Difesa, 1.300 soldati e 200 cecchini si trovano attualmente al di fuori del palazzo presidenziale di Planalto e di quelli dei Ministeri degli Esteri e della Difesa, così come lungo l’Eixo Monumental, la via principale della capitale lungo la quale sono situati i principali edifici governativi, dove è concentrata la maggior parte delle proteste. L’Esercito rimarrà nella capitale fino al 31 di maggio.

Vari edifici governativi hanno riportato danni, incluso il Ministero dell’Agricoltura, incendiato nelle proteste di ieri notte. Agenzie locali riferiscono che altre sedi di ministeri sono state colpite, inclusi il Ministero della Cultura e quello del Turismo, dove i manifestanti hanno fatto irruzione rompendo alcune vetrate.

Proteste contro Temer a Brasilia. Fonte: El País

Proteste contro Temer a Brasilia. Fonte: El País

Secondo quanto riportato dal Dipartimento per la Sicurezza Pubblica di Brasilia, sarebbero circa 35.000 i manifestanti scesi in strada per protestare contro il governo di Michel Temer e chiederne le dimissioni.

Violente proteste sono state riportate anche a Rio de Janeiro, nelle vicinanze dell’Assemblea statale.

Il Brasile si trova di fronte ad una crisi politica di proporzioni inattese a seguito della pubblicazione della registrazione effettuata lo scorso 7 marzo nella quale Temer appare come interlocutore di Batista, il proprietario del colosso brasiliano dell’industria della carne, la JBS, il quale confessa in privato di aver corrotto diversi funzionari del potere giudiziario per ostacolare le indagini contro la sua compagnia nel quadro dell’Operazione Lava Jato.

La registrazione è di bassa qualità e Temer interagisce appena, ma per l’opposizione brasiliana rappresenta un grande asso nella manica: sarebbe la prova inconfutabile della partecipazione del presidente all’insabbiamento di un reato, il che costituisce in sé un reato che lo porterebbe ad essere processato ed eventualmente rimosso dalla presidenza.

Lo scorso giovedì il presidente è apparso di fronte alla nazione affermando che non rinuncerà all’incarico perché non ha nulla da nascondere. “Non rinuncerò! Ripeto, non rinuncerò! So bene cosa ho fatto e so che ogni mia azione è stata portata avanti in buona fede”, ha esordito il presidente in una breve apparizione in diretta televisiva.

La Corte Suprema ha già autorizzato l’apertura di un’indagine sul caso, mentre i principali partiti politici dell’opposizione hanno richiesto l’avvio di un processo di impeachment contro Temer.

 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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