Turchia: arrivati i primi carichi di armi alle YPG in Siria

Pubblicato il 24 maggio 2017 alle 9:41 in Medio Oriente Turchia

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Il quotidiano turco Hurriyet Daily ha riportato che gli USA hanno inviato circa 100 camion carichi di equipaggiamento militare alle People’s Protection Units (YPG) in Siria, il 15 ed il 20 maggio.

I veicoli sono passati dalla città di al-Hasakah, a nord-est della Siria, per poi dirigersi verso l’area rurale a nord di Raqqa. L’arrivo dei camion è stato monitorato dai membri delle YPG presso Simelka-Peshkhabour, al confine tra la Siria e l’Iraqi Kyrdistan Regional Government (KRG). La decisione di armare le YPG è stata presa dal presidente americano Donald Trump il 9 maggio, con l’obiettivo di aiutare gli alleati curdi nella lotta all’ISIS a liberare Raqqa, roccaforte principale dei terroristi in Siria. Tale mossa ha fatto aumentare le tensioni con Ankara, già emerse tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, a causa degli attacchi turchi contro i combattenti curdi in Siria e in Iraq, criticata da Washington per la presenza dei soldati americani nei luoghi colpiti. La Turchia considera le YPG, il braccio armato delle Syrian Democratic Forces (SDF), un’entità terroristica al pari del Kurdistan Worker’s Party (PKK); gli USA, al contrario, ritengono che i due gruppi non abbiamo legami e che le YPG, alleate della coalizione internazionale a guida americana che combatte l’ISIS in Siria, siano fondamentali nella liberazione di Raqqa.

Durante l’incontro tra Trump e il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, avvenuto il 19 maggio a Washington, i due leaders hanno colloquiato in modo pacifico, senza approfondire alcuna questione calda. Erdogan, volendo mantenere ottime relazioni con gli USA, alleato della NATO, aveva affermato che la decisione di armare i curdi era stata stabilita dalla precedente amministrazione Obama, la quale, nel 2014, aveva ordinato l’addestramento delle YPG da parte degli USA. Inoltre, il leader turco, aveva definito l’incontro con la controparte statunitense “l’inizio di un nuovo rapporto” per i due paesi. Tuttavia, a dispetto delle aspettative, il meeting si è risolto senza alcun risvolto importante.

La scorsa settimana, un nuovo episodio sembra aver alimentato la tensione tra USA e Turchia. Il 16 maggio, le guardie turche dell’ambasciata turca a Washington hanno picchiato alcuni manifestanti che protestavano di fronte alla residenza dell’ambasciatore. Amberin Zaman, autrice di un articolo pubblicato su al-Monitor, spiega che, il 19 maggio, il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, insieme ad altri 28 membri del Congresso, ha affermato che le guardie turche dovrebbero essere arrestate, giudicate in tribunale e messe in prigione”. Carolyn B. Maloney, una rappresentante del Partito democratico, ha riferito che le guardie turche hanno colpito donne e uomini, e si sono rifiutate di obbedire agli ordini della polizia americana, la quale aveva chiesto di cessare tali comportamenti. Ad avviso della Maloney, Tillerson dovrebbe “utilizzare qualsiasi mezzo a sua disposizione per negare l’immunità diplomatica a tali individui e giudicarli in base alla legge americana”. Tillerson, in un’intervista per Fox News, il 21 maggio, ha riferito che l’incidente è stato “inaccettabile”, e che sono in corso indagini per risolvere la questione. Tuttavia, due agenti turchi che erano stati trattenuti in seguito all’episodio, sono stati liberati per aver invocato l’immunità, e sono tornati in Turchia insieme ad Erdogan dopo il 19 maggio.

Dall’altra parte, il Ministero degli Esteri turco, ha convocato l’ambasciatore americano ad Ankara, John Bass, il 22 maggio, per discutere sul “comportamento aggressivo e non professionale assunto dalle forze di sicurezza americane”, le quali hanno violato le regole diplomatiche di fronte al ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu, presente sulla scena degli scontri. Ad avviso delle autorità turche, il confronto violento è avvenuto a causa “dell’incapacità della polizia statunitense di prendere le precauzioni sufficienti”.

Intanto, gli aerei da guerra turchi stanno bombardando alcune postazioni del PKK a nord dell’Iraq. Il 22 maggio, è stato colpito un obiettivo nella regione di Kandil, un’area dove sono posizionati i quartier generali dei terroristi.

Combattenti delle YPG. Fonte: Wikimedia Commons

Combattenti delle YPG. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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