Donald Trump arriva oggi in Israele

Pubblicato il 22 maggio 2017 alle 10:10 in Israele Medio Oriente

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Donald Trump arriverà oggi in Israele,  seconda tappa del primo tour ufficiale all’estero nelle vesti di presidente americano.

Durante la sua permanenza nel paese mediorientale, Trump incontrerà il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu e il presidente della Palestinian Authority (PA), Mahmoud Abbas, il quale aveva visitato Washington all’inizio di maggio per rinnovare il proprio supporto al processo di pace tra Israele e la Palestina. Uri Savir, autore di un articolo pubblicato su al-Monitor, spiega che, ad avviso di Nethanyahu, l’incontro con il leader americano non avrà soltanto un valore strategico volto a rafforzare i legami e la coordinazione tra i due paesi, ma sarà anche un’opportunità per affermare la propria posizione politica in Israele e all’interno della coalizione di destra. Secondo un diplomatico israeliano, le aspettative di Gerusalemme riguardo al meeting tra Natanyahu e Trump sono molto alte. “Diversamente da Obama, Trump ha un sentimento positivo verso Israele”, ha affermato l’ufficiale israeliano, aggiungendo che il proprio paese spera di ottenere diversi risultati dall’incontro.

In primo luogo, Israele vorrebbe dimostrare al mondo arabo che i legami con gli USA sono “indissolubili” ma, allo stesso tempo, gradirebbe che Trump comprendesse che la destra israeliana è contro la two-state solution.

In secondo luogo, sul piano regionale, Israele vorrebbe rafforzare la coordinazione con gli USA per controbilanciare le attività dell’Iran, monitorandolo di più e ponendo fine al supporto di Teheran ad Hezbollah e Hamas. Inoltre, Gerusalemme spera di convincere Trump ad aumentare il coinvolgimento di Israele in Siria, per contrastare l’invio di armi da parte dell’Iran ai gruppi terroristici sciiti.

In terzo luogo, Uri Savir spiega che Israele vorrebbe sfruttare la visita di Trump per prevenire qualsiasi iniziativa da parte dell’Unione Europea favorevole alla two-state solution, sostenuta principalmente dalla Francia. Dal momento che il nuovo presidente Francese, Emmanuel Macron, si è mostrato favorevole verso tale soluzione, Gerusalemme vorrebbe anticipare le mosse dell’UE e anche della comunità internazionale, evitando di far adottare la Arab Peace Initiative come base per i negoziati. Infine, sull’agenda dell’incontro tra Trump e Netanyahu sarà centrale anche la questione della lotta al terrorismo, dal momento che Israele vuole assistere la coalizione araba contro l’ISIS.

Dall’altra parte, la Palestina cercherà di insistere sulla Arab Peace Initiative, chiedendo agli USA di riconoscere l’autodeterminazione del popolo palestinese. Inoltre, Abbas sottolineerà l’importanza dei propri legami con l’Egitto, la Giordania e l’Arabia Saudita, in quanto sue sostenitrici.

La Arab Peace Initiative, conosciuta anche con il nome di “Saudi initiative”, è una proposta di soluzione al conflitto arabo-israeliano presentata dalla Arab League nel 2002 nel corso del summit di Beirut, e riproposta anche nel 2007 e nel 2017. Tale iniziativa chiede la normalizzazione dei rapporti tra la regione araba ed Israele, in cambio del ritiro di questo da tutti i territori palestinesi occupati, tra cui Gerusalemme est, ed una soluzione giusta per i rifugiati palestinesi.

Bandiera di Israele. Fonte: Flickr

Bandiera di Israele. Fonte: Flickr

di Redazione

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