Erdogan e Trump uniti contro il terrorismo nonostante le tensioni intorno alle YPG

Pubblicato il 17 maggio 2017 alle 8:31 in Medio Oriente Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il presidente americano, Donald Trump, hanno colloquiato ieri alla Casa Bianca.

I due leaders hanno concordato di voler combattere uniti il terrorismo; gli USA hanno assicurato di “supportare qualsiasi sforzo per ridurre la violenza in Siria e raggiungere una soluzione pacifica” e, inoltre, Trump ha riferito che appoggerà la Turchia nella lotta contro l’ISIS e il PKK. Dall’altra parte, Erdogan ha fatto riferimento alla questione delle People’s Protection Units (YPG), affermando che “l’appoggio ai combattenti curdo-siriani non verrà mai accettato” e che “Ankara collaborerà con Washington per eliminare tutti i gruppi terroristici presenti nella regione”. Infine, il presidente turco ha riferito di sperare in consultazioni future sulla cooperazione tra i due paesi per dare inizio ad un “nuovo fondamento” dei rapporti tra Turchia e USA sotto l’amministrazione Trump.

L’incontro tra i due ha costituito il primo meeting ufficiale da quando Trump si è insediato alla Casa Bianca il 20 gennaio, ed è anche il primo colloquio da quando sono scoppiate le tensioni intorno alle YPG. I combattenti curdo-siriani costituiscono il braccio armato delle Syrian Democratic Forces (SDF), e combattono affianco degli Stati Uniti in Siria contro i terroristi dello Stato Islamico. Ankara considera le YPG un’entità terroristica, equiparandola al Kurdistan Workers’ Party (PKK), che opera dal 1978 contro il governo centrale turco per ottenere l’indipendenza dei curdi. In seguito ad alcuni scontri tra l’esercito di Ankara ed i combattenti curdi in Siria e in Iraq, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, sono emerse tensioni con Washington, il quale ha chiesto ad Ankara di cessare gli attacchi contro i combattenti curdi, dal momento che questi combattono insieme ai soldati americani in Siria. Il 10 maggio, Trump ha autorizzato l’invio di armi alle YPG, considerate un alleato fondamentale per l’imminente offensiva finale contro l’ISIS in Siria, che dovrebbe portare alla liberazione di Raqqa, roccaforte principale dei terroristi nel paese. Un altro motivo di tensioni tra la Turchia e gli USA riguarda la questione del chierico turco Fethullah Gulen, il quale vive in Pennsylvania ed è considerato da Ankara l’organizzatore del fallito colpo di Stato del 15 luglio 2016. Nonostante Erdogan abbia chiesto ripetutamente l’estradizione del chierico agli Stati Uniti, questi, fino ad ora, non si sono ancora pronunciati.

Nonostante ciò, nel corso del meeting, Trump non ha toccato alcun argomento di attrito, e ha ringraziato la Turchia, alleato chiave della NATO, per il supporto offerto nella lotta contro l’ISIS ed il terrorismo internazionale. Il leader americano ha riferito che “ci sono aree in cui (la Turchia e gli USA) possono ricostruire il proprio rapporto”.

Poco prima dell’incontro tra i due leaders, il primo ministro turco, Binali Yildirim, ha affermato che la Turchia non esiterà a lanciare operazioni militari oltre i propri confini nel caso in cui le promesse fatte dagli USA non verranno rispettate. “Se gli Stati Uniti non ci daranno le sicurezze necessarie, faremo ciò che riteniamo giusto per eliminare le minacce, sia all’interno dei nostri confini, sia all’esterno”, ha spiegato Yildirim. Per cercare di rassicurare la Turchia, il segretario della difesa americano, James Mattis, ha firmato un accordo con il ministro della difesa turco, Fikri Isik, in cui viene riconosciuta la minaccia posta dal PKK alla Turchia.

Il Presidente della Turchia, Erdogan. Fonte: Wikimedia Commons.

Il Presidente della Turchia, Erdogan. Fonte: Wikimedia Commons.

di Redazione

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