Nuove indiscrezioni contro la Casa Bianca: Trump chiese a Comey di insabbiare le indagini su Flynn

Pubblicato il 17 maggio 2017 alle 10:12 in USA e Canada

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Il New York Times ha reso noto che il presidente americano, Donald Trump, aveva chiesto a James Comey, ormai ex direttore dell’FBI, di insabbiare le indagini sul precedente consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn, riguardo ai suoi contatti con i funzionari russi.

Nonostante la Casa Bianca abbia immediatamente smentito le indiscrezioni del quotidiano americano, continuano le polemiche intorno a Trump e la Russia. Solo due giorni fa, il Washington Post, aveva reso noto che, nel corso di un meeting con il ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov, e l’ambasciatore russo negli USA, Sergej Kilslyak, avvenuto il 12 maggio, Donald Trump aveva rivelato informazioni altamente riservate dell’intelligence americana sullo Stato Islamico.

Tale notizia è stata confermata da alcuni ufficiali americani, i quali hanno spiegato che le informazioni riferite dal presidente erano state ottenute grazie ad un accordo di condivisione di intelligence con un partner degli USA, considerato tanto segreto ed importante da non essere stato riferito nemmeno a tutti i funzionari del governo americano. Inoltre, come ha riportato il quotidiano, il partner in questione non aveva dato l’autorizzazione a condividere le informazioni con la Russia. La decisione di Trump sembra quindi aver messo in pericolo la cooperazione con un alleato che ha accesso diretto alle attività dell’ISIS. In seguito all’incontro con i diplomatici russi, gli ufficiali della Casa Bianca hanno cercato di contenere il danno, facendo telefonate alla CIA e alla Nationl Security Agency. Un funzionario americano a conoscenza dei dettagli rivelati da Trump ha riferito che le informazioni avevano il più alto livello di classificazione attribuito dalle agenzie di intelligence. “Il presidente americano ha rivelato più dettagli alla Russia di quanti ne condivide con i propri alleati”, ha spiegato.

Tali rivelazioni si sono verificate in un momento in cui l’amministrazione Trump è sotto pressione per via della questione dei rapporti con la Russia. Il 10 maggio, Trump ha licenziato il direttore dell’FBI, James Comey, mentre questo stava conducendo un’indagine sui possibili contatti tra lo staff del presidente e il Cremlino durante la campagna elettorale presidenziale dell’autunno 2016. In seguito, il fatto che il leader americano abbia spiegato che la decisione di licenziare Comey sia stata dettata dalla “questione russa”, ha fatto emergere un’ondata di critiche, che hanno accusato Trump di ostruire la giustizia. Proprio due giorni dopo, nel corso del meeting nella Stanza Ovale con Lavrov e Kislyak, Trump ha rilevato le informazioni sull’ISIS, il quale sembra che stia elaborando un metodo per inserire l’esplosivo dentro ai computer, senza che venga rilevato dai metal detector degli aeroporti. In questo modo, i terroristi sarebbero in grado di compiere nuovi attacchi sui voli.

Per qualsiasi ufficiale del governo, discutere su informazioni classificate con funzionari stranieri non alleati sarebbe illegale ma, Trump, in quanto presidente degli Stati Uniti, ha l’autorità di declassificare le informazioni governative segrete senza infrangere la legge. I difensori del leader statunitense hanno affermato che Trump, durante l’incontro con i russi, ha solo affrontato temi relativi al terrorismo senza rivelare alcuna informazione riservata. “Il presidente e i diplomatici di Mosca hanno rinnovato la volontà comune di combattere il terrorismo, incluse le minacce all’aviazione”, ha spiegato il consigliere per la sicurezza nazionale, H.R. McMaster, il quale era presente all’incontro nell’Ufficio Ovale.

Il New York Times ha spiegato che non è ancora chiaro se Trump abbia rivelato tali informazioni riservate intenzionalmente, o se non si sia reso conto della loro alta sensibilità. Il segretario di Stato, Rex Tillerson, si è schierato in favore del presidente, affermando che nel corso del meeting non sono stati affrontati i metodi o le fonti delle informazioni, ma soltanto “la natura di alcune minacce specifiche”. Il presidente americano ha difeso la propria mossa postano una serie di tweets in cui ha scritto di avere “l’assoluto diritto di rivelare fatti riguardanti il terrorismo e la sicurezza aerea ai funzionari russi”.

Questi ultimi sviluppi hanno scioccato il Congresso americano, dove l’inquietudine sta facendo da padrona tra i Repubblicani, sempre più preoccupati dalle decisioni di Trump che, a loro avviso, stanno creando troppi disordini. Come riporta la CNN, la domanda cruciale, adesso, è stare a vedere se i repubblicani che avevano appoggiato il presidente decideranno di farsi indietro e smettendo di supportare Trump, in carica da appena quattro mesi.

Il presidente americano, Donald Trump. Fonte: Flickr

Il presidente americano, Donald Trump. Fonte: Flickr

di Redazione

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