Atteso l’incontro tra Trump ed Erdogan oggi a Washington

Pubblicato il 16 maggio 2017 alle 10:27 in Medio Oriente Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, incontrerà oggi il leader americano Donald Trump alla Casa Bianca.

Il meeting tra i due capi di Stato avviene in un momento di tensioni, il cui apice è stato raggiunto dalla decisione degli USA di armare i combattenti curdo-siriani delle People’s Protection Units (YPG), considerati un gruppo terroristico al pari del Kurdistan Workers’ Party (PKK) da Ankara, ma ritenuti un alleato chiave da Washington nella lotta contro l’ISIS in Siria, in particolare per la liberazione di Raqqa, roccaforte siriana principale dei terroristi.

Alla luce di ciò, la questione della guerra in Siria dominerà l’agenda dei colloqui tra Trump ed Erdogan, il quale vorrebbe cercare di convincere la propria controparte a ritirare l’ordine, dimostrando gli effettivi legami tra le YPG ed il PKK. Dal momento che i combattenti curdo-siriani stanno giocando un ruolo importante affianco delle forze della coalizione internazionale a guida USA in Siria, Trump ha ordinato l’invio di munizioni, armi di diverso tipo, carri armati ed equipaggiamento d’alta ingegneria. John Dorrian, portavoce dell’esercito americano a Baghdad, ha spiegato che tali armamenti erano stati pre-posizionati e, quindi, potranno essere mandati velocemente alle YPG.

Nonostante Erdogan sia contrario alla decisione di Trump, vuole mantenere buoni rapporti con gli USA, alleato importante della Turchia in seno alla NATO. A tale proposito, il leader turco ha giustificato l’ordine delle armi, dicendo che “negli Stati Uniti è in corso un processo di transizione, davanti al quale tutti dovrebbero essere più sensibili”. La transizione citata da Erdogan è quella dell’insediamento della nuova amministrazione americana, in carica ufficialmente solo dal 20 gennaio. A suo avviso, la decisione di armare i curdo-siriani è stata stabilita in passato dalla precedente amministrazione Obama, la quale, nel dicembre 2014, aveva adottato una legislazione che prevedeva l’addestramento delle YPG. Inoltre, in un articolo pubblicato su al-Monitor, Amberin Zaman, spiega che Erdogan è convinto che la decisione di Trump sia stata influenzata anche da alcuni ufficiali della vecchia amministrazione che ricoprono posizioni minori sotto il nuovo leader, tra cui Brett McGurk, l’inviato presidenziale alla coalizione anti-ISIS. Il presidente turco, nella speranza di riuscire a far cambiare idea a Trump, ha affermato di vedere il proprio viaggio a Washington come “una nuova pietra miliare delle relazioni tra USA e Turchia”. Ad avviso di Amberin Zaman, il leader americano, in seguito al controverso licenziamento del direttore dell’FBI, James Comey, difficilmente cambierà idea, dal momento che necessita di un successo certo in campo militare, che le YPG sembrano potergli offrire riconquistando Raqqa.

Per rassicurare Ankara, Washington ha promesso di impegnarsi a preservare la sicurezza della Turchia, controllando meticolosamente che le armi non finiscano nelle mani sbagliate. Secondo Nicholas A. Heras, del Center for a New America Security, gli USA, una volta consegnati gli armamenti, difficilmente riusciranno a tracciare i futuri spostamenti delle armi, nonostante le YPG abbiano giurato di non utilizzare gli equipaggiamenti militari per colpire la Turchia.

Il segretario del Syrian Kurdish Democratic Left Party, Salih Gedo, sostiene che la decisione americana aprirà la strada al federalismo curdo. Secondo Gedo, l’invio di armi alle YPG ha acceso lo spirito dei curdi e, senza dubbio, avrà effetti su tutta la regione. Il conflitto tra la Turchia e i curdi risale al 1978. Da allora, i curdi chiedono la creazione dello Stato del Kurdistan indipendente e la possibilità di avere maggiori diritti politici e culturali all’interno della Turchia. Il principale gruppo dei ribelli curdi è rappresentato dal PKK, fondato nel 1978, il quale ha compiuto numerosi attacchi, nel corso degli anni, soprattutto nel sud-est della Turchia. La presenza dei suoi combattenti in Siria e nel Kurdistan iracheno ha portato Ankara a compiere diverse incursioni e attacchi contro i territori siriani e dell’Iraq, come è avvenuto tra la fine di aprile e l’inizio di maggio. Gedo ha spiegato ad al-Monitor che l’obiettivo dei curdi è quello di istituire una federazione; con il supporto militare e politico, adesso tale sogno sembra essere raggiungibile. “Nuove armi renderanno le YPG più forti e, inoltre, il gesto degli USA ha un significato politico molto importante: armare i curdi significa che gli Stati Uniti considerano le YPG un loro alleato, un partner ed un amico, perciò sosterranno la nostra autonomia”, ha spiegato Gedo, rassicurando che gli armamenti militari verranno utilizzati solo ed esclusivamente per la guerra in Siria contro l’ISIS, e non per il PKK.

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Fonte: Wikimedia Commons

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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