Processo di pace in Colombia: le FARC e l’ELN si rinuscono all’Avana

Pubblicato il 14 maggio 2017 alle 6:37 in America Latina Colombia

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La segreteria delle FARC, guidata dal suo principale rappresentante, Rodrigo Londoño, alias Timoshenko, ha tenuto ieri all’Avana un incontro con una delegazione dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) guidato da Nicolás Rodríguez Bautista, alias Gabino, quando stanno per riprendere i colloqui tra la seconda guerriglia della Colombia e il governo.

Il presidente colombiano Juan Manuel Santos e Rodrigo Londoño, leader delle Farc, si stringono la mano davanti al presidente cubano Raul Castro

Il presidente colombiano Juan Manuel Santos e Rodrigo Londoño, leader delle Farc, si stringono la mano davanti al presidente cubano Raul Castro.

L’evento, autorizzato dal governo di Juan Manuel Santos, ha lo scopo di facilitare il processo di pace. Mentre le FARC si apprestano a terminare la consegna delle armi e sono in piena transizione alla vita civile, L’ELN continua le azioni armate e non ha rinunciato ai rapimenti.

In questo contesto, le autorità di Bogotà sperano che le FARC siano in grado di influenzare l’atteggiamento dell’unico gruppo guerrigliero ancora attivo in Colombia. Sono all’Avana con la leadership delle FARC per raggiungere un accordo sulla pace con l’ELN, ha affermato Timoshenko prima della riunione. Al contempo, Juan Camilo Restrepo, il negoziatore capo del governo con i guerriglieri, ha descritto i negoziati come un “processo lento”.

Tutti sanno che l’ELN ha la sua personalità, il suo modo di agire, la sua storia, ma il dialogo è vivo  – ha ammesso il capo negoziatore governativo – siamo ancora all’inizio, ricordiamo che per i negoziati con le FARC ci sono voluti cinque anni, mentre noi siamo qui da appena sei settimane; in questo periodo abbiamo fatto progressi, ma ora è il momento di raggiungere risultati concreti.

Nella prima fase di colloqui sono stati raggiunti accordi su due questioni. La prima: iniziare a lavorare su un programma pilota di sminamenti. La seconda: agire “conformemente al diritto umanitario internazionale” per proteggere i non-combattenti e i civili. Tuttavia, quest’ultimo principio, secondo per il governo, è violato quotidianamente dei guerriglieri. Mentre a Quito, dove si svolgono le trattative, si respira e si ascolta una lingua di pace, in Choco sono voci di attentati, rapimenti e massacri quelle che si odono – ha affermato Restrepo.

Il rappresentante dell’esecutivo ha lanciato un ulteriore allarme. Siamo seduti con pazienza al tavolo delle trattative – ha assicurato – non possiamo far saltare i negoziati ogni qual volta giungono voci di un attentato o di un rapimento, ma non siamo disposti a transigere sui nostri principi. Se l’ELN continua a rapire e a sparare sarà molto difficile mettere in pratica i progressi del processo di pace.

Anche i colloqui di pace tra le FARC e il governo colombiano si erano tenuti nella capitale cubana.

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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