Myanmar: scontri tra buddisti e musulmani a Yangon

Pubblicato il 11 maggio 2017 alle 15:00 in Asia Myanmar

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La polizia del Myanmar è intervenuta sparando colpi di avvertimento per interrompere gli scontri tra gruppi di nazionalisti buddisti e di insurrezionisti musulmani nella città di Yangon. Alla base degli scontri, la folla che aveva iniziato una vera e propria caccia ai cittadini di etnia Rohingya definiti “illegali”.

Lo scontro diretto è avvenuto sullo sfondo di una sempre maggiore opposizione da parte della maggioranza buddista del paese contro la minoranza etnica Rohingya, di fede musulmana e per lo più stanziata nello stato settentrionale di Rakhine. La minoranza Rohingya viene considerata dallo stato birmano come immigrata clandestinamente dal Bangladesh ed è costretta a sottostare a vincoli molto rigidi in termini di libertà di movimento. Dal mese di ottobre 2016, sulla scia di alcuni scontri tra un gruppo di insurrezionisti islamisti Rohingya alle basi della polizia di confine, l’esercito birmano ha intrapreso una forte repressione nello stato di Rakhine. Secondo gli osservatori per i diritti umani, i soldati avrebbero eseguito esecuzioni capitali sommarie, commesso stupri e altre violenze contro le donne Rohingya. Il governo di Aung San Suu Kyi ha finora negato le accuse, ma anche il permesso a una commissione d’indagine Onu per entrare nello stato di Rakhine e indagare in modo autonomo.

La polizia di Yangon è stata costretta a sparare alcuni colpi in aria per fermare gli scontri tra decine di persone, copresi molti monaci buddisti e i musulmani della zona. Nella sera di martedì 9 aprile un gruppo di nazionalisti aveva denunciato alla polizia che alcuni Rohingya si stavano nascondendo illegalmente in una casa nella circoscrizione di Mingalar Taung Nyunt a Yangon. La polizia, dopo le indagini, ha deciso di non arrestare i Rohingya, dichirando che si trattava di gente del posto e non-musulmani Rohingya, dunque potevano rimanere dov’erano. Questo ha portato un’escalation di tensione. “Mentre i nazionalisti stavano discutendo con la polizia, i musulmani della zona si sono raggruppati e le due fazioni hanno iniziato a litigare”, ha dichiarato un ufficiale della polizia, chiedendo l’anonimato. Le richieste della polizia a entrambe i gruppi di indietreggiare sono state vane e si è arrivati allo scontro, terminato quando i poliziotti hanno sparato in aria.

Negli ultimi mesi, i nazionalisti di Yangon hanno portato avanti proteste continue, interrotto le cerimonie religiose islamiche e forzato due scuole a chiudere temporaneamente con l’accusa che venissero utilizzate illegalmente anche come moschee.

Sono 75000 i profughi di etnia Rohingya che hanno lasciato il Myanmar per fuggire in Bangladesh dall’inizio della campagna militare nello stato di Rahkine, nell’ottobre 2016. La goccia che ha scatenato l’intervento armato sono stati degli attacchi, condotti da militanti islamisti Rohingya, ad alcune stazioni di polizia di confine. “Se torneranno qui, saranno al sicuro”, ha commentato Aung San Suu Kyi parlando dei profughi e chiedendo loro di tornare in Myanmar. Il partito democratico di Aung San Suu Kyi, la National League for Democracy, ha vinto le elezioni nel 2015 segnando la fine del governo militare, ma ha già deluso il popolo per non essere riuscito a condurre riforme a tutto campo e a calmare le rivolte.

Il popolo Rohinghya è una minoranza musulmana presente nello Stato di Rakhine nel Myanmar. Il gruppo etnico non è formalmente riconosciuto dal governo nazionale ed è perseguitato dal governo dello Stato di Rakhine. La continua violazione di diritti umani nei confronti della minoranza musulmana ha scatenato l’esodo di milioni di profughi verso i paesi del sud-est asiatico che comprendono soprattutto Indonesia, Malesia, Filippine e Thailandia.

La minoranza musulmana dei Rohingya in Myanmar. Fonte:  Forumbiodiversity.com

La minoranza musulmana dei Rohingya in Myanmar. Fonte: Forumbiodiversity.com

di Redazione

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