Il neo-presidente di Seoul: sanzioni e dialogo con Pyongyang

Pubblicato il 11 maggio 2017 alle 14:10 in Asia Corea del Sud

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Il neo eletto presidente della Corea del Sud ha chiesto un impegno internazionale per allentare la tensione sul programma missilistico della Corea del Nord, chiedendo dialogo e sanzioni. Si tratta di una linea che sembra voler anche placare la rabbia della Cina per l’installazione dello scudo anti-missile THAAD in Corea del Sud.

Moon Jae-in nel discorso di giuramento da nuovo presidente della Corea del Sud, mercoledì 10 maggio, ha dichiarato che la sua priorità è quella di ridurre le tensioni che hanno generato nella popolazione il timore di una possibile nuova Guerra di Corea. È così è stato.

Il nuovo presidente di Seoul ha agito. Lo ha fatto iniziando a dialogare con il presidente della Cina, Xi Jinping e il primo ministro del Giappone, Shinzo Abe, per capire come rispondere in modo rapido alla minaccia posta dal programma nucleare e missilistico di Pyongyang sviluppato in violazione delle risoluzioni Onu.

“La risoluzione della questione del nucleare in Corea del Nord deve essere onnicomprensiva e sequenziale, pressione diplomatica e sanzioni economiche devono andare di pari passo con i negoziati”, avrebbe detto Moon Jae-in al presidente della Cina, secondo quanto riportato dal portavoce presidenziale di Seoul, Yoon Young Chan. “Le sanzioni sono anche un mezzo per riportare il Nord al tavolo negoziale e il loro fine ultimo è quello di eliminare le armi nucleari”, ha dichiarato il portavoce. Il presidente Xi Jinping ha ribadito l’impegno e il sostegno della Cina alla denuclearizzazione della penisola coreana e alla pace della penisola. Il leader di Pechino durante la telefonata con la controparte sudcoreana ha ribadito che ritiene che il negoziato e il dialogo siano la via migliore per risolvere i problemi, nell’interesse della popolazione coreana come della pace e della stabilità dell’intera regione, secondo quanto riportato dal comunicato del Ministero degli Esteri di Pechino. Secondo lo stesso comunicato cinese, il presidente sudcoreano avrebbe anche auspicato un ritorno al negoziato a sei parti interrotto nel 2008, quanto prima.

Il presidente Moon Jae-in ha ripreso una linea più conciliante nei confronti della Corea del Nord, rispetto ai suoi predecessori conservatori, affermando di essere anche disposto ad andare in visita a Pyongyang “se si verificheranno le giuste condizioni”. Una linea che ricorda la “sunshine diplomacy” dei suoi predecessori democratici, ovvero la diplomazia che mirava al dialogo e all’evitare di incrementare le tensioni con il vicino regime nordcoreano.

Gli analisti sono convinti che la Corea del Nord sia in procinto di realizzare il suo sesto test nucleare e che stia lavorando per sviluppare un missile a testata nucleare in grado di raggiungere gli Stati Uniti. Se tali supposizioni dovessero divenire realtà, Pyongyang potrebbe divenire una preoccupante minaccia per la sicurezza degli Usa e una faccenda prioritaria per il presidente Trump. Trump nel mese di aprile ha dichiarato che il conflitto aperto con la Corea del Nord non è escluso, ma ha aggiunto di preferire la via diplomatica per sistemare le cose. Dal suo canto, Pyongyang giustifica il programma nucleare e quello missilistico affermando che ha bisogno di armi per auto-difendersi dalle minacce che giungono da Stati Uniti e Corea del Sud.

“La minaccia rappresentata dal programma nucleare e missilistico di Pyongyang è entrata in una nuova fase”, ha dichiarato il PM del Giappone, Shinzo Abe, al telefono con Monn Jae-in. “Come rispondere alla Corea del Nord è un tema urgente. Vorrei cooperare a stretto giro con il presidente per raggiungere l’obiettivo della denuclearizzazione della penisola”, ha continuato Abe, secondo quanto riportato dal segretario del vice capo di gabinetto del Giappone. “Il dialogo fine a se stesso sarebbe privo di senso”, ha affermato il primo ministro giapponese e chiesto un’azione “sincera e concreta” in merito alla Corea del Nord.

Moon Jae-in chiarito che non vuole che il passato tumultuoso dei rapporti tra Giappone e Corea del Sud – con riferimento in particolare alla colonizzazione della penisola da parte dell’esercito giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale – possa diventare una barriera per la cooperazione in un momento così delicato per la regione. Il presidente ha però anche sottolineato il suo malcontento in merito a un accordo bilaterale siglato nel 2015 che prevede la fine di una disputa in merito al dovere del Giappone di ricompensare le donne sudcoreane che sono state forzate a lavorare come prostitute nei bordelli giapponesi durante la guerra, note come comfort women– donne di conforto.

I tre principali attori asiatici della questione coreana condividono, dunque, il sentimento di urgenza e la volontà di passare per la via diplomatica e delle sanzioni per risolvere il problema rappresentato da Pyongyang. Ciononostante, permangono tensioni tra Pechino e Seoul in merito al THAAD, lo scudo anti-missile statunitense installato in Corea del Sud e operativo dalla prima settimana di maggio. La Cina crede che tale unità di difesa sia fonte di ulteriore destabilizzazione della penisola e che possa ledere anche la sicurezza del suo stesso territorio nazionale.

Il neo-presidente Moon ha promesso, durante la campagna elettorale, di effettuare una revisione dello scudo anti-missile e delle decisioni prese per la sua installazione anticipata (inizialmente non prevista prima dell’estate 2017) dal presidente ad interim che ha sostituito il suo predecessore, Park Geun-hye dopo il suo impeachment per corruzione.

Moon Jae-in avrebbe detto al presidente Xi Jinping che sarà necessario che le minacce provenienti da Pyongyang finiscano, perché si possano risolvere le tensioni esistenti in merito alla presenza del THAAD. “Il presidente Moon ha affermato di comprendere gli interessi della Cina in merito al THAAD e le sue preoccupazioni e spera che i due paesi possano comunicare a stretto giro per migliorare la comprensione reciproca”, ha dichiarato il portavoce Yoon riportando quanto detto dal presidente durante lo scambio di battute con Xi Jinping.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

Bandiere del Giappone, della Cina e della Corea del Sud

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di Redazione

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