Siria: Trump ordina l’invio di armi alle milizie delle YPG

Pubblicato il 10 maggio 2017 alle 10:11 in Medio Oriente Siria

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Il presidente americano Donald Trump ha annunciato che gli USA invieranno armi ed equipaggiamento militare ai militanti curdo-siriani che combattono contro l’ISIS in Siria.

La notizia è stata diffusa ieri da Dana White, portavoce capo del Pentagono, la quale ha reso noto che Trump ha dato l’autorizzazione per il rifornimento di armi alle milizie delle People’s Protection Units (YPG), il braccio armato del Syrian Democratic Union Party (PYD) e una componente importante delle Syrian Democratic Forces (SFD), che sono considerate un alleato necessario “per assicurare la vittoria” contro l’ISIS a Raqqa, la capitale dei terroristi in Siria. Ad avviso del Pentagono, le YPG sono le uniche forze di terra in grado di conquistare la roccaforte dei jihadisti in breve tempo.

Julian Pecquet, autore di un articolo pubblicato su al-Monitor, spiega che, nel dicembre 2014, quando venne adottata la legislazione che prevedeva l’addestramento dei gruppi dei ribelli siriani da parte dell’esercito americano, i legislatori statunitensi avevano già gettato le basi per un futuro eventuale invio di armi alle milizie curde. Da allora, le YPG sono divenute uno degli alleati più importanti della coalizione internazionale a guida USA che combatte l’ISIS in Siria. Il presidente del comitato del Senato per le relazioni esterne, Bob Corker, ritiene che la scelta di armare i curdi “sia l’unica soluzione possibile” in questo momento per liberare Raqqa.

Tale decisione potrebbe andare ad aumentare le tensioni con la Turchia, già emerse nel corso delle ultime settimane per via degli attacchi di Ankara effettuati contro i curdi ai confini tra la Turchia e la Siria e in Iraq, nella provincia di Sinjar, nei quali sono stati colpiti diversi membri delle YPG. Successivamente, Washington ha chiesto ad Ankara di cessare le offensive, le quali rischiano di colpire anche i soldati americani che collaborano con i curdi, e di compromettere le operazioni contro l’ISIS. La Turchia considera le YPG un’organizzazione terroristica al pari del Kurdistan Workers’ Party (PKK); per questo motivo, Ankara ha chiesto ripetutamente alle forze della coalizione internazionale a guida USA di interrompere qualsiasi cooperazione con loro. In questi giorni, una delegazione turca in visita a Washington incaricata di preparare i colloqui in vista dell’arrivo del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il 16 e 17 maggio, ha mostrato agli ufficiali americani alcuni documenti che sembrano provare i legami tra le YPG ed il PKK. Per cercare di rassicurare Ankara, alleato chiave della NATO, Dana White ha riferito che “gli USA si impegneranno a prevenire qualsiasi rischio e minaccia alla sicurezza della Turchia”.

Hurriyet Daily ha riportato che che Mevlut Cavusoglu, ministro degli esteri turco, ha affermato che “qualsiasi rifornimento di armi alle YPG costituisce una minaccia contro la Turchia“. Allo stesso modo, il vice primo ministro turco, Nurettin Canikli, ha definito la scelta statunitense “inaccettabile”, e che ciò non porterà alcun beneficio a nessuno. Il presidente Erdogan ha riferito che “Ankara si aspetta una rettifica da parte di Trump”.

Prima dell’inizio della guerra in Siria nel 2011, Raqqa ospitava 240,000 persone. In seguito, è stata la prima provincia a cadere sotto il controllo dello Stato Islamico nel marzo 2013, dopo due anni di rivolte contro il regime del presidente Bassar al-Assad. Le forze dell’opposizione sono state buttate fuori dalla città nel gennaio 2014 dall’ISIS. Da allora, a Raqqa si verificano quotidianamente esecuzioni da parte dei terroristi e bombardamenti da parte della coalizione internazionale. La riconquista della città siriana sta andando di pari passo con la liberazione di Mosul, in Iraq, dove le forze irachene hanno iniziato le operazioni lo scorso ottobre, riuscendo a riprendere il controllo della parte est della città con l’aiuto degli alleati internazionali.

Combattenti delle YPG a Raqqa. Fonte: Wikimedia Commons

Combattenti delle YPG a Raqqa. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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