Delegazione turca a Washington in vista dell’incontro tra Erdogan e Trump

Pubblicato il 9 maggio 2017 alle 11:25 in Medio Oriente Turchia

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Una delegazione turca si trova a Washington per colloquiare con gli ufficiali dell’amministrazione americana, in vista della visita del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il 16 e 17 maggio.

Il generale turco, Hulusi Akar, capo dello staff generale, il 6 maggio, ha incontrato la controparte americana, Joseph Dunford, mentre il capo della Turkish Intelligence Agency (MIT), Hakan Fidan, ha colloquiato con il direttore della CIA, Mike Pompeo. Le visite di Akar e Fidan erano state stabilite precedentemente, dal momento che Dunford e Pompeo si erano recati in Turchia lo scorso febbraio.  Il terzo ufficiale della delegazione turca, Ibrahim Kalin, portavoce di Erdogan, è volato a Washington esclusivamente per partecipare ai colloqui preparativi in vista dell’arrivo del presidente turco la prossima settimana.

I tre diplomatici turchi hanno colto l’occasione per mettere nuovamente in guardia gli USA verso le People’s Protection Units (YPG), i militanti curdo-siriani che combattono affianco delle forze della coalizione a guida USA in Siria, i quali sono considerati da Ankara un’organizzazione terroristica al pari del Kurdistan Workers’ Party (PKK). Il meeting più importante a cui ha partecipato la delegazione turca è stato quello con H. R. McMaster, il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente americano, Donald Trump, l’8 maggio. Durante l’incontro, Akar e Fidan hanno sottolineato la minaccia che le YPG stanno ponendo alla sicurezza della Turchia, presentando documenti agli ufficiali americani che provano legami tra le milizie curdo-siriane ed il PKK. Ankara sta divenendo sempre più frustrata di fronte ai crescenti legami tra l’esercito americano e le YPG, con cui combattono l’ISIS in Siria. In particolare, la Turchia vorrebbe che Washington portasse avanti le offensive per liberare la città siriana di Raqqa, senza il supporto delle Syrian Democratic Foorces (SDF), formate in maggioranza da soldati curdi. I colloqui tra la delegazione turca e gli ufficiali americani si stanno verificando in giorni in cui il Pentagono sembra essere sempre più vicino all’invio di artiglieria pesante alle YPG.

Ieri, durante un incontro tra il ministro della giustizia turco, Bekir Bozdag, e il procuratore generale americano, il generale Jeff Sessions, è stata affrontata la questione dell’estradizione del chierico turco, Fetullah Gulen, accusato da Ankara di aver architettato il fallito colpo di Stato del 15 luglio 2016. Nel corso dei colloqui, Bozdag ha chiesto a Sessions di presentare le evidenze della colpevolezza di Gulen, fornite in precedenza da Ankara a Washington in supporto all’estradizione del chierico sotto arresto provvisorio. Nonostante gli USA non abbiano ancora dato una risposta alla richiesta turca, fonti locali hanno riferito che l’incontro si è svolto in un clima positivo.

Intanto, ieri, Hurriyet Daily ha reso noto che Ankara sta pianificando la costruzione di un muro ai confini tra la Turchia e l’Iran, in linea con le misure adottate contro il PKK. “I terroristi curdi hanno campi in Iran, presso Maku, Dambat, Navur, Kotr, keneresh e Sehidan, vicino ai confini con la Turchia, che ospitano tra gli 800 ed i 1000 combattenti”, ha riferito un ufficiale turco, aggiungendo che “per difendersi da loro, Ankara vuole costruire una barriera lunga 70 chilometri, lungo il confine con l’Iran”. La Turchia, in precedenza, aveva già costruito un muro lungo le frontiere siriane per evitare attacchi da parte del PKK e dell’ISIS. Secondo fonti locali, la nuova barriera sarà munita di telecamere e luci, soprattutto nella striscia di territorio tra la provincia di Tunceli, ad est, e la provincia di Elazig.

A sinistra, Joseph Dunford; a destra, Hulusi Akar. Fonte: Wikipedia Commons

A sinistra, Joseph Dunford; a destra, Hulusi Akar. Fonte: Wikipedia Commons (gennaio 2016)

di Redazione

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