Erdogan “rattristato” dalla presenza di veicoli militari americani lungo i confini siriani in supporto ai militanti curdi

Pubblicato il 2 maggio 2017 alle 11:11 in Medio Oriente Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, domenica, si è detto “molto rattristato” da alcuni filmati che mostrano veicoli militari americani operare lungo i confini tra la Siria e la Turchia, in aiuto ai combattenti curdo-siriani.

I commenti del presidente arrivano in un momento di crescente tensione tra la Turchia e i militanti curdi che operano in Siria e, di riflesso, anche con gli USA. Mentre Ankara considera i combattenti delle People’s Protection Units (YPG), il braccio armato del Syrian Democratic Union Party (PYD) e una componente importante delle Syrian Democratic Forces (SFD), un’organizzazione terroristica al pari del Kurdistan Workers’ Party (PKK), gli USA, al contrario, collaborano con le YPG nella lotta contro l’ISIS e ritengono che siano un’entità separata dal PKK. La Turchia ha ripetutamente chiesto alle forze della coalizione internazionale a guida USA che operano in Siria di sospendere qualsiasi appoggio alle YPG, senza però avere successo.

Il 25 aprile, l’esercito turco ha effettuato bombardamenti contro alcune posizioni militari delle YPG, al confine con la Siria e a nord dell’Iraq, nella regione di Sinjar, causando diversi morti e feriti. In reazione, il Dipartimento di Stato americano ha espresso la propria preoccupazione, affermando che le azioni di Ankara stanno mettendo a rischio anche i soldati americani che combattono in Siria affianco delle YPG contro l’ISIS. In questi giorni, Washington ha inviato veicoli militari con la bandiera americana ai confini tra la Siria e la Turchia, dalla parte siriana, insieme ai combattenti delle YPG, nel tentativo di sedare le tensioni.

Dall’altra parte, Erdogan ha affermato che la presenza degli americani affianco dei “terroristi delle YPG” ha reso la Turchia molto triste, dal momento che Ankara  sostiene che ogni appoggio ai militanti curdi deve essere interrotto.

Ad avviso di Amberin Zaman, autrice di al-Monitor che sta seguendo la questione, il dispiegamento di ulteriori forze americane lungo i confini siriani nel tentativo di dissuadere la Turchia dal compiere nuovi attacchi servirà a poco per risolvere la situazione.  L’autrice spiega che le truppe turche, insieme agli alleati della Free Syrian Army, si stanno concentrando nella città siriana di Tal Rifaat, la quale è posizionata tra il centro di Afrin, controllato dai curdi, e Al Bab e Azaz, roccaforte dei turchi e delle forze arabe che combattono l’ISIS e che sono ostili al regime siriano di Bassar al-Assad. Per di più, Tal Rifaat, oltre a pullulare di diversi gruppi di ribelli, tra cui anche combattenti di al-Qaeda, Jabath al-Nusra e Ahrar al-Sham, è stata conquistata dalle YPG nel gennaio 2016. Le forze delle YPG sono determinate a collegare la città ad Afrin e anche a Manbij, ad est, creando un asse di territori interamente controllato dai curdi. La Turchia ha mandato a monte tali piani  il 24 agosto 2016, quando le proprie forze sono entrate a Jarabalus, riprendendo poi il controllo di al-Bab alla fine del febbraio 2017 dopo una lunga battaglia contro l’ISIS. Se Ankara conquisterà Tal Rifaat, renderà quasi impossibile la creazione di un corridoio curdo. La Russia ha proposto alle YPG di lasciare entrare le forze del regime siriano a Tal Rifaat, in modo da impedire alla Turchia di intervenire, ma le SDF si sono rifiutate. Nel nord-ovest della Siria gli USA non hanno alcuna influenza, perciò sarà difficile che riescano a fermare Ankara dal conquistare Tal Rifaat o Afrin. La Russia, invece, controllando lo spazio aereo al di sopra di tali aree, può intervenire più facilmente. Secondo quanto riportato da alcune fonti vicine alle SDF, Mosca ha avvertito le YPG che, se non lasceranno entrare le truppe siriane presso Tal Rifaat, non potranno garantire alcuna protezione di fronte alle forze turche. “La Russia sta dicendo cose diverse ad ogni parte coinvolta, ma l’obiettivo finale è quello di consegnare i territori in mano ad Assad”, ha spiegato un comandante delle SDF. L’autrice conclude che, in ogni caso, il destino delle YPG e della SDF dipende dagli USA e dalla Russia, le quali decideranno il controllo delle aree in questione.

In vista dell’incontro con il presidente americano, Donald Trump, previsto per il 16 maggio, Erdogan riproporrà l’offerta di sospendere qualsiasi sostegno ai combattenti curdo-siriani e mostrerà al leader americano “documenti che provano i legami delle YPG al PKK”. “Stiamo dicendo ai nostri amici americani di non combattere insieme ad un gruppo terroristico”, ha spiegato Erdogan, aggiungendo che, se Ankara e Washington coopereranno, insieme alle altre forze della coalizione, ad esclusione delle YPG, i terroristi verranno eliminati da Raqqa.

Il Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Fonte: Sputnik Italia

Il Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Fonte: Sputnik Italia

di Redazione

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