El Salvador: guerra intestina nella Mara Salvatrucha

Pubblicato il 2 maggio 2017 alle 6:31 in America Latina America centrale e Caraibi

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La Mara Salvatrucha, la più importante banda criminale salvadoregna, con ramificazioni importanti in Honduras, Guatemala, Stati Uniti ed Europa, si è scissa in due gruppi rivali che hanno iniziato una violenta guerra interna per il controllo del territorio e dei beni della gang.

Bandiera di El Salvador. Fonte: Wikipedia

Bandiera di El Salvador. Fonte: Wikipedia

La gang più violenta del paese mesoamericano si è divisa in due clan rivali MS-13 ed MS-503, in lotta per il potere interno e il controllo del territorio in El Salvador, Honduras, Guatemala e Stati Uniti. Lo hanno reso noto il capo della polizia salvadoregna Howard Cotto e il direttore del sistema penitenziario Rodil Hernández.

I leader dei due gruppi rivali hanno ordinato l’eliminazione dei capobanda avversari, scatenando una feroce guerra tra bande il cui momento culminante, finora, è stata l’esplosione di una bomba nel carcere di Ciudad Barrios, nell’interno del paese.

La polizia di El Salvador informa inoltre che i due gruppi rivali hanno violato la “regola d’oro” che vietava di colpire genitori, mogli e figli dei membri della gang da punire per qualche ragione. Se da un lato le autorità salvadoregne interpretano la crisi interna alla banda come risultato dell’azione delle forze di sicurezza, dall’altro l’escalation di violenza mette a rischio la fragile stabilità del paese, considerato il più violento del mondo.

Nel 2016 in El Salvador sono stati commessi 82 omicidi ogni centomila abitanti, in calo rispetto al 104 del 2015. Lo scorso 11 gennaio è stato il primo giorno senza omicidi in quasi due anni. Dal 2012 è successo solo 5 volte.

Le maras sono gang nate negli anni ’80 e ’90 negli Stati Uniti ad opera dei figli degli emigrati salvadoregni e “importate” come conseguenza dei rimpatri nel paese mesoamericano, dove hanno assunto il controllo del territorio nelle periferie più povere e nelle zone rurali uscite stremate dalla guerra civile (1979-92).

Le maras impongono una “tassa” agli esercizi commerciali e ai residenti delle zone sotto il loro controllo. Molti giovani, per esimere le famiglie dal pagamento, vengono reclutati più o meno con la forza. Di conseguenza l’emigrazione di giovani e giovanissimi in Messico, Costa Rica e Stati Uniti è in costante aumento.

Nel 2010 il presidente Mauricio Funes Cartagena varò una legge di proscrizione delle maras, affidando all’esercito compiti di sostegno alla polizia nazionale. Ciononostante la violenza è aumentata costantemente fino al 2015 e lo stesso Funes, accusato di corruzione e legami con le gang, è fuggito in Nicaragua nel 2016.

La riduzione del tasso di omicidi lo scorso anno, ora rimessa in causa dalla nuova ondata di violenze, era considerato il grande successo dell’attuale presidente Salvador Sánchez Cerén.

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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