I funzionari americani dicono che i pirati sono tornati nelle acque somale

Pubblicato il 25 aprile 2017 alle 6:03 in Africa Gibuti

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I pirati sono tornati nelle acque della Somalia, ma il picco di attacchi contro le spedizioni commerciali non costituisce ancora una tendenza, hanno dichiarato gli ufficiali degli Stati Uniti.

Gli attacchi riappaiono dopo una tregua di cinque anni. La pirateria era cresciuta in proporzioni allarmanti durante il periodo che va dal 2010 al 2012, costringendo le navi statunitensi e di altre nazioni a una lunga battaglia contro i pirati.

In una visita presso la base militare americana in Gibuti il segretario alla difesa statunitense, Jim Mattis, ha spiegato ai giornalisti che anche se il problema della pirateria persistesse, non ci sarebbe da aspettarsi un grosso coinvolgimento dell’esercito USA.

“Non siamo ancora pronti a dire che c’è un’evoluzione”, ha detto il generale Thomas Waldhauser, aggiungendo che vede nell’incremento degli attacchi soltanto una risposta agli effetti di siccità e carestia nel Corno d’Africa. Il capitano della Marina, Richard A. Rodriguez, capo dello staff per una speciale task force militare statunitense con sede in Gibuti, ha dichiarato che la pirateria “è certamente aumentata” nelle ultime settimane. Ma ha aggiunto che contrastare questo fenomeno non è una missione che spetta alle sue truppe, che si concentreranno per lo più sul terrorismo e sull’incremento delle capacità dell’esercito nazionale somalo.

Invece la Cina ha fatto sapere che il pattugliamento anti-pirateria è una tra le diverse missioni che intende portare avanti nella sua nuova base navale in Gibuti. Tale base attualmente in costruzione non è considerata dagli ufficiali statunitensi una vera minaccia alle operazioni americane che si tengono a Camp Lemonnier.

Molti altri paesi hanno una presenza militare presso o vicino al sito americano, tra cui Francia, Italia, Germania e Giappone. Questo riflette la posizione strategica del Gibuti nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden.

Mattis ha anche fatto in modo di passare diverse ore in Gibuti durante il suo viaggio di una settimana che ha intrapreso per discutere della situazione in Medio Oriente. Durante la sua conferenza stampa ha lodato il Gibuti per aver offerto agli Stati Uniti la possibilità di istituire Camp Lemonnier poco dopo gli attacchi dell’11 settembre. “Sono stati con noi ogni giorno e ogni mese e ogni anno“, ha detto.

Gli Stati Uniti utilizzano Camp Lemonnier per il transito di diverse forze e di velivoli. I comandanti delle operazioni speciali americane si basano su quel campo per le missioni anti terrorismo in Somalia e in altri luoghi della regione.

La presenza militare degli Stati Uniti è cresciuta notevolmente negli ultimi anni, come risulta dalla costruzione di una nuova sede centrale, una palestra, una caserma e altre infrastrutture.

Il Gibuti ha un porto molto importante sul Golfo di Aden. Il paese è inserito tra la Somalia e l’Eritrea, e condivide anche un confine con l’Etiopia.

Mattis sta usando i suoi primi mesi come segretario della difesa per rinnovare e rafforzare i rapporti con i principali alleati e partner tra i quali il Gibuti, la cui posizione lo rende un collegamento strategico nella rete delle basi militari statunitensi d’oltremare.

Il paese ha assunto un’ulteriore importanza per gli Stati Uniti dopo l’11 settembre, in parte come mezzo per rintracciare e intercettare i militanti di al-Qaeda che fuggono dall’Afghanistan dopo che gli Stati Uniti hanno invaso lo Stato nell’ottobre del 2001.

L’America ha un accordo a lungo termine con il Gibuti per ospitare le forze americane; tale patto è stato rinnovato nel 2014.

La settimana scorsa Mattis ha incontrato anche i leader di Arabia Saudita, Israele, Egitto e Qatar.

Segretario alla difesa statunitense, Jim Mattis. Fonte: Departement of Defense

Segretario alla difesa statunitense, Jim Mattis. Fonte: Departement of Defense

di Redazione

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