Incontro tra Trump e Gentiloni: visioni diverse sul ruolo degli USA in Libia

Pubblicato il 22 aprile 2017 alle 9:04 in USA e Canada

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Il presidente americano Donald Trump è convinto che gli USA non devano intervenire in Libia, dove la violenza e l’instabilità politica regnano da dopo il rovesciamento del dittatore Gheddafi.

Tale affermazione è stata annunciata da Trump il 20 aprile, nel corso di una conferenza con il premier italiano Paolo Gentiloni, in visita a Washington. “Penso che gli USA siano già abbastanza impegnati altrove”, ha spiegato Trump.

Gli Stati Uniti, nel 2011, avevano avuto una posizione molto importante nell’ambito della campagna militare della NATO per rovesciare Gheddafi. In seguito, gruppi fondamentalisti, tra cui l’ISIS, hanno perso il controllo di alcuni territori libici, facilitati dall’instabilità politica che, nel 2014, è culminata nella formazione di due governi rivali, uno con sede a Tobruk e uno con sede a Tripoli.

Come riportato dalla CNN, i commenti del leader statunitense potrebbero segnare un cambiamento nella politica estera americana rispetto a quella portata avanti dall’amministrazione Obama, la quale mirava a raggiungere una soluzione diplomatica tra le diverse fazioni rivali nel paese nordafricano. Inoltre, le considerazioni di Trump sono state una sorpresa per il leader italiano Gentiloni, il quale, poco prima, aveva sottolineato il bisogno della partecipazione internazionale per rafforzare il governo di Tripoli, capeggiato da Fayez Serraj e riconosciuto dalla comunità internazionale, per creare una maggiore stabilità in Libia. “Abbiamo bisogno del sostegno della regione e dei paesi vicini alla Libia, come la Tunisia e l’Egitto, per unificare il paese; uno Stato diviso peggiorerà soltanto il conflitto”, aveva affermato Gentiloni, aggiungendo che il ruolo degli USA sarebbe chiave in tale contesto.

Nel corso del meeting, Trump ha descritto l’Italia come un partner commerciale importante e anche come un alleato chiave nella lotta al terrorismo. A tale riguardo, il presidente americano ha apprezzato il contributo militare italiano nella guerra contro l’ISIS e in Afghanistan e ha affermato che i due paesi potrebbero cooperare per gestire le migrazioni di larga scala e per combattere i traffici illegali internazionali.

L’Italia è alle prese con una crisi migratoria che sta esaurendo le sue risorse finanziarie e che ha causato tensioni politiche all’interno dell’Unione Europea. Secondo le stime della UN Refugee Agency, nel 2016, l’Italia ha detenuto il primato europeo del numero di sbarchi nel Mediterraneo; degli oltre 361,000 migranti che nel 2016 hanno raggiunto l’Europa via mare, la metà è approdata sulle coste italiane. L’International Organization for Migration (IOM) ha reso noto che, dal primo gennaio al 21 aprile 2017, in Italia sono arrivati via mare 36,703 migranti. Lo scorso 4 febbraio, l’Italia ha firmato un accordo sull’immigrazione con la Libia stanziando 200 milioni di euro per avviare la collaborazione tra i due paesi. Il patto, stipulato tra Gentiloni e Serraj, il quale è composto da 8 articoli preceduti da un preambolo, ha due obiettivi principali. In primo luogo, mira a completare e a rafforzare il sistema di controllo dei confini libici per limitare i flussi di migranti clandestini nella rotta mediterranea. In secondo luogo, l’accordo prevede che l’Italia offra supporto tecnico al Governo di Accordo Nazionale (GNA) per contrastare l’attività dei trafficanti di esseri umani. Sempre nell’ambito dell’immigrazione, il 3 aprile, il governo italiano ha facilitato la firma di un accordo di pace tra 60 leaders tribali libici, i quali hanno accettato di collaborare con le forze di sicurezza italiane per ridurre il flusso di migranti verso l’Europa.

Bandiera USA e bandiera dell'Italia. Fonte: Wikimedia Commons

Bandiera USA e bandiera dell’Italia. Fonte: Wikimedia Commons

 

di Redazione

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