ONU: trovate 17 nuove fosse comuni nella Rep. Dem. del Congo

Pubblicato il 21 aprile 2017 alle 6:33 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Gli investigatori delle Nazioni Unite hanno trovato 17 nuove fosse comuni nella Repubblica Democratica del Congo in un’area di combattimento tra soldati dell’esercito e milizie armate. La Corte Penale Internazionale ha dichiarato che, se non lo farà il governo del Congo, indagherà su rapimenti e uccisioni da parte dei soldati dell’esercito nazionale.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani , Zeid Ra’ad Al Hussein, ha esortato il governo del Congo ad avviare delle indagini sui presunti crimini di guerra e ha aggiunto che se fallirà nel trovare dei responsabili, interverrà la Corte Penale Internazionale.

Zeid ha dichiarato in un rapporto pubblicato mercoledì 19 aprile che l’esercito congolese ha scavato delle fosse comuni dopo gli scontri con la milizia Kamwina Nsapu avvenuti nel marzo 2017 nella regione centrale Kasai. La battaglia ha provocato la morte di 74 persone, tra cui 30 bambini, secondo l’Alto Commissario.

Durante un altro scontro nella provincia della capitale Kananga avvenuto lo scorso mese, i soldati hanno ucciso circa 40 persone e hanno rapito donne e ragazze. Inoltre Zeid ha aggiunto che altre vittime sono state uccise casa per casa mentre i soldati cercavano i membri delle milizie armate.

15 fosse comuni sono state ritrovate nella città di Tshimbulu e due in un villaggio vicino la città di Kananga.

Nei rapporti dell’ONU sono state documentate circa 40 fosse comuni e 400 uccisioni da agosto 2016, nella provincia di Kasai.

Zeid ha fatto appello alle autorità del Congo richiedendo un’immediata azione per assicurare un’indagine indipendente.

Il governo della Repubblica Democratica del Congo ha dichiarato che aprirà le indagini solo quando ci saranno delle prove concrete del coinvolgimento dell’esercito. Il portavoce del governo, Lambert Mende, ha dichiarato che le prove acquisite dall’ONU devono essere condivise con il dipartimento di giustizia nazionale.

In precedenza il governo ha negato l’uso sproporzionato della forza dell’esercito congolese nelle operazioni contro i membri della milizia armata. Inoltre ha accusato la milizia di aver scavato le fosse comuni.

La regione del Kasai è il centro del conflitto tra l’esercito e la milizia Kamwina Nsapu da quando il leader della milizia è stato ucciso nell’agosto 2016. Da allora i membri della gruppo armato cercano vendetta.

La violenza è aumentata e si è espansa in tutta la nazione dopo che il Presidente Joseph Kabila ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale a dicembre 2016. Secondo le stime dell’ONU centinaia di persone sono state uccise dall’inizio della violenza e circa 200.000 sfollati hanno abbandonato le proprie case.

Missione delle Nazioni Unite in Congo, MONUSCO. Fonte: Wikimedia Commons

Missione delle Nazioni Unite in Congo, MONUSCO. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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