Cina e Usa in Corea: una cooperazione con limiti

Pubblicato il 19 aprile 2017 alle 7:08 in Asia Cina

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Stati Uniti e Cina sono concordi sulla necessità impellente di risolvere le tensioni con la Corea del Nord per tutelare la pace e la stabilità di tutta l’Asia-Pacifico. Una cooperazione, con dei limiti. Gli interessi comuni di Washington e Pechino sono limitati alla denuclearizzazione e terminano quando appare la prospettiva di un’azione militare. Il Global Times  – tabloid specializzato in politica estera del Quotidiano del Popolo, giornale del Partito Comunista Cinese – propone un’analisi del delicato equilibrio tra Xi Jinping e Donald Trump.

La Corea del Nord non deve mettere alla prova la determinazione del presidente Trump o la forza militare degli Stati Uniti, ha dichiarato il vice presidente degli Usa, Mike Pence, in visita in Corea del Sud. Si tratta delle parole più forti pronunciate da un alto funzionario di Washington dall’inizio delle tensioni, secondo il Global Times.

Pence ha anche affermato di essere fiducioso e incoraggiato dai primi passi che la Cina ha intrapreso per collaborare con gli Stati Uniti nella risoluzione della questione nordcoreana. Il Vicepresidente ha auspicato che Pechino intraprenda delle “misure straordinarie” per mettere la Corea del Nord sotto pressione. Secondo Pence non importa se sarà la Cina a gestire la situazione o se dovranno farlo gli Stati Uniti e i loro alleati, per raggiungere l’obiettivo della denuclearizzazione della penisola, tutte le opzioni rimangono sul tavolo.

La questione nordcoreana ha già registrato diversi cambiamenti significativi nelle ultime settimane. Innanzi tutto, Cina e Stati Uniti si sono accordati per cooperare. Una decisione che ha spinto Pechino ad inasprire le sanzioni Onu e ad avvisare l’alleato che se le violazioni delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu continueranno, l’inasprimento peggiorerà di pari passo. Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno dichiarato finito il tempo dell’attesa strategica e hanno iniziato a prendere in considerazione anche la possibilità di un’azione militare. È evidente, secondo il Global Times, che Pechino e Washington sono entrambe risolute nel voler risolvere attivamente il problema del nucleare di Pyongyang, poiché la possibilità che si torni a uno status quo e si eviti un peggioramento ulteriore delle tensioni sembra sempre meno plausibile.

Pechino e Washington hanno raggiunto l’accordo per una cooperazione di principio e con dei limiti il cui fine ultimo è quello di fermare il programma nucleare della Corea del Nord. Visti però gli sviluppi continui e la determinazione di Pyongyang nel proseguire i test missilistici, senza accogliere le richieste di moderazione provenienti da Pechino, quest’ultima potrebbe decidere di incrementare le restrizioni nei rapporti economici con regime di Kim Jong-un. Alcune possibili misure, secondo il Global Times, potrebbero essere la sospensione delle esportazioni petrolio cinese verso la penisola. Gli Stati Uniti potrebbero invece ultimare l’esclusione di Pyongyang dal sistema finanziario internazionale e ottenere, a differenza di quanto accaduto in passato, il supporto della Cina.

Una cooperazione tra Washington e Pechino che può, quindi, funzionare per l’inasprimento delle sanzioni e delle restrizioni economiche alla Corea del Nord. Si tratta però di una collaborazione che in nessun caso, secondo il Global Times, può sfociare in una operazione militare congiunta. Pechino non ha intenzione di sostenere né di partecipare ad alcuna azione militare degli Stati Uniti contro Pyongyang. La Cina, soprattutto, non vuole che un’eventuale operazione militare Usa si trasformi e si ampli fino a rovesciare il regime di Kim Jong-un.

Gli Stati Uniti, intanto, hanno ripetutamente chiesto alla Cina di intraprendere azioni concrete per “gestire la situazione del nucleare nordcoreano” e affermato che se Pechino non dovesse riuscire, allora “ci penseranno gli Stati Uniti e i loro alleati”. La lettura del Global Times di queste parole è un invito a Pechino a inasprire le sanzioni verso Pyongyang, al punto di spingerla a rinunciare al nucleare. Se la Cina dovesse fallire, allora gli Stati Uniti saranno pronti ad intervenire, anche militarmente.

Appare chiaro, secondo il giornale del Partito Comunista Cinese, che le misure restrittive sui rapporti economici tra Cina e Corea del Nord non possono riuscire a spingere Pyongyang a fermare il programma nucleare immediatamente. Mentre Pechino tenta la via delle sanzioni maggiorate, Washington non può restare a guardare e continuare a fornire i sistemi di protezione missilistica – il riferimento del Global Times è al THAAD, il sistema anti-missile degli Usa in fase di installazione vicino Seoul che la Cina ha condannato più volte – alla Corea del Sud aspettandosi un miracolo.

Secondo il Global Times, dunque, mentre la Cina applica sanzioni più restrittive, gli Stati Uniti dovrebbero fare un passo indietro nel sud della penisola coreana.

In merito a un’azione militare, il giornale cinese chiede agli Stati Uniti di considerare le eventuali conseguenze per la popolazione anche della Corea del Sud. Se Washington decidesse di intervenire con un attacco leggero, gli armamenti di Pyongyang rimarrebbero intatti e a subirne gli effetti sarebbe solo la popolazione. Se intervenisse in modo pensante, sovvertirebbe il regime nordcoreano e cambierebbe, con la forza, la situazione geopolitica della penisola. In questa seconda situazione, secondo il Global Times, il popolo cinese non tollererebbe che l’Armata Popolare di Liberazione –l’esercito cinese – rimanesse a guardare senza intervenire. La Cina percepirebbe il rovesciamento del regime come una conquista del territorio nordcoreano da parte di Corea del Sud e Stati Uniti, cosa che i cinesi hanno contribuito ad evitare nella guerra del 1950-53.

In ultima analisi, dunque, la situazione della penisola coreana è molto complessa e contraddittoria. Ciononostante, conclude il Global Times, Cina e Stati Uniti – seppur con due posizioni opposte in merito all’uso di forza militare – sono concordi nel riconoscere la necessità di denuclearizzare Pyongyang e hanno una forte comunità di interessi in questo senso. I continui test missilistici e il voler portare avanti a ogni costo il programma nucleare da parte di Pyongyang ha creato questa vicinanza di scopo tra Cina e Stati Uniti che in passato erano stati avversari durante la guerra di Corea.

Se Kim Jong-un riuscirà a comprendere i limiti della cooperazione tra Pechino e Washington, si renderà conto che Pechino sta inasprendo sì le sanzioni economiche, ma non intende compiere azioni politiche nei suoi confronti. Le sanzioni metteranno in difficoltà il regime nordcoreano, ma non lo rovesceranno, se acconsentirà a un cambiamento, ovvero alla denuclearizzazione. Questa è, secondo l’analisi degli Global Times, l’unica speranza per il popolo nordcoreano. Se invece Pyongyang non dovesse comprendere che la coalizione Cina-Usa ha dei limiti e continuasse a provocarli con lo stesso atteggiamento delle ultime settimane, dovrà poi fare i conti con un rimorso di proporzioni storiche.

L’analisi del quotidiano cinese mostra chiaramente come gli interessi di Cina e Stati Uniti sulla penisola coreana siano confluenti solo parzialmente. Sebbene Trump e Xi Jinping durante il loro vertice e la telefonata che lo ha seguito abbiano individuato una sorta di alleanza che mira alla denuclearizzazione della Corea del Nord, sono molto lontani dall’avere una stessa visione in merito a una possibile azione militare. Pechino ha combattuto a fianco della Corea del Nord nella guerra di Corea, dal 1950 al 1953, mentre gli Stati Uniti erano schierati al fianco di Seoul. Una guerra terminata con un armistizio, ma rimasta priva di trattato di pace, ragione per cui Pyongyang reputa di essere ancora in guerra con Usa e Corea del Sud.

Mentre Jim Jong-un ha tentato un nuovo test missilistico, domenica 16 aprile, il vice presidente gli Usa, Mike Pence, è in visita a Tokyo e Seoul per rafforzare quel partenariato che sarà determinante se la Cina dovesse fallire nel convincere Pyongyang a fermarsi con le sole sanzioni economiche.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

Bandiere di Usa e Cina. Fonte: Flickr

Bandiere di Usa e Cina. Fonte: Flickr

di Redazione

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