Guyana Francese: fallito il negoziato governativo, interviene Hollande

Pubblicato il 12 aprile 2017 alle 14:47 in America Latina America centrale e Caraibi

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Il collettivo Pou la Gwiyann dékolé (Affinché la Guyana decolli) che dirige la protesta antigovernativa ha rinunciato al blocco totale del dipartimento che sarebbe dovuto iniziare lunedì, più a causa delle forti perplessità che la misura suscitava nei manifestanti che per i negoziati con il governo di Parigi.

Le barricate che ormai da settimane costellano le strade di Caienna e delle altre città della Guyana Francese avrebbero dovuto essere “totali” a partire da lunedì, e cioè impedire il transito a chiunque volesse transitare anche a piedi, in moto o in bicicletta. Il blocco totale, tuttavia, è stato scongiurato a causa delle perplessità che suscitava negli stessi manifestanti.

La protesta a Caienna. Fonte: outremerpremier

La protesta a Caienna. Fonte: outremerpremier

Il collettivo civico Pou la Gwiyann dékolé che dirige le manifestazioni ha ceduto alle esigenze degli altri gruppi e della cittadinanza, per timore di alienarsi le simpatie di una popolazione per lo più compatta nella protesta contro Parigi. A tutti i veicoli, ambulanze escluse, rimane tuttavia interdetto il passaggio in buona parte delle strade del capoluogo.

François Hollande ha scritto agli eletti locali della Guyana, dicendosi pronto a riceverli per “costruire insieme il futuro della Guyana”.

L’intervento del Presidente della Repubblica, segue il fallimento dei negoziati intavolati con i manifestanti dal governo di Parigi per tramite dei ministri dell’interno e delle regioni d’oltremare. I manifestanti chiedono un “piano Marshall” per la Guyana, 2,5 miliardi di euro d’investimenti e una pianificazione economica che permetta di armonizzare l’economia guyanese con quella della Francia metropolitana.

Il governo di Bernard Cazeneuve aveva proposto l’investimento di 1 miliardo di euro nei prossimi dieci anni, giudicato insufficiente da Pou la Gwiyann dékolé e da altri collettivi civici. I manifestanti chiedono inoltre uno statuto speciale per la regione, proposta giudicata irricevibile da Parigi.

L’alto tasso di disoccupazione, la mancanza di fondi per scuole e ospedali, l’insicurezza causata dall’aumento dei crimini e la pressione di flussi migratori dal Brasile e dal Venezuela sono alla base di una protesta che, iniziata ormai da tre settimane, non accenna a finire. Gli scioperi di dipendenti pubblici e privati, l’astensione dal lavoro dei liberi professionisti e la chiusura di buona parte dei negozi entrano oggi nel loro ventitreesimo giorno.

Traduzione dal francese e dallo spagnolo a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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