Attacco Stoccolma: l’attentatore era in contatto con i militanti dell’ISIS

Pubblicato il 11 aprile 2017 alle 7:41 in Europa

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Il 39enne uzbeco arrestato lo scorso venerdì, in seguito all’attentato nel centro di Stoccolma, e ritenuto essere il presunto attentatore, ha confessato e, dalle indagini, è emerso che era stato in contatto via Whastapp con i militanti dell’ISIS prima e dopo l’attentato.

Il quotidiano svedese The Local ha reso noto che il terrorista ha rivelato agli agenti di polizia di “essere felice di ciò che ha fatto” e di aver “compiuto ciò che doveva”, in riferimento all’attacco. La polizia ha riferito che il nome dell’individuò è Rakhmat Akilov, operaio edile, padre di quattro figli, e simpatizzante dell’ISIS. Dalle indagini è emerso che Akilov aveva fatto richiesta di asilo in Svezia nel giugno 2016, ma la sua domanda era stata rigettata. Jan Evensson, agente svedese, ha spiegato che, in seguito al rifiuto della richiesta di asilo, la polizia non è stata in grado di rimandarlo nel proprio paese di origine perché Akilov ha fatto perdere subito le proprie tracce. Il procuratore svedese, ieri, ha arrestato un secondo individuo sospettato di essere coinvolto nell’attentato.

Il 7 aprile, poco prima delle tre del pomeriggio, le forze di sicurezza svedesi avevano reso noto che un camion si era scagliato contro la folla presso Drottninggatan – Queen Street, una strada nel centro di Stoccolma, uccidendo 4 persone e ferendone 15.

Nina Odermalm, capo della stampa dei servizi di sicurezza locali, in un primo momento, aveva riferito che “molte persone erano state ferite e alcune erano morte”. Subito dopo l’attacco, la polizia svedese aveva ordinato ai cittadini di rimanere in casa, evitando le strade del centro città. Dalle prime ricostruzioni era emerso che il camion era stato rubato poco prima dell’attacco, mentre l’autista stava effettuando alcune consegne poco lontano da Drottninggatan. L’attentatore, con il volto coperto, era poi salito a bordo e aveva messo in moto.

Il primo ministro svedese, Stefan Lofven, aveva riferito che “molti dettagli facevano pensare che si trattasse di un attentato terroristico. Le dinamiche dell’attacco ricordano i recenti attentati che sono stati compiuti in Europa. A Londra, il 22 marzo, Khalid Masood, 52enne inglese, ha ucciso 4 persone sul ponte di Westminster, scagliandosi con un suv contro i pedoni; a Berlino, il 19 dicembre 2016, il tunisino Anis Amri ha falciato la folla a bordo di un camion presso i mercatini di Natale della capitale tedesca, uccidendo 12 persone e, ancora a Nizza, il 14 luglio 2016, 83 persone sono morte per mano di Mohamed Lahouaiej-Bouhel, un tunisino residente in Francia che, alla guida di un camion, è andato addosso alle persone presenti sulla Promenade des Anglais.

Stiamo cercando di capire chi sia il terrorista e se l’attentato sia stato effettuato da una sola persona”, aveva spiegato Nina Odermalm, la quale, inizialmente non aveva voluto definire l’accaduto un “atto di terrorismo”, dal momento che le indagini della polizia erano appena iniziate. All’interno del veicolo, gli agenti di sicurezza hanno rinvenuto materiale esplosivo.

Nella notte del 7 aprile, il camion è stato rimosso dalla vetrina dell’edificio dove si era schiantato e l’area è tutt’ora controllata da agenti di polizia. La principessa svedese Victoria, insieme al marito, hanno visitato il luogo dell’attacco mostrandosi particolarmente commossi.

Stoccolma, Svezia. Fonte: Pixabay

Stoccolma, Svezia. Fonte: Pixabay

di Redazione

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