Myanmar, tra i detenuti Rohingya ci sono bambini

Pubblicato il 10 aprile 2017 alle 17:23 in Asia Myanmar

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L’ufficiale UNICEF in Myanmar richiede la liberazione dei bambini di etnia Rohingya presi prigionieri durante le operazioni militari dell’esercito birmano nello stato di Rakhine, nel nord del paese.

Tra i detenuti con accuse di collaborazionismo con i ribelli islamisti ci sono anche bambini di non più di 10 anni, secondo le informazioni di Reuters. Sono stati più di 400 gli arresti, di cui 13 bambini, da quando è stata avviata la campagna militare in seguito ad alcuni attacchi alle stazioni di polizia di frontiera da parte dei militanti islamisti di etnia Rohingya, nell’ottobre 2016. La campagna militare ha generato una crisi umanitaria con più di 75 mila profughi di etnia Rohingya che hanno lasciato il paese per evitare la repressione militare, fuggendo verso il Bangladesh. I Rohingya sono una minoranza etnica di religione musulmana che viene considerata dal Myanmar immigrata clandestina dal vicino Bangladesh ed è priva di cittadinanza birmana e dei servizi a cui questa dà diritto.

Bambini Rohingya nello stato di Rahkine

Bambini Rohingya nello stato di Rahkine

Le Nazioni Unite stanno valutando la situazione, già un commissario ONU per I diritti umani ha visitato lo stato di Rakhine nel mese di gennaio e ora l’UNICEF si sta occupando della situazione dei bambini detenuti. Le autorità del Myanmar si sono dette consapevoli del problema e pronte ad agire in merito, ha dichiarato Bertrand Bainvel, il rappresentante dell’UNICEF in Myanmar. Il Vice direttore esecutivo dell’UNICEF, Justin Forsyth, ha discusso della situazione con Aung San Suu Kyi – la leader birmana premio Nobel per la Pace che si trova ad affrontare la crisi dei Rohingya durante il suo primo anno di governo – e con il generale capo dell’esercito, Min aung Hlaing, durante la sua recente visita nel paese.

Non sono però ancora chiare le modalità e le tempistiche con cui i bambini verranno rilasciati e non vi è certezza neppure del fatto che ciò accadrà.

Un rapporto dell’osservatore Onu che ha visitato il Myanmar nei primi mesi del 2017 accusa l’esercito birmano di aver condotto uccisioni di massa e stupri di gruppo ai danni dei membri dell’etnia Rohingya durante la campagna miliare. Si tratterebbe di crimini contro l’umanità, secondo l’Onu e secondo Human Rights Watch.

L’esercito e il governo hanno in un primo momento smentito tutte le accuse giustificando l’operazione come legittima repressione di un’insurrezione. Il governo ha poi garantito che condurrà delle indagini interne, ma ha rifiutato la proposta dell’Onu che prevedeva l’invio di una squadra di indagine internazionale.

di Redazione

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