Sud-Est Asiatico: paura per la diffusione dell’Isis nelle Filippine

Pubblicato il 7 aprile 2017 alle 7:04 in Asia Filippine

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L’Isis perde terreno in Medio Oriente e alcuni dei sui guerriglieri potrebbero spostarsi al sud delle Filippine. Da lì potrebbero pianificare attacchi in tutta la regione del Sud-Est Asiatico. Queste le preoccupazioni degli esperti di sicurezza dei paesi del Sud-Est Asiatico.

Gli estremisti leali all’Isis potrebbero utilizzare le cellule militanti dell’isola di Mindanao, nelle Filippine meridionali, per pianificare attacchi a Manila o in tutto il resto della regione, secondo l’articolo sulla minaccia dell’Isis di Sidney Jones, esperta di anti-terrorismo, pubblicato dal Lowy Institute for International Policy. “Non è molto probabile che centinaia di foreign fighters cercheranno di raggiungere le Filippine mentre l’Isis perde terreno in Medio Oriente, ma ne basterebbe anche una dozzina per fare danni seri”, afferma Jones che è anche direttrice dello Institute for Policy Analysis of Conflict in Malesia.

La polizia malese è concorde nel ritenere che il sud delle Filippine difficilmente sarà la meta di grandi numeri di membri dell’Isis in fuga dal Medio Oriente, ma la possibilità che anche solo alcuni di loro raggiungano il paese vicino desta preoccupazione.

“Coloro che sono in Siria e in Iraq difficilmente andranno nelle Filippine, ma quelli che pianificano di diffondere la jihad potrebbero farlo”, ha commentato Ayob Khan Mydin Pitchay, capo della divisione anti-terrorismo dell’intellingence della Royal Malaysian Police, durante un’intervista con ChannelNewsAsia.

La preoccupazione della Malesia è condivisa da Singapore e a parlarne è stato il Ministro degli Interni K Shanmugam. Il ministro ritiene che il sud delle Filippine potrebbe essere il luogo ideale verso cui muoversi per i militanti, dato che il governo, seppur impegnandosi, fatica a tenere sotto controllo la regione.

Il governo del presidente Rodrigo Duterte, dalla sua entrata in carica nel giugno 2016, ha visto un peggioramento della situazione di sicurezza e un aumento dei rapimenti nell’arcipelago di Sulu. Quando Duterte è divenuto presidente, gli ostaggi in mano ai militanti erano 18, ora sono 31, di cui 25 stranieri. Duterte ha minacciato di imporre la legge marziale nell’isola di Mindanao nel mese di marzo, una mossa estrema nello sforzo di combattere i militanti islamisti presenti della zona. Il presidente ha anche aumentato le operazioni militari contro i sospetti collaborazionisti dell’Isis uccidendo molti militanti. Sideny Jones non crede, però, che la via militare possa essere la soluzione di una questione così complessa com’è quella dei militanti nel sud delle Filippine, guidati da una combinazione di tra terrorismo e lotta tra signori della guerra locali.  “Le operazioni militari non sono efficaci perché sono una soluzione troppo semplice e un problema molto complesso. A Minadanao l’affiliazione all’estremismo islamico è legata saldamente a un concetto di vecchio stampo di signorotti della guerra e lealtà tra clan. Questo implica che molto spesso gli ufficiali del governo locale appartengono alle stesse famiglie/clan degli estremisti. Le operazioni militari possono uccidere molti militanti, ma fanno aumentare la determinazione di cercare vendetta. Una parte della soluzione dovrebbe essere migliorare la governance a livello locale, ma è qualcosa di molto a lungo temrine”, conclude la studiosa.

Nel sud delle Filippine, soprattutto nell’isola di Mindanao, si concentrano diverse milizie islamiste. Dal 2015, diversi militanti hanno avviato la costruzione di una cellula dell’Isis nel Sud-Est Asiatico mettendo insieme diversi gruppi della zona come Abu Sayyaf e Jemaah Islamiah.

Abu Sayyaf è uno dei principali gruppi paramilitari islamici attivi nelle isole meridionali delle Filippine. Fondato nei primi anni Novanta da un cittadino filippino musulmano che aveva militato nella Brigata Internazionale Musulmana durante l’invasione in Afghanistan, il gruppo combatte da quasi 30 anni lo Stato a maggioranza cattolica, in cui aspira a creare una provincia indipendente. I fondi per la creazione del gruppo sembra provenissero direttamente da Osama Bin Laden e Al’Qaeda. Obiettivo dell’organizzazione è istituire  un’entità panislamica nel Sud-est asiatico, che comprenda in particolare l’isola di Mindanao, le Isole Sulu, il Borneo, la Malesia, l’Indonesia, le isole del Mar Cinese e la penisola Malese. Il gruppo, piccolo per dimensioni, ma molto violento, è basato nel sud delle Filippine ed è ben noto in patria per rapimenti, decapitazioni, attentanti con ordigni esplosivi ed estorsione. Difficilmente le persone che vengono prese in ostaggio vengono liberate senza ottenere un riscatto. Il gruppo avrebbe ancora 23 ostaggi stranieri provenienti da Indonesia, Malesia e Vietnam e 6 cittadini filippini. Nel febbraio scorso, il gruppo, che ha giurato fedeltà all’Isis, ha decapitato un proprietario di yacht tedesco perché non è riuscito a ottenere un riscatto per la sua vita.

Le Filippine, la zona in rosso è quella di Mindanao. Fonte: Wikipedia Commons

Le Filippine, la zona in rosso è quella di Mindanao. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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