Tensioni tra Cina e India per visita del Dalai Lama

Pubblicato il 6 aprile 2017 alle 7:11 in Asia Cina

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La Cina condanna la decisione dell’India di permettere al Dalai Lama di visitare la regione di confine tra i due stati. La visita avrà un impatto molto negativo sui rapporti bilaterali indo-cinesi, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Geng Shuang.

 Il Dalai Lama, leader spirituale e in passato politico del Buddismo Tibetano, ha iniziato martedì 4 aprile la sua visita nella regione di confine tra India e Cina nota come Arunachal Pradesh in India e Tibet Meridionale, in Cina. Si tratta di una regione che confina con il Tibet e con il Buthan e che è stata a lungo contesa tra Pechino e New Delhi. Il Dalai Lama è giunto a Bombdila martedì 4 aprile e ha in programma una visita di 9 giorni nelle zone nord-orientali dell’India, dovrebbe giungere a Tawang, nella zona contesa dalla Cina, tra il 6 e il 7 aprile.

La Cina aveva già affermato, nel mese di marzo, che una visita del Dalai Lama nella regione di confine avrebbe avuto un impatto negativo sui rapporti bilaterali tra Cina e India e chiesto a New Delhi di cancellare la visita nel rispetto delle preoccupazioni cinesi. Qualora l’India non avesse rispettato le richieste cinesi, Pechino avrebbe intrapreso le azioni necessarie per difendere la sua integrità territoriale e i suoi diritti legittimi. La Cina ha richiamato l’ambasciatore dell’India a Pechino, Vijay Gokhale, per protestare contro la visita del Dalai Lama, che viene considerato un separatista opposto al governo centrale cinese.

La Repubblica Popolare considera la visita un’ulteriore provocazione da parte dell’India, dopo l’incontro tra il capo spirituale tibetano e il presidente dell’India Pranab Mukherjee avvenuto recentemente a New Delhi.

 La Cina considera lo Arunachal Pradesh come porzione meridionale del Tibet, per questo ne rivendica la sovranità. “La posizione della Cina sui confini orientali è univoca e chiara. Conosciamo bene il ruolo del Dalai lama. Crediamo che organizzare una sua visita in quelle zone sensibili e contese non sia soltanto una violazione degli impegni presi da parte dell’India in merito alla questione tibetana, ma sia anche una causa di aumento delle dispute e tensioni nell’area di confine”, ha dichiarato la portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying.

New Delhi potrebbe aver sottovalutato la risolutezza della Cina nel voler proteggere i suoi interessi nazionali quando ha deciso di permettere al Dalai Lama di effettuare la visita, dovrebbe ormai aver capito che Pechino non intende fare passi indietro sulla questione, secondo il Global Times.

Il Ministro degli Interni dell’India, Kiren Rijiju, ha chiesto alla Cina di non interferire in quella che ritiene essere una questione interna all’India, come l’India rispetta la politica “una Sola Cina” e non interferisce in merito alla questione di Taiwan. “Non c’è alcuna implicazione politica nella visita di Sua Santità il Dalai Lama nell’Arunachal Pradesh. È una visita esclusivamente religiosa e la regione è una parte integrante dell’India, la Cina non dovrebbe obiettare alla visita, facendolo interferisce con gli affari interni dell’India”, ha commentato il ministro Rijiju, martedì 4 aprile. “Noi rispettiamo la politica una Sola Cina e ci aspettiamo di ricevere lo stesso rispetto da parte di Pechino”, ha continuato ribadendo la piena appartenenza all’Unione Indiana dello stato di Arunachal Pradesh.

La Cina non riconosce al Dalai Lama un ruolo puramente religioso, anzi, teme le implicazioni politiche della sua visita nella vicina regione del Tibet già spesso teatro di rivolte e manifestazioni di dissenso contro il governo centrale di Pechino.

Le truppe dell’Armata di Liberazione, l’esercito cinese, marciarono sul Tibet e ne presero il controllo nel 1951, a due anni dalla fondazione della Repubblica Popolare, durante quella che definiscono la “liberazione pacifica” della regione. La liberazione fu sancita con la sigla di un “accordo a diciassette punti” con il Dalai Lama. Alla “liberazione” del Tibet da parte dell’Armata Popolare di Liberazione nel 1951 seguirono anni di rivolte e resistenza da parte della popolazione di etnia tibetana residente nelle province più occidentali della Cina: il Tibet stesso, ma anche il Sichuan e il Qinghai. Le rivolte erano contro le riforme socialiste e la redistribuzione delle terre comandata dal governo centrale di Pechino e dal suo leader, Mao Zedong. Gli Stati Uniti sostennero le rivolte addestrando i miliziani tibetani. Nel 1959 le sommosse raggiunsero anche la capitale del Tibet, Lhasa, dove il leader spirituale del buddismo tibetano, il Dalai Lama, era anche leader politico. Le rivolte di Lhasa del 10 marzo 1959 sono state scatenate da un inconsueto invito da parte dei generali dell’Armata Popolare di Liberazione rivolto al Dalai Lama. L’esercito cinese pretendeva che il Dalai Lama andasse ad assistere a uno spettacolo nel suo quartier generale di Lhasa senza alcuna scorta tibetana e che si spostasse senza effettuare la processione consueta, ma nel modo più anonimo possibile. Voci della volontà di rapire o addirittura di attentare alla vita del Dalai Lama si diffusero velocemente a Lhasa, così il 10 marzo, la grande maggioranza della popolazione della città si riversò al palazzo del Dalai Lama per impedire che venisse rimosso con la forza o rapito. Il 12 marzo le proteste continuavano e la popolazione iniziava ad inneggiare all’indipendenza del Tibet da Pechino. Nei giorni successivi venne preparata l’evacuazione del Dalai Lama, compiuta il 19 marzo e iniziarono i bombardamenti da parte dell’esercito cinese che danneggiarono seriamente i tre maggiori templi di Lhasa.

 Il Dalai Lama vive da allora in esilio in India, continua a rappresentare la guida spirituale dei buddisti tibetani, ma è privo di autorità politica formale. La Cina considera il Dalai Lama un separatista pericoloso. Il Dalai Lama, vincitore del Nobel per la Pace, rifiuta ogni forma di violenza e auspica un’autonomia pacifica del Tibet.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

Il 14esimo Dalai Lama, in esilio in India dal 1959

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di Redazione

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