Paesi mesoamericani esprimono preoccupazione per le politiche anti-migratorie di Trump

Pubblicato il 1 aprile 2017 alle 7:01 in America Latina America centrale e Caraibi

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Il fantasma delle politiche anti-migratorie di Donald Trump ha dominato buona parte del vertice tra i presidenti dell’America Centrale, Messico e Colombia, riuniti questa settimana in Costa Rica.

Con l’accortezza di non menzionare direttamente il nome del mandatario statunitense, né tantomeno la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato, i governanti mesoamericani hanno approfittato del XVI vertice del Meccanismo di Dialogo e Concertazione di Tuxtla per mettere in chiaro la propria posizione condivisa nei confronti delle proposte di legge anti-migratorie avanzate dall’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump.

“Siamo uniti nel sottolineare la nostra preoccupazione riguardo all’aumento delle azioni che vedono discriminati i migranti e nel riaffermare il nostro profondo rifiuto verso il razzismo ed ogni forma di discriminazione, xenofobia, intolleranza e criminalizzazione nei confronti  dei migranti”, si legge nel quarto punto della dichiarazione firmata a San José mercoledì 29 marzo.

Il documento è stato sottoscritto da presidenti e delegati delle 10 nazioni che costituiscono questo meccanismo di integrazione nella regione che va dal Messico alla Colombia, includendo la Repubblica Dominicana, paese dal quale milioni di persone sono emigrate per decenni negli Stati Uniti.

Hanno presenziato al vertice i presidenti Enrique Peña Nieto (Messico), Juan Manuel Santos (Colombia), Jimmy Morales (Guatemala), Juan Carlos Varela (Panama) e Luis Guillermo Solís (Costa Rica). In rappresentanza degli altri paesi hanno partecipato i cancellieri del Nicaragua, Denis Moncada; di El Salvador, Hugo Róger Martínez; del Belize, Wilfred Elrington e della Repubblica Dominicana, Miguel Octavio Vargas, oltre alla vicepresidente dell’Honduras, Ana Rossana Guevara Pinto.

XVI Vertice del Mecanismo de Diálogo y Concertación de Tuxtla

XVI Vertice del Mecanismo de Diálogo y Concertación de Tuxtla

L’accordo mira a promuovere “un approccio integrale per l’attenzione delle cause strutturali che danno origine alla migrazione e al pieno rispetto dei diritti umani dei migranti e delle loro famiglie, indipendentemente dalla loro condizione migratoria, specialmente nel caso di bambini e adolescenti”. E ancora “a mettere in risalto la necessità di una maggiore cooperazione internazionale tra i paesi di origine, di transito e di destinazione”.

Affrontare il tema dei migranti era di particolare interesse per il Messico e per i paesi del triangolo nord dell’America Centrale (Guatemala, Honduras ed El Salvador), da dove proviene la grande maggioranza di migranti centroamericani negli Stati Uniti. Altri paesi si trovano ad affrontare sfide migratorie distinte, in quanto paesi di transito o di destinazione, come nel caso di Panama e Costa Rica, che hanno accolto nell’ultimo periodo un grande flusso di migranti provenienti soprattutto da Haiti e dal Venezuela.

Altri temi di discussione sono stati la cooperazione interregionale, il cambiamento climatico e le alleanze tra settore pubblico e privato, secondo quanto comunicato da fonti interne alla Cancelleria del Costa Rica.

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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