L’Etiopia ha esteso lo Stato di emergenza nazionale per altri quattro mesi

Pubblicato il 31 marzo 2017 alle 8:33 in Africa Etiopia

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Giovedì 30 marzo il parlamento del paese ha votato all’unanimità per l’estensione dello Stato di emergenza.

Il ministro della difesa, Siraj Fegessa, ha informato che l’estensione è stata votata a causa dell’esistenza di persone che vogliono distruggere la pace e la sicurezza dell’Etiopia. “Abbiamo ancora alcuni elementi anti-pace che sono attivi e che vogliono trarre profitto dalle controversie che sorgono tra gli Stati regionali del paeseha spiegato il ministro della difesa ai legislatori. Ha anche aggiunto: “Inoltre, gli individui che hanno commesso queste violenze sono ancora a piede libero”.

Sono oltre 25.000 le persone sospettate di aver partecipato alle contestazioni e arrestate durante lo Stato di emergenza. Diverse migliaia sono state successivamente rilasciate. Il governo ha indicato che altre “poche migliaia” si troveranno ad affrontare la giustizia per il loro ruolo nell’organizzazione delle manifestazioni. Invece centinaia sono le persone decedute nelle proteste. Queste sono cominciate prima nella regione dell’Oromia nel mese di novembre 2015 e si sono poi diffuse nella regione di Amhara.

La sicurezza dell’Etiopia è migliorata, ma è necessaria l’estensione dello Stato di emergenza per raggiungere una “pace duratura”, ha affermato Fegessa.

Il primo ministro, Hailemariam Desalegn, in un recente discorso al parlamento ha dichiarato che l’82 per cento degli etiopi vuole una continuazione parziale o totale dello stato di emergenza. Tuttavia, esponenti dell’opposizione e dei partiti dicono che tale situazione sia utilizzata per reprimere le loro attività, in particolare nelle regioni rurali.

Di recente alcune limitazioni dello Stato di emergenza sono state revocate, compresi arresti arbitrari, senza ordini del tribunale e le restrizioni per radio, televisione e teatro

L’Etiopia ha dichiarato lo Stato di emergenza, il 9 ottobre dello scorso anno per frenare i violenti disordini che portarono a danni alle proprietà, tra cui quelli alle imprese locali e internazionali.

Le contestazioni sono cominciate alla fine del 2015, in seguito a presunte espropriazioni subite dalle due comunità che vivono rispettivamente nella regione dell’Amhara e dell’Oromia e dalla politica di repressione ed emarginazione perpetuata dallo Stato nei loro confronti.

Le forze di sicurezza etiopi hanno ucciso almeno 400 manifestanti, secondo Human Rights Watch. Gli organismi internazionali, tra cui le Nazioni Unite e l’Unione Europea, hanno chiesto al governo etiope di esercitare moderazione contro i manifestanti.

 

Bandiera dell'Etiopia. Fonte: Wikipedia

Bandiera dell’Etiopia. Fonte: Wikipedia

di Redazione

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